MALAGA, RUTA DEL VINO OFF ROAD di Francesca Fiocchi

Torno a parlare di Spagna con il mio reportage su una terra che mi è rimasta nel cuore, meta del mio viaggio di Ferragosto: l’Andalusia. Per me un piacevole ritorno. A gennaio ero stata nel triangolo dello Sherry, ossia Jerez de la Frontera, El Puerto de Santa Maria e Sanlucar de Barrameda, sulla costa de la Luz, al confine con il Portogallo, forte l’influenza atlantica. Ora  completo la mia conoscenza dei vini andalusi con Malaga e la sua spettacolare provincia. Siamo a est dello stretto di Gibilterra, sul Mediterraneo. Mediterraneo che con la sua brezza si fa sentire nel vino. I cristalli di sale si depositano anche sui grappoli o cadono a terra e poi vengono risucchiati dalle radici delle viti. In bocca si sprigionano quei sentori salsoiodici del mare su un caratteristico fondo amarognolo che conferisce eleganza. Sapidità che è unita a una buona acidità, e nella zona più rocciosa di Ronda e Antequera a una bella nota minerale. Nota minerale che in un vino come il Moscatel tenuto secco è trasversale all’aromaticità tipica del vitigno: la intercetta creando vivacità “culturale” e territoriale nel bicchiere. Per non parlare delle erbe aromatiche come timo, salvia, rosmarino: un bouquet presente in molti vini come nota distintiva che crea piacevolezza gustativa e olfattiva.

L’Andalusia è terra di forti contrasti, di arte, di storia, di cultura. Di sole e di luce. È terra di flamenco, che non è solo una danza e uno stile musicale ma anche un approccio alla vita. E ancora, è terra di gitani e di toreri, di forti passioni. Da vivere on the road per coglierne l’essenza, l’immaterialità. Passando dalla costa all’entroterra, altrettanto ricco e vario con le sue proposte enogastronomiche e turistiche al di fuori delle solite (per quanto prestigiose) rotte, sfruttate sempre più spesso solo perché fa moda dire “sono stato in Rioja”. Sappiate che per uno spagnolo la Spagna è molto altro. Ci sono rotte sorprendenti che abbracciano piccole denominazioni ricche di fascino e con vini altrettanto “fascinosi” ma poco conosciuti. Malaga, e la sua provincia, è una terra che ti prende in contropiede: immagini una cosa e ne ritrovi un’altra, migliore di quella che avevi immaginato. Complici lunghe dominazioni che hanno intrecciato più culture e stili di vita. Fenici, Romani e Musulmani hanno lasciato numerose testimonianze: nella storia, nell’arte, nell’architettura, nel lifestyle, ma anche nell’enogastronomia. Furono proprio i Fenici nell’VIII secolo a.C a portare i primi ceppi dalla costa orientale del Mediterraneo: è così che iniziò la coltivazione della vite. Malaga, una delle provincie più popolose, è tante cose. Una città che vive la notte in maniera frenetica, ma anche il giorno con proposte culturali interessanti e diversificate. A cominciare dal museo di Pablo Picasso e dalla sua casa natale. E naturalmente dal vino, che gioca un ruolo di prim’ordine nella cultura di un territorio. E che a Malaga significa soprattutto vino dolce da Moscatel o Pedro Ximenez: i migliori, quasi mai stucchevoli, sintesi di un perfetto equilibrio tra componenti morbide e dure, si trovano nell’Axarquia: qui riusciamo a trovare un’acidità lodevole. Anche se negli ultimi anni si assiste a una riscoperta, con punte di eccellenza,  di vini secchi rossi e bianchi dell’entroterra (grosso modo da Ronda ad Antequera). Interessanti gli autoctoni, al centro di progetti di recupero e valorizzazione, come la tintilla e la doradilla, e bene gli internazionali come il Syrah, che qui si sono acclimatati  al punto da dar vita a vini lontani dagli standard cui siamo abituati. Vini che vanno degustati al di fuori di qualsiasi paragone perché si sbaglierebbe. Accanto al vino è nata un’economia parallela, quella dell’enoturismo, che a Ronda e ad Alora non è di massa come in altre zone più conosciute. Qui vai se conosci, se sai cosa vuoi bere o comunque ne hai un’idea, non vai solo per fare un’esperienza sensoriale. La ruta del vino della Serrania ha un appeal particolare, indimenticabile per chi cerca più cose: vini buoni, una gastronomia frizzante e un paesaggio naturale mozzafiato dove cielo e terra sembrano confondersi. Scendere da Ronda, sede di rovine romane e terra di vini tintos (rossi) che lasciano il segno, nel canyon del Tajo è una delle attrazioni più impattanti. Ma anche restando a Malaga si possono degustare dei vini particolari del territorio – si perde però l’ebbrezza di un off road tra le montagne andaluse, che io consiglio vivamente. Una tappa obbligatoria è il Museo del Vino, nel centro storico, in piazza de Los Viñeros 1: un luogo, di proprietà del Consiglio Regolatore della Denominazione di Origine, che trasuda di storia, vigne, vini e vignaioli appassionati, e nel cui shop si possono trovare alcune chicche locali. Si snoda su due piani, con una esaustiva esposizione di litografie storiche e artistiche e una mostra di attrezzi d’epoca, più una sala degustazione. Lo shop con prodotti da riciclo dei viticci e dei tappi di sughero è un vero bijoux dove trovare delle interessanti e alternative idee regalo.

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Due le denominazioni di origine nella provincia: Do Malaga, per i tipici vini dolci, e la Do Sierras de Malaga, che comprende vini con un contenuto zuccherino inferiore a 12 gr/l, quindi secchi. Cinque le zone di produzione: Norte, Axarquia (dove sono i vini dolci a offrire le espressioni migliori), Montes, Costa Occidental e la famosissima Serrania de Ronda, apprezzata soprattutto per i suoi tintos (i rossi). I vini di quest’ultima zona possono essere etichettati con la dicitura geografica Serrania de Ronda.

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La vendemmia va dai primi di agosto alla fine di ottobre – settembre è il periodo migliore per vivere l’esperienza della raccolta sulle montagne andaluse. Per determinati vini dolci (PX e Moscatel) dell’Axarquia e del Norte si utilizza la suggestiva tecnica chiamata asoleo: in sostanza è il nostro appassimento, che qui avviene stendendo al sole nei cosiddetti “paseros” i grappoli migliori, per ottenere disidratazione e una maggior concentrazione di zuccheri (fino a 500 gr/l). Nell’Axarquia i “paseros”o “toldos” concorrono a delineare un paesaggio unico al mondo. In pratica sono distese rettangolari di scisti, di circa 4 metri di larghezza e 12 di lunghezza, in forte pendenza e orientate a sud in modo che il Moscatel posto sopra ad essiccare prenda più sole possibile. Nel Norte l’uva appassisce su teli o appositi tappeti di fibra grossa e ruvida chiamati “capachos”.

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(In foto, uva in appassimento nei caratteristici paseros)

Nella parte nord occidentale più estrema della provincia di Malaga si può “incontrare” la spettacolare e appagante Serrania de Ronda, un’area montuosa che si estende approssimativamente da 700 a 1500 metri sul livello del mare e che ha preservato una buona parte della sua biodiversità. Un patrimonio ricchissimo per importanza ecologica e interesse turistico. Tre i parchi naturali nella zona: Sierra Grazalema, Sierra de las Nieves e Los  Alcornocales (noto per le querce da sughero). In Serrania si producono i vini che più mi hanno emozionata e si portano avanti progetti di studio su alcune varietà autoctone scomparse. Salendo verso Ronda sono una costante le colline di terra rossa, tipica delle montagne andaluse, e pueblos blancos (caratteristici paesi in pietra bianca) che si alternano al nulla. Il contrasto cromatico è suggestivo, soprattutto di sera quando tramonti di zucchero a velo accarezzano cieli di un viola pervinca che sfuma nel giallo, nel rosa e nell’arancione. Chilometri e chilometri senza incontrare un’anima, senza udire altro rumore che quello delle tue gomme sull’asfalto. Ulivi, vigne, campi incolti e pareti rocciose. Sono suoli di consistenza sabbiosa, limo-argillosa, con sottosuolo calcareo. Nella Serrania inverni freddi si alternano a estati calde, con grandi oscillazioni fra giorno e notte: si può arrivare anche a venti gradi. Le principali varietà coltivate sono cabernet sauvignon, merlot, syrah, petit verdot. La Costa Occidental, invece, si estende al confine con Cadice. Qui clima atlantico e albariza, un tipo di suolo biancastro, che troviamo anche nel contesto di Jerez, che trattiene l’acqua piovana in profondità cedendola pian piano alla vite durante l’anno: è un terreno ideale per PX, Palomino e Moscatel. E infatti è proprio il vitigno moscatel a predominare. Nella zona Norte, sull’altopiano di Antequera, siamo a 500 metri di altitudine: ritroviamo le grandi escursioni termiche tipiche di Ronda e i suoli calcarei. Le qualità più coltivate in quest’area sono il PX e la Doradilla, una varietà autoctona, e il  Syrah per i vini rossi. La zona de los Montes, invece, circonda la città di Malaga. Su questi suoli erosi, poco profondi e dalle forti pendenze cominciò a essere coltivata la varietà PX, che oggi insieme al moscatel è la più estesa. E infine la mitica Axarquia, terra da viticoltura eroica. Si estende nella parte orientale della provincia e corre dalle montagne al mare. Le estati e gli inverni sono più miti. Questo è il regno del Moscatel de Alejandria. Si coltiva anche la varietà Romé o Rome.

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(In foto, paesaggio tipico dell’Axarquia)

I vini dolci liquorosi della Do Malaga sono i più noti: hanno un contenuto di zucchero superiore a 45 gr/l. La Do Malaga comprende vini de licor e vini naturalmente dolci: ai primi viene addizionato alcol e la gradazione varia da 15 a 22% Vol.. In base alla quantità di zuccheri avremo vini secchi, semisecchi, semidolci, dolci. Nei vini naturalmente dolci l’alcol si produce solo con la fermentazione. Due i sistemi di invecchiamento nella Do Malaga: estatico o de añadas, che è l’invecchiamento in una botte di rovere fino ad imbottigliamento, o dinamico con criaderas y soleras.

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(In foto, le vigne vecchie dell’Axarquia)

Nella Do Sierras de Malaga troviamo vini secchi bianchi, rossi e rosati, da varietà autoctone o internazionali. Nella zona di Ronda sono prodotti principalmente vini rossi. Diverse le varietà bianche coltivate in questa denominazione: moscatel de Alejandria, moscatel morisco, lairén, doradilla, romé, px, sauvignon blanco, chardonnay e macabeo. I vitigni a bacca rossa sono il tempranillo, il merlot, il syrah, il cabernet sauvignon e la tintilla de rota.

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Al Museo del Vino chiedo di provare due prodotti senza pretese per capire il gusto medio del bevitore locale. Il Montespejo Blanco Joven è un Sierras de Malaga assemblaggio di Lairén (55%), moscatel (30%) e doradilla (15%), con macerazione prefermentativa a 10°C. In bocca una bella nocciola, con note tropicali e citrine che creano freschezza e vivacità. La nota varietale del Lairén si sente. Non profumatissimo ma sapido, equilibrato. Conviviale, da sbicchierare con amici per serate disimpegnate. In bocca e al naso la tipicità dei vitigni scalza. Il rapporto qualità – prezzo è ottimo. Una bottiglia che se dovessi comprarla sarei disposta a spendere anche qualcosa in più.

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L’altro vino degustato è dolce, un pedro Ximenez Solera da ceppi di più di 30 anni. Color ambra con riflessi rossicci, fluido e con abbondante lacrima. In bocca è intenso, sembra di assaggiare un bel pasticcino al miele e caffè. Setoso, soave, con eleganti note di cacao. Ideale per chi ama il vino dolce dolce.

Photogallery Museo del Vino di Malaga:

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Livin’ Malaga!!