GARBOLE… DA HURLO! di Francesca Fiocchi

<<In questa società ci sono certe regole, certi pregiudizi e tutto quello che non vi si adatta sembra anormale, un delitto o una malattia>>,  scriveva Mario Vargas Llosa nella sua Storia di Mayta. Signori e signore, Garbole. Che tradotto significa “oltre”. Il paragone calza  a pennello. Andare a trovare i fratelli Finetto è sempre un piacere. I loro vini, un’interpretazione unica, fuori dal coro, della Valpolicella, non si bevono proprio ovunque, ma solo in posti selezionati dal produttore con estrema cura (uno è Marina Bay Sands a Singapore) perché <<chi acquista un Garbole deve amare il vino nel vero senso della parola, ma deve prima di tutto capirlo, o meglio capire tutto l’universo che gli sta dietro>>, mi ripete con una punta di orgoglio mentre mi mostra le barrique nuove di zecca appena arrivate dalla Spagna. <<Il vino è composto per circa il 90% di acqua, questo vuol dire che nel restante 10% si deve concentrare quello che distingue un grande prodotto da uno mediocre>>. Garbole è la località del Veronese vicino a Tregnago, in Valle d’Illasi, da cui prendono il nome i vini. La cantina è un luogo che colpisce perché sospeso fra arte, letteratura, filosofia (e un pizzico di follia), tre passioni che si svelano nel bicchiere, ad ogni sorso. Sì perché i vini dei fratelli Finetto sono intellettuali, vanno capiti, devi crearci un’empatia, quindi non sono per tutti. In fondo alla sala degustazione troneggia un autografo con dedica. Come non ricordare tra i suoi estimatori Johnny Depp/Capitano Jack Sparrow, che dal set dei Pirati dei Caraibi 4 gli telefonò per ringraziarlo. <<Un manager della Walt Disney aveva provato i miei vini in un’enoteca a Perugia e ne era rimasto colpito. Mi scrisse una email perché gli sarebbe piaciuto venire in cantina a trovarmi. Rimase affascinato dal mio progetto e dalla filosofia alla base di ogni singola bottiglia, che mi accompagna fin dalla nascita di questa avventura, ossia che il vino non essendo un bisogno fondamentale deve emozionare, altrimenti per quale motivo berlo?>>, mi racconta Ettore Finetto, il signor Garbole come lo chiamano da queste parti. <<Ne comprò qualche cassa perché voleva farlo provare ad alcuni suoi amici americani. A mia insaputa lo portò proprio sul set del film Pirati dei Caraibi. Una sera, erano le due di notte qui da noi, mi chiamò e mi passò Johnny Depp, al che risposi mezzo assonnato con un “Aspetta un attimo che ti passo mia moglie!”>>.

hdr

dav

dav

dav

I vini degustati, dall’inconfondibile quanto minimalista etichetta nera e rossa, sono in crescendo. Se già mi aveva colpita l’Heletto 2010, un rosso veneto Igp dal rosso rubino intenso che sfiora l’impenetrabile, dove i sentori di frutta rossa matura sono ingentiliti da una nota balsamica accattivante, un vino di grande persistenza e vitalità da non mostrare assolutamente i suoi sette anni, l’Hatteso, Amarone 2009 riserva  (non esce più base) credo che sia uno dei loro migliori Amarone di sempre: duemila bottiglie tutte numerate e prenotate, quindi mi sento fortunata di essere tra quei pochi che lo hanno degustato. La percentuale di uva corvina qui è maggiore che nell’Heletto. Un blend indovinato, dall’ampio ventaglio olfattivo, dal frutto potente al naso e in bocca, di buona morbidezza e struttura, di corpo corpo e ancora corpo. Un Amarone di grande materia e succosità. E pensare che dalle stesse uve i  Finetto tirano fuori il Recioto, frutto di un sapiente lavoro in vigna e in cantina, di uve selezionatissime, di uno scrupoloso rispetto della terra e dei suoi ritmi (<<nel 2014 non abbiamo prodotto nessun vino>>).

dav

hdr

mde

dav

mde

Dagli amici di Villa De Winckels, nel piccolo borgo di Marcemigo, è il momento più atteso, quello che dà il senso al mio viaggio: si stappa l’Hurlo, il famoso Hurlo di Garbole, disponibile solo su prenotazione: un vino figlio di percezioni, di intuizioni che si rinnovano ad ogni vendemmia. Ineffabile. Che sa di giocare un campionato separato. E qui prende il suo significato più pieno la frase di Vargas Llosa con cui ho iniziato questo articolo. Di grandissima e vigorosa struttura, di corpo e spessore, è un vino che dà il meglio di sé dopo un lungo invecchiamento e che, diciamolo pure visto che qualche viaggetto l’ho fatto, in Spagna si venderebbe tranquillamente a tre volte il suo prezzo. Ottima la corrispondenza naso e bocca: la confettura di frutta è resa intrigante da un leggero speziato e da un avvolgente ritorno di cacao amaro e tabacco. Caldo, ampio, rotondo, con note terziarie complesse e profonde e un finale immenso. Lussurioso. Un’emozione che per me continuerà a casa. Un vino che si beve non tanto per bere. Ma per le sue virtù.