PRADA A TOPE, DO BIERZO di Francesca Fiocchi

Siamo nella valle del fiume Sil. Per me è una scoperta la denominazione di origine Bierzo, nella parte settentrionale della provincia di Leon (Castiglia e Leon), ai confini con la Galizia. Un itinerario enoturistico alternativo dove è possibile degustare vini rossi freschi, leggeri, meravigliosamente floreali, tannici, tutt’altra cosa rispetto alle più conosciute DO Rioja e Ribera del Duero, ma con una distintiva personalità. Interessanti i bianchi a base di uva Godello in purezza. Sono vini senza compromessi, originali. Così come una scoperta è il Palacio de Canedo, con annessa la sua piccola cantina, uno shop fornitissimo dal vino ai souvenir, il ristorante all’aperto, dove tra l’altro si mangia divinamente e con una vista mozzafiato su vigneti dai caratteristici suoli pietrosi ricchi di ardesia. Le quattordici camere con pavimenti in parquet, stesso stile ma al contempo differenti, ti accolgono furbamente con una bottiglia di vino della casa – forse definirle “camere” è riduttivo, preferisco “ abitazioni”, sulla falsariga di un turismo rurale che strizza l’occhio al lusso, all’eleganza, alla cura dei dettagli, a un lifestyle di piacere, immersivo, che sa prepotentemente di Spagna. Un luogo di estremo romanticismo per essere definito “campagnolo”, di una bellezza violenta, quasi struggente. E di amore, amore a prima vista. Lo stesso che i titolari mettono ogni giorno nella cura della vite e nel profondo rispetto di un ambiente incontaminato. Qui si incomincia da bambini a capire il valore di una natura sana, a tratti selvaggia, sicuramente dominatrice, e si cresce con questa forma mentis. Del resto il nord della Spagna è un pugno allo stomaco… Di velluto.

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La mia destinazione è Prada, José Luis Prada l’uomo che sta dietro a questo sogno: vigne curatissime in regime biologico e capace di fare del buon vino: il suo rosso Picantal merita il viaggio. Al Palacio de Canedeo si produce vino dal 1730. Oggi sono 30 ettari divisi fra tre varietà:  godello, chardonnay e mencia. La Viña Picantal dà, a mio avviso, il vino tinto migliore. Il Bierzo prevede l’utilizzo di alcune specifiche uve: per i rossi, mencia, che è coltivata per il 75% nella zona di produzione, e garnacha; per i bianchi,  godello, dona blanca, malvasia, palomino. La viticoltura qui è antichissima. Il recupero della mencia è dovuto all’opera infaticabile dei monaci, da sempre cultori del vino, che sono riusciti a coltivare e tramandare un vitigno autoctono dalle  grandi potenzialità e dall’identità unica, nel periodo di oblio uva cenerentola rispetto al già noto tempranillo, oggi uva regina della Do Bierzo, con uno slancio vitale che ha fatto la fortuna di alcune cantine (il Desciendientes de J. Palacios Villa de Corullon 2012 da uve mencia è stato il più premiato da Parker).

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Originalissimi, di buona mineralità dovuta alla presenza di roccia nel terrreno, sono i due vini degustati, entrambi da vigne vecchissime: il rosso Picantal e il bianco da uve godello in purezza – ho gradito meno il Rosado de mencia  (7% uva mencia e 30% uva godello), ma semplicemente perché il mio palato è calibrato sui rosati pugliesi e abruzzesi, altra cosa. Così come non ho il palato per il loro metodo classico Xamprada, da godello e chardonnay, e per il Rosado extra brut da godello e mencia. Ma il Godello 2016 in purezza è un bel bere, con una sua profondità. Fa solo acciaio inox, mi ricorda per certi versi lo chardonnay: innata morbidezza, sentori di mela e albicocca, di agrumi freschi e fioriti che regalano piacevoli sensazioni citrine, con rimandi di frutta tropicale e toni floreali importanti. Di mineralità delicata.dav

Un gioiellino è il Picantal, da uve mencia in purezza e da viti di quasi cento anni, localizzate fra Canedo e Campelo.  Passaggio in barrique di rovere francese (14 mesi), che comunque non sovrasta il varietale: leggero il tocco speziato, delicati gli aromi tostati del legno. Sicuramente di buon corpo e struttura, con una bella corrispondenza gusto olfattiva, profondità aromatica che ricorda il pinot nero e intensità del syrah. Al palato sentori di ciliegia nera, mirtilli e olive, con belle note vegetali di peperone, su uno sfondo di accattivante grafite. Succoso, tannino deciso ma rotondo, col tempo si arricchisce di aromi evoluti. Sul finale una nota di liquirizia che richiama i vini della Ribera del Duero. Ben bilanciato. Lungo il finale asciutto. Perfetto in abbinamento con i saporiti tortini di castagne della casa. Golosa e rinfrescante la Lemonada, che si ottiene macerando frutta fresca nel vino. Convince anche l’Aguatope de Orujo, acquavite  di vinacce tipica di questa zona (e delle Asturie): untuosa e complessa, è invecchiata in botti di rovere per 4 anni.

Vini corsari. Che attirano.