PEREZ HIDALGO, VINI DI ALORA di Francesca Fiocchi

Ora ci spostiamo dalla Costa del Sol verso l’affascinante entroterra andaluso, dall’anima ricca di contrasti e sapori, flamenco e radicate tradizioni enogastronomiche. È Ferragosto. Nella bodega dei fratelli Francisco e Miguel Perez Hidalgo il moscatel appena raccolto sta fermentando a 14 gradi, in acciaio. Ci invade le narici il profumo dell’uva, quella splendida e prepotente aromaticità mediterranea che contraddistingue il varietale. Stanno vendemmiando il merlot, la prima uva tinta ad essere raccolta, poi toccherà al syrah, per ultimo il cabernet sauvignon. Il clima d’estate è molto caldo, con importanti escursioni termiche fra il giorno e la notte. Alora, dove mi trovo, era nell’antichità la porta d’accesso per Malaga venendo da Madrid. Oggi è un caratteristico pueblo blanco (paese bianco) di origine araba e con influenze romane di poche anime, arroccato sulle montagne: sotto si stende un mare di ulivi e vigne di terra rossiccia. La vite qui si coltiva da tremila anni e le olive in Andalusia, con un milione e mezzo di ettari concentrati in misura maggiore in provincia di Jaen, producono un olio extravergine di qualità (da varietà Manzanilla-Aloreña). Non molto distante l’incanto di Juzcar, il pueblo che nel 2011 colorò le sue case e la chiesa di azzurro acceso per la promozione della pellicola 3D della Sony “Los Pitufos” (i puffi). Andalusia, essenza della Spagna. Tante cose insieme. A cominciare da vino, olio e malagueña, un palo del flamenco che è nato qui, in questo entroterra che pulsa al ritmo di vibranti fandangos – come non ricordare il celebre Antonio Mairena!

Siamo a una quarantina di chilometri da Malaga, a ridosso della vallata del Gadalhorce, fiume che scorre nella gola dei Gaitanes, più conosciuta come La Garganta del Chorro: le placche di calcare stratificato arrivano a 400 metri di altezza e sono attraversate da una balconata in ferro, la più pericolosa al mondo, visitata più volte da Re Alfonso XIII, motivo per cui porta il nome di “Caminito del Rey”. Dire che è uno scenario da brividi è poco. Il Caminito segna grosso modo il confine del territorio in cui si coltiva il moscatel. Qui, sulle montagne andaluse, si fa dell’ottimo vino.

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<<La nostra è una bodega pequena>>, mi ripete Miguel. E io gli rispondo: <<Allora degusterò dei vini buoni>>. Mi sorride compiaciuto. E così è. I loro capisaldi? Più vendemmie scalari, perché le parcelle di terra si trovano ad  altitudini diverse, e tanta selezione in vigna. I fratelli Perez Hidalgo producono tre vini: il bianco secco Flor floris, da uve autoctone, e i tintos, da vitigni internazionali, Vega del Geva e Paramo de Casser. Vini che testimoniano una rinata qualità nel Sud della Spagna. Il Nord di Malaga (Ronda, Alora, Antequera) è una realtà vinicola molto interessante, che subisce i benefici influssi del mare e delle montagne, con una gran varietà di suoli, microclimi, escursioni termiche ed altitudini. Un territorio che sa tirar fuori vini, soprattutto rossi, concentrati e profumati, ricchi dal punto di vista gustativo e olfattivo, senza cedere in eleganza. Questo grazie a una serie di enologi e viticoltori pionieri che hanno saputo creare una strada parallela a quella dei vini dolci tipici della Do Malaga: i secchi sono decisamente originali. Un’Andalusia in movimento culturale. Nei progetti di Miguel e Francisco c’è la coltivazione di pedro ximenez e garnacha, per creare vini tradizionali di Malaga.

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Il Vega del Geva è un crianza 2014, assemblaggio di Syrah (50%), Cabernet Sauvignon (30%) e Merlot (20%). Matura per un anno in botti di rovere francese e americano. È stato giudicato il miglior vino di Spagna che si può comprare in un supermercato, anche per l’ottimo rapporto qualità prezzo. In bocca e al naso è ampio: sa di frutta matura, di piccoli frutti rossi selvatici, di viola, di tostato, di vaniglia, con un intrigo di spezie e una punta balsamica. Bella acidità, tannini rotondi dati dal syrah e dall’invecchiamento in legno, volume. Un vino ben fatto. Cabernet Sauvignon che in questa zona non sprigiona i sentori verdi tipici del varietale ma è molto fruttato, apporta colore, longevità, corpo. Il Merlot, invece, dà il meglio di sé in assemblaggio perché matura prima e molto velocemente e quindi la sua gradazione alcolica è alta (non meno di 14,5-15%).

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Il Paramo de Casser del 2012 è una riserva da Syrah (50%), Cabernet Sauvignon e Merlot la cui composizione in percentuale varia rispetto al Vega. Qui vengono utilizzate solo barrique francesi, dove il vino matura per due anni. Bella acidità e tannini levigati. Gioca sul filo dell’eleganza. Ti conquista. Emozionale.

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E ora veniamo finalmente a un Moscatel non dolce ma meravigliosamente secco, che conserva tutta la carica aromatica mediterranea e fruttata del varietale. Sono utilizzati due cloni esclusivi di Malaga che crescono sull’Axarquia. Aromi freschi al naso e in bocca, acidità che scalpita nel bicchiere, salinità ben espressa: il 2016, che degusto, è un vino da 85 punti per la guida Peñin. Mi conquista di più in bocca che al naso: ampio, floreale, con ritorni fruttati di mela verde e mandarino. La nota citrina e agrumata è trasversale al sorso. Piacevole il finale amarognolo e leggermente erbaceo. Come aperitivo o con del sushi.

Livin’ Malaga!!

Photogallery di bodega y viñedos Perez Hidalgo e del pueblo blanco di Alora:

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(In foto, sistema di canalizzazione del vigneto per portare l’acqua del fiume alle viti)

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(In foto sopra, tipico terreno rosso dell’entroterra andaluso ricco di ossidi di ferro)

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(In foto sopra, lo spettacolare Caminito del Rey)

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