VINOS DE LA TIERRA DE IBIZA di Francesca Fiocchi

La bellezza di questo paradiso delle Baleari passa nei suoi vini, particolari, espressivi, tipicamente isolani. Perché a Ibiza si fa vino, ebbene sì, e ho anche trovato diverse “cose” interessanti. A dir la verità si fa vino dal VII secolo, grazie ai Fenici, che hanno introdotto la vite e la sua cultura. Certo, bisogna essere nell’ottica che si tratta di un’isola piccola, dove vivere tutto l’anno e praticare un’agricoltura di sostentamento non è facile: proprio per questo quelle poche (4 o 5) e piccole realtà vanno incoraggiate e non demonizzate con paragoni con altre realtà più grandi e danarose, confronti che non hanno senso. Sicuramente i vini più bevuti sull’isola sono quelli francesi, con il traino dello Champagne, ma anche neozelandesi, australiani, cileni, gli spagnoli di Rioja, Ribera del duero, Do Toro. Ma il sapore e il gusto di un vino locale sono impagabili, per questo consiglio di provarli almeno una volta nel corso della vacanza. È un po’ come andare a Formentera e mangiare la pizza o le lasagne alla bolognese, grazie no: preferisco provare il pesce salato in una tipica insalata payesa, una bella Sirva alla brace o i magnifici formaggi di capra. Altro aspetto da considerare è che non ci si deve aspettare di trovare il super “vinone”, ma un buon bicchiere per accompagnare un pranzo o una cena sì.

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Che sia un bianco, un rosato o un rosso, la qualità c’è. E adesso vi dico i nomi. Le cantine lavorano tutte in regime biologico, alcune anche biodinamico. I miei preferiti sono quelli di Sa Cova. Juan Bonet è un bravo viticoltore, appassionato, con le mani nella terra. Come esprime la territorialità lui, anche con vitigni internazionali, nessun altro. Sono vini terrosi, dalle aromaticità intense, fruttati. Ai suoi bianchi preferisco i tintos (rossi). Siamo nel Nord dell’isola, a San Mateu D’Albarca. Suoli rossi ricchissimi di sostanze minerali. Il Privat, da uve Monastrell (60%) e Syrah (40%), è stata una bella scoperta. Prima ne producevano solo qualche bottiglia per la famiglia, oggi è possibile trovarlo anche sul resto dell’isola. Quaranta giorni di macerazione sulle bucce, un anno di maturazione in barrique di rovere francese e un altro in bottiglia. Un vino che ti fa assaporare e odorare la macchia mediterranea in tutta la sua esplosione primaverile di piante aromatiche e floreali. Di tutto rispetto anche il Sa Cova 9, da uve Monastrell (65%) e Syrah (35%), e il Sa Cova Clot d’Albarca, da Tempranillo (85%) e Syrah (15%).

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Le varietà a bacca bianca più coltivate sull’isola sono Macabeo, Parillada, Malvasia, Chardonnay e Moscatel. A bacca rossa troviamo Syrah, Monastrell, Tempranillo, Merlot, Cabernet Sauvignon. I tintos sono vini dai tannini maturi e delicati, dagli aromi fruttati. I bianchi sono freschi e intensamente aromatici. I Monastrell in purezza degustati sono vini che meritano sicuramente un secondo bicchiere. Nei tanti localini al Dalt Vila, ideali per un aperitivo informale, c’è di che sbizzarrirsi. Consiglio un salto anche da Vino & Co sulla strada che da Ibiza va a San José: un posticino friendly, dall’ottimo rapporto qualità – prezzo, dove i titolari, tra l’altro persone molto carine, sono sempre alla ricerca di piccoli produttori da far conoscere. Vino ma non solo. Interessanti a Ibiza sono anche i liquori, antichi preparati di erbe usati durante i periodi di pestilenza, come Las Hierbas, il più famoso, un distillato grasso che si può trovare in versione secca o dolce, ottimo come digestivo se servito con ghiaccio. La Frigola è più balsamica e di color rosa, al timo. Come aperitivo o cocktail (ogni bar ha la sua ricetta) potete provare il Palo, un liquore aromatico tipico di Maiorca ma diffuso in tutte le Baleari.

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Tornando ai vini, un’altra realtà interessante è Ibizkus, fra San Rafael e Santa Gertrudis. Questa vinicola nasce nel 2007 col nome Totem e punta subito tutto sulla qualità. I terreni sono dislocati principalmente a San Mateo e nel centro nord dell’isola: sono suoli di argilla rossa. Ibizkus produce diversi vini di qualità, a cominciare dal portabandiera (e più venduto), il Rosé: molto fresco e floreale, da uve Monastrell (80%), Syrah e Tempranillo (19%), più altre varietà non specificate. Perfetto con il pesce salato tipico delle Baleari è l’Ibizkus Bianco, da Macabeo e Malvasia ibicenca (82%) e Moscatel, Parellada e Chardonnay (18%). Breve passaggio in legno, glicerico in bocca, con un tono tropicale e nuance affumicate e di pasticceria secca. L’Ibizkus 2014 degustato è un tinto 100% Monastrell, da terreni sabbiosi e prossimi al mare di sei differenti vigneti e da viti di 60 anni. La fermentazione avviene in una botte troncoconica di rovere francese. È un vino un poco rustico, ma decisamente interessante con quelle sue note minerali predominanti sul fruttato, comunque ben presente. Un bel bere anche il Savia Divina, bivarietale di Syrah e Monastrell in uguali percentuali, terroso, con ritorno affumicato e di inchiostro di china.

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Bodega Can Rich è un luogo incantevole immerso fra vigne e uliveti, nel contesto del Parque Natural de Ses Salines. Siamo a Sant Antoni. A condurla sono due sorelle. Piacevole per freschezza e florealità è il Blanco da uve Chardonnay e Malvasia. Intrigante invece il naso di ribes, rabarbaro e violetta del Lausos, un 100% Cabernet Sauvignon, dagli aromi e sapori decisi, terroso, di potenza muscolare. Goloso l’Ereso 2015, una malvasia vellutata e piena, fermentata in barrique di rovere francese, che vira dalla pesca selvatica alla pasticceria, poco aromatica ma equilibrata in acidità e mineralità. Di pulizia olfattiva è il Tinto Selección, da Cabernet Sauvignon, Merlot e Tempranillo: in bocca è piacevole e avvolto da una complessa fruttuosità e florealità, con una spalla acida ben integrata che lo rende fresco al palato attenuando il calore del frutto. Conquista il Bes Rosado, 100% Monastrell: al naso le sensazioni olfattive sono tenui ma decise, aprendo con note cenerine e successivamente di pasticceria secca, albicocca e alghe essiccate. Segnalo anche l’olio, l’aceto e i liquori alle erbe, come il godurioso Caleta Cafè, fatto secondo la ricetta tipica isolana con rum, brandy, caffè, scorza di limone e cannella.

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Il Tinto Tradición 2016 di Can Maymò esprime la cultura e la storia del luogo, la tipicità. Sicuramente per noi è un bere non omologato: saporito e persistente, è realizzato a partire da uve Monastrell con una macerazione di tomillo o frigola, una pianta aromatica che equivale al nostro timo. In sostanza è un vino aromatizzato al timo, affinato sei mesi in bottiglia. Ideale con i formaggi. Con il Merlot 2014 Antonio Costa si è superato: un vino elegante senza rinunciare al corpo, di struttura. Sei mesi in barrique di rovere americano e sei in bottiglia. Rotondo, vellutato, con un gusto preponderante di frutta matura, quasi confettura, e belle note di spezie dolci.

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Chiudo con due proposte di Formentera: il Rosa de Mar Terramoll e il Cap de Barbaria 2010. Sono vini da terreni sabbiosi che hanno preservato le viti dalla fillossera. L’azienda Cap de Barbaria, da cui prende il nome il vino, è situata vicino al faro “Es Cap”, che guida tutti i naviganti dal 1861. Siamo nel punto più meridionale dell’isola, che Julio Verne ha definito “il luogo dove finisce il mondo”. Oltre che cantina Cap de Barbaria è ristorante e pequeño hotel. Tre gli ettari di vigneto. Il vino è un assemblaggio di vitigni internazionali, Merlot e Cabernet, e uve autoctone, Monastrell e Fogoneu (un vitigno che dà carattere). Un bel bere: molto minerale, toni di erbe aromatiche, carico di frutta e buona acidità. Il passaggio in legno è ben integrato. Le viti sono allevate franco di piede .

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La cantina Terramoll si trova sull’altopiano della Mola, un punto di osservazione molto suggestivo fra scogliere e pinete. Il suo Rosa de Mar, da uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Monastrell, è un rosato di complessità aromatica, ampio, fruttato, con note minerali e di liquirizia, squisitamente carnoso in bocca. Interessante anche il Savina, un vino bianco senza invecchiamento da Viognier, Malvasia, Moscatello di Grano piccolo, Vernaccia bianca: fresco e di buona acidità è da provare in accompagnamento con l’insalata payesa (pesce secco, crosta di pane, peperoni, cipolla e insalata) o con i calamars a la bruta (calamari alla rustica). Ecco come racchiudere il sapore dell’isola!

Ma le sorprese a Ibiza non finiscono qui. Una è l’aver ritrovato in uno dei tanti locali del Dalt Vila, la città fortificata che ti inchioda con la macchina fotografica in mano, l’Old Vine Garnacha 2015 della linea Beso de Vino di Grandes Vino y Viñedos, Do Cariñena (Saragozza per intenderci). L’altra è un omaggio di un amico gallego, il Tolo Do Xisto Mencia 2014, vino rosso di Ribeira Sacra dell’azienda Coca i Fitò (Tarragona), che lavora su diverse Do e con grandi risultati su varietà come Garnacha, Syrah e Cariñena. Due aziende che varrà la pena visitare. Ma questa sarà un’altra (bella) storia.

Photogallery Vinos de la Tierra de Ibiza:

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(In foto sopra, Moscatel Morisco e Garnacha blanca semicongelata)

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(Locali per appetizer tipici del Dalt Vila)

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Livin’ and lovin’ Ibiza!