GALICIA, RUTA DO VINO RIAS BAIXAS di Francesca Fiocchi

Oggi vi voglio parlare dell’Albariño degustato durante il mio viaggio in Spagna a fine giugno. Insieme al Verdejo è tra i vini bianchi iberici che preferisco se vinificato in purezza. Non nascondo che ho riscontrato nell’aroma e nelle eleganti note fruttate una certa somiglianza con il Viognier della Valle del Rodano settentrionale. Quando si parla di Albariño si parla soprattutto di Pontevedra. Siamo nella profonda e viscerale Galizia, terra di contrasti, di antiche tradizioni e cultura, una cultura influenzata dai celti. Terra di leggende, di marinai e di pescatori, di poeti e di emigranti, la più festaiola, forse, delle comunità autonome. Terra di piogge. E di impatto violento: o la odi o la ami. Ma anche terra di fenomenali mariscos (i frutti di mare), del famoso pulpo alla gallega e delle vongole di Carril, un paesino delizioso dove gli abitanti, poco più o poco meno di mille, vivono di ciò che pescano. Il confine con il Portogallo è palpabile, l’idioma locale è simile al portoghese. Ma soprattutto terra di una natura immensa, che ti fa respirare l’anima del mondo tra boschi selvaggi e fiumi dalle acque cristalline. E ancora, terra di fiordi pericolosissimi che tratteggiano una costa tra le più frastagliate al mondo, di pueblos dove la vita rurale è ancora autentica e intensa, di pellegrini in cammino alla volta di Santiago de Compostela, la capitale della regione, città mito imperdibile per i credenti.

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Ma è la città nobile di Cambados, capitale europea del vino 2017, il cuore dell’Albariño e della denominazione di origine Rias Baixas, che oggi annovera quasi centocinquanta cantine: qui si trovano le bodegas e i vini più emozionanti, quelli che si sanno far ricordare anche se giovani. Siamo in provincia di Pontevedra, sulla ria di Arousa, nell’angolo nordoccidentale della Spagna considerato dai romani la fine del mondo. La sottozona con la maggior superficie di vigneto è nella valle del Salnes (O Salnés). L’influenza dell’Atlantico esce prepotentemente dal bicchiere e conferisce grande personalità ai vini. L’Albariño è considerato una delle varietà autoctone di maggior pregio della Galizia: il vino è tra i più ricercati. Il paesaggio viticolo è disegnato da pergolati di vigne vecchissime, alcune prefilossera, sui quali maturano le uve. Sono vigneti  ad altitudini basse, tra i 10  e i 50 metri slm, adagiati dolcemente lungo i corsi d’acqua, su terreni granitici e sabbiosi.

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Varcando la soglia della bodega Gil Armada, che ho avuto il piacere di visitare, si entra nel cuore vitivinicolo della Galizia. Un luogo cult. Un viaggio a ritroso nel tempo: è proprio qui che incomincia la storia di questo rinomato vino bianco gallego. Sei gli ettari di vigneto monovarietale. La bodega, una delle più antiche, è la prima ad aver imbottigliato l’Albariño, e dagli anni ’90 produce anche liquori. Al suo interno si trova uno dei vigneti più vecchi di tutto il Salnes. La piazza di Fefiñans e l’austero pazo che la domina, dichiarato bene di interesse culturale, sono meta ogni anno di migliaia di enoappassionati. È proprio nell’ala nord del palazzo che ha sede la bodega. Costruito nel XVI secolo, il pazo, tuttt’uno con la piazza e la chiesa di San Bieito, è un capolavoro di architettura barocca con influenze rinascimentali. All’interno della proprietà un dedalo armonico di sentieri conduce, attraverso suggestivi pergolati di uva ed esplosioni di fiori e di frutta di ogni genere, a un magnifico bosco incantatore. La sensazione, forte, qui è di essere fuori dal mondo, disconnessa.

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È un Albariño che sa profondamente di mare quello degustato. Ricco di sensazioni iodate e molto minerale. Teso e fresco. Di ottima acidità e freschezza gustativa grazie all’influenza atlantica che permette uno sviluppo armonioso della vite e una giusta maturazione dell’uva. Annata 2016, fine ed intensamente aromatico, conquista con il suo bouquet di ampie sfumature in continua evoluzione, che vira dal floreale al fruttato, regalandoci note su note di mela succosa e di albicocca, con una piacevolissima venatura citrina di pompelmo giallo e scorza d’agrumi, chiudendo con rimandi di frutta esotica. È saporito e pieno al palato, con un’anima minerale sempre ben presente e un bel finale balsamico. Di medio-lunga persistenza. Sicuramente il miglior Albariño degustato nei piacevoli giorni trascorsi in Galizia. Non son riuscita a trovare il Vinho Verde portoghese, della storica provincia del Minho. Vorrà dire che sarà per un altro emozionante viaggio tra mito e realtà.

Photogallery di Bodega Gil Armada:

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