ZEGLA, IL NUOVO CRU FRIULANO di Francesca Fiocchi

Anch’io l’ho degustato! Ne avevo sentito parlare da amici e mi aveva incuriosita. Mi riferisco allo Zegla 2012, il Friulano (tocai) monovitigno presentato qualche giorno fa da quella che ormai è la grande “famiglia” Keber & Blazic. Sì, perché questo magnifico (e non esagero) prodotto è al centro del nuovo progetto imprenditoriale di tre vignaioli che vanno per la loro strada, coraggiosi, intuitivi, parlo di Renato Keber, Michele Blazic, Kristian Keber. I tre hanno deciso di puntare su un nuovo ma antico cru del Collio: Zegla. E sul vitigno autoctono che meglio identifica questo territorio: il Friulano, la cui presenza è testimoniata da oltre 800 anni.

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Siamo vicini a Cormons, terra di bianchi straordinari e longevi. In particolare da Renato Keber, al mio orizzonte la Slovenia, il Collio-Brda. Kristian e Michele si sono ispirati al vino di Renato Keber. Hanno assaggiato diverse annate, anche di vent’anni, e poi la lampadina si accende: perché non realizzare un grande vino partendo da un ottimo cru, Zegla appunto, e identificarsi tutti e tre con questo nome, che poi non è solo un nome ma racchiude una filosofia di vita e di lavoro? Scommettendo su un vitigno da cui si possono ricavare grandi vini invecchiati, Renato Keber ne è la dimostrazione. Un territorio, questo al confine con la Slovenia, dalla doppia anima e di ampio respiro, basta pensare che fino alla seconda guerra mondiale non aveva un confine preciso, poi ne è stato disegnato uno a tavolino: nel ‘47 sono state divise famiglie, case, territori, alcuni si sono ritrovati in Friuli, altri in Slovenia. E questo la dice lunga sul carattere della gente, sul modo di vivere.

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È una visita fuori programma la mia. Passavo di lì per andare da un’altra parte ma ho deciso di fermarmi. Lui stappa due magnifiche bottiglie, una sorprende, l’altra di più: il 2012, appunto, e il 2008. Zegla è un vino o meglio sono tre vini di tre diverse cantine, unite da un progetto comune per quanto riguarda il Friulano. Friulano la cui azienda di provenienza è indicata nella controetichetta. Le caratteristiche sono simili: stessa filosofia di vinificazione e coltivazione, stessa bottiglia e stessa etichetta realizzata dall’artista-amico Maurizio Armellin, uve 100% Tocai Friulano delle migliori annate, provenienti da Zegla, breve macerazione, avvio di fermentazione con lieviti autoctoni, passaggio in legno che può variare da azienda ad azienda così come il periodo di affinamento in bottiglia. Ciò che conta è il messaggio: unicità di territorio e di prodotto, identità, cru, selezione. Lo Zegla non è solo figlio della tecnica e di un terroir dalle intense mineralità (ponca) ma è anche, o soprattutto, un composto di umore e luce, che apre un solco importante nel Friuli Venezia Giulia e che non resterà, quanto a intuizione, un caso isolato.

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Ed ora lo Zegla Friulano 2012. Comincio dalla splendida bottiglia firmata Collio per arrivare al contenuto, goloso e imperiale, carico in tutti  sensi: colore, aromi, corpo (che fa impallidire certi rossi), struttura, grassezza. Renato Keber mi spiega che c’è stato solo un inizio di fermentazione sulle bucce, alla cosiddetta  “vecchia maniera”, quando i contadini non avevano le presse di oggi. Seguono tre anni in botte grande: uno in legno e due in acciaio più due ulteriori in bottiglia. Lo Zegla nel bicchiere è un vino caldo, morbido, tipicamente varietale, grazie all’osmosi delle botti grandi, alla leggerissima cessione di aromi del legno. Complesso e di intensità aromatica seduce con una piacevole nota balsamica, di mallo di noce, pietra focaia, anice stellato e con un ritorno fra suggestioni di zafferano. Tipico il sentore di mandorla amara, gli aggraziati aromi di frutta e di fiori come ginestra e camomilla. Una bella larghezza conferita dal ricorso ai lieviti indigeni, che non schiacciano l’acceleratore su sentori di banana, cetriolo, ananas e anguria: qui si sente il territorio. Renato Keber sottolinea che per i diciotto anni della figlia hanno aperto bottiglie di vent’anni in ottima forma e ancora con un futuro. La vena sapida è una firma del suo autore. Un vino perfetto con un pesce persico al forno o alla brace.

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La riserva 2008 che apre dopo è il primo Friulano certificato riserva al mondo. L’interpretazione che Renato Keber fa del territorio è sublime. Qui c’è tutto: potenza aromatica e allo stesso tempo eleganza, personalità, persistenza, stoffa minerale, sapidità. Chiude con piacevoli aromi amaricanti. Senza il minimo cedimento nel gusto. Un vino ancora giovane, non sembra del 2008. Non lineare, imprevedibile. Chapeau!

Photogallery Zegla, da Renato Keber:

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Livin’ Friuli Venezia Giulia, Italy!