I GRANDI VINI DI PECK MILANO di Francesca Fiocchi

Non si può parlare di Peck e non dell’enoteca, al piano di sotto. Qui si apre un mondo che emoziona. Posso dire la più bella di Milano? Lo dico. Fornitissima tanto in senso orizzontale quanto in verticale con annate vecchie spesso introvabili. Merito del sommelier Giuseppe Cipri, da 14 anni in Peck. Siamo a due passi dal Duomo. Le vere chicche sono le bottiglie da collezione, che raggiungono cifre importanti. Un nome su tutti? Romanée Conti, oltre i 40mila euro. <<È grazie alla famiglia Marzotto, in particolare a Leone, se abbiamo raggiunto questo livello qualitativo. Oggi sono quasi 3600 le etichette, buona parte importate da tutto il mondo, sempre da un certo standard in su. Per il 65% sono vini italiani, il 15-20% francesi, il resto spazia dalla Spagna alla Nuova Zelanda. Chi viene qui cerca cose particolari, competenza e professionalità>>, ci spiega. Si va da bottiglie meno impegnative, ma sempre di qualità, a marchio Peck a gioielli dell’enologia nazionale ed internazionale. L’etichetta più vecchia è il Pedro Ximenez Ginés Liébana del 1910, ma c’è anche un Marsala di De Bartoli del 1926. Giuseppe Cipri, bisogna dirlo, è bravo nel reperire pezzi unici che alzano il livello qualitativo della “Milano da bere”. Quando ti mette davanti il Remirez de Ganuza  Gran Reserva, 100 punti Parker tondi tondi, tra l’altro un’annata difficile da trovare, il discorso si fa molto interessante. Capisci che non sono i soliti nomi che girano, per quanto immensi. C’è una ricerca, un lavoro quasi scientifico per la minuzia con cui è svolto, insomma per intenditori veri. Il Gran Reserva è un vino da uve tempranillo e per un 10% da uve Graciano, lunga maturazione in legno e altrettanto lungo affinamento in bottiglia. Un vino differenziale, frutto del genio di Fernando Remirez, che ogni anno riesce a mantenere la qualità sperata con prodotti distintivi e una vendemmia certosina che lo porta a utilizzare solo le ali del grappolo, con una selezione acino per acino. La cantina è situata nella Rioja Alavesa.

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Un altro capolavoro proviene dalla Provenza, inconfondibile la bottiglia con curve slanciate che ricordano la grazia e la sinuosità di un paesaggio puntellato di cipressi. Mi riferisco al Rosé Coeur de Grain 2016 Domains Ott Chateau Romassan, un  Bandol estremamente elegante, di complessità olfattiva e gustativa e di straordinaria freschezza, data da una tensione che solo questi suoli particolarissimi composti di calcare, marna, gesso e grave possono esprimere. Splendido e splendente, ricco di struttura e verticale, assemblaggio di uve mourvedre (58%), cinsault, grenache e un 3% di Syrah. Fantastique!

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Venendo all’Italia, l’Albana di Romagna AR Passito Riserva di Fattoria Zerbina è l’apoteosi dell’Albana Passito, evoluzione del progetto Scaccomatto. Una vera essenza. Della prima annata sono stati prodotti solo 150 esemplari. L’intento dei suoi creatori è di confrontarsi con  le grandi “selections des grains nobles” alsaziane e tedesche. Nessun passaggio in legno per preservare la purezza del varietale, selezione acino per acino di uve vendemmiate tardivamente, con intervento della muffa nobile in stile Sauternes. Chapeau!

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Si starebbe ore a degustare e a parlare di vino. <<Il Testamatta è un Sangiovese in purezza elegante piacevole>>, commenta Cipri, sottolineando quanto lo stile controcorrente di Bibi Graetz lo convinca sempre di più. Altri punti forti dell’enoteca sono il Rosso Toscana Tenuta di Trinoro, il Barolo Riserva Monfortino ‘93 di Giacomo Conterno, il Vin Santo Occhio di Pernice 1998 di Avignonesi. <<Dei vini italiani i clienti mi chiedono il nome dell’azienda: un Vietti, un Conterno… Dei francesi la zona: un Saint-Emilion, un Margaux…>>. Prestigioso anche l’Amarone di Negrar di Giuseppe Quintarelli e le verticali di Gaja. <<Stimo molto anche Emidio Pepe con il suo Montepulciano d’Abruzzo: è un vero artigiano>>, continua. E poi sua maestà Masseto e le grandi annate di Bolgheri Sassicaia. Tra i friulani un nome su tutti: Miani, di Buttrio. <<Dal Calvari Refosco ai bianchi sono tutti prodotti di grande intensità, ricercatissimi>>. Ma anche Gravner, Radikon: un Friuli ben rappresentato. <<Amo l’Albarino della Galizia ma in Italia non attacca perché abbiamo una tradizione bianchista importante. Ultimamente ho assaggiato anche il Muga della Rioja: è eccellente>>. La Spagna da Peck è il fior fiore dell’enologia iberica: da Vega Sicilia a Pingus a Tinto Pesquera. E poi i vini rossi della Murcia e di Navarra, la mineralità e la freschezza del Verdejo: Rueda è un’altra regione interessante a nord ovest di Madrid, verso Valladolid, dove l’omonimo vino è a base di uva verdejo eventualmente integrato con viura.<<La qualità dei vini spagnoli è migliorata notevolmente negli ultimi dieci anni>>, spiega Cipri. Di spessore e corpo anche le proposte dalla Nuova Zelanda, come il Pinot nero Te Wahi di Cloudy Bay, di qualità altissima, che ricorda la Borgogna. Ma anche l’australiana Penfolds con il suo Shiraz, tutta la gamma dei Porto d’autore a partire da Graham’s Vintage Port 2003. E via discorrendo…

Sotto la photogallery di enoteca Peck Milano:

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