CORMONS, CUSTODI DELL’ARMONIA di Francesca Fiocchi

Non deve essere facile per chi viene da fuori non solo entrare nell’ottica di un territorio, per di più in questo caso terra di confine dagli equilibri politici ed economici complicati, ma inquadrarlo, farlo funzionare dal punto di vista della produttività e sviluppare delle relazioni di lavoro che devono basarsi sulla fiducia, perché chi conferisce l’uva in una cantina, chiamiamola sociale, lo fa non solo perché ama il proprio lavoro e nella vita forse non potrebbe fare altro, ma anche perché si fida di quel management e con lui si fida tutta la sua famiglia. Morale: i soci, e i valori del territorio che questi esprimono, devono sempre e comunque venire prima di ogni altra logica. Andrea Russo in questo è stato bravissimo: sviluppare la fiducia attraverso un costante dialogo con la base, rapporti di lavoro orizzontali, dove la gerarchia non fa pesare il suo potere, che peraltro gli spetta. Attuando, nel solco della tradizione, una piccola fondamentale rivoluzione che prima di tutto è valoriale, secondariamente possiamo definire di rebranding aziendale. Manager di origini liguri, curriculum internazionale, propositivo, testa da matematico, pochi voli pindarici, perfettamente calato nel suo ruolo, nel territorio, in quella che ormai è la sua nuova “casa”: la rinata cantina Cormons, intorno alla quale c’è oggi molto fermento e di cui Andrea Russo è il nuovo direttore generale. Una realtà vitivinicola di primo piano in Friuli, con due milioni di bottiglie annue che vanno dalla Doc Isonzo alla Doc Friuli Colli Orientali, ai vini Igt, e l’obiettivo di arrivare a due milioni e mezzo, 130 soci e 400 ettari a disposizione. Cantina che è il più grande produttore di Ribolla spumantizzata (500mila bottiglie annue metodo Charmat e 100mila di versione ferma), ma è anche leader nel bag in box con mille ettolitri al mese. Di Pinot grigio, invece, sono 400mila le bottiglie prodotte.

thumbnail (45)

Oggi gli obiettivi di Cormons sono riassumibili in questi tre: alzare l’asticella qualitativa con una nuova linea di selezioni, creare un’immagine, anche dal punto di vista grafico, con più appeal, e identificarsi in maniera più marcata del passato con il territorio, in particolare con quella suggestiva cittadina collinare di cui la cantina porta orgogliosamente il nome e che si trova all’incrocio delle due Doc: Collio e Isonzo. Un passo in avanti che darà più forza al lavoro di coesione e valorizzazione territoriale è stata la decisione di entrare nel  Consorzio Tutela Vini Collio, guidato dal presidente Robert Princic. Ora al neodirettore Andrea Russo e al presidente Filippo Bregant spetta dare il nuovo corso: far quadrare i bilanci ereditati dal passato e instaurare un clima collaborativo, in poche parole far squadra, che non è semplice visto che si tratta di mettere d’accordo 130 teste. Per Andrea Russo tutto questo si traduce nell’operare nel breve-medio termine legato al suo mandato ma pensare nel lungo periodo. Per capire meglio, ho passato qualche giornata in compagnia del direttore e del suo staff tecnico-operativo, visitando la cantina, le vigne, il territorio. Poche parole e idee chiare: <<Punteremo sui nomi Cormons e Collio e adotteremo la bottiglia del consorzio per la sua riconoscibilità>>.

thumbnail (23)(In foto, il direttore generale Andrea Russo)

Andrea Russo come persona mi piace per tre motivi. Primo: è schietto. Secondo: ti guarda dritto negli occhi quando parla. Terzo: non gira intorno alle cose. Il progetto di restyling riguarda il logo (simpatico il payoff “Cormons custodi dell’armonia”), che si può già vedere sulle vetrine del punto vendita, e la linea delle etichette. Più una squadra di nuove leve, fra cui il giovane enologo Luca Belluzzo, cui va il merito di alcune intuizioni. Ma questa intensa progettualità gode alla base del consenso dei conferitori. E qui sta la vera rivoluzione: tutti i soci sono stati interpellati per capire cosa volevano e quindi la direzione da prendere. Ognuna delle 130 famiglie sarà in sostanza identificata da uno stendardo, o da qualcosa di simile in via di definizione, a forma di casetta, che andrà a contraddistinguere il vigneto e l’azienda e che nelle riunioni del consiglio comparirà insieme a quello di tutti i soci. Un modo per rimarcare il concetto di appartenenza, di famiglia: tutte le casette creeranno una specie di villaggio virtuale. Insomma, un Friuli in grande spolvero, che in questi ultimi anni ha saputo giocarsi ottime carte: la Ribolla, vini rossi di forte personalità come Refosco e Pignolo, vini bianchi sempre più da invecchiamento. Una crescita qualitativa e di immagine che troverà la sintesi nel riconoscimento del Collio Brda patrimonio Unesco.

thumbnail (29)

thumbnail (13)

Interessante il progetto “Vigna del mondo”, un vigneto annesso al corpo aziendale con vitigni provenienti da oltre 600 Paesi, in fase di studio e coltivazione, con cui ottenere un vino bianco che sarà imbottigliato con la vendemmia 2017. Così come uniche nel loro genere sono le botti storiche disegnate dai più grandi artisti e le bottiglie del vino della pace, veri pezzi da collezione con cui venivano omaggiati i capi di Stato e che portano la firma di personaggi del calibro di Dario Fo, Margherita Hack, Yoko Ono.

thumbnail (30)

thumbnail (51)

(In foto, l’enologo Luca Belluzzo)

Per fare un grande vino due le cose su cui mette l’accento l’enologo Luca Belluzzo: una grande vigna di partenza, e quindi un vigneto gestito bene, e un corretto affinamento in cantina. Tanti i progetti: una linea di selezioni, l’acquisto di nuove barrique, l’idea di puntare in particolare su alcuni vitigni non solo bianchi. Lo sguardo sulla vendemmia in corso è positivo: più qualità e meno uva in vigna, soprattutto per quanto riguarda il Pinot grigio, ma grappoli con un 20% in più di peso medio che vanno a bilanciare le carenze produttive dell’annata. <<A luglio è piovuto molto e questo ha permesso alla pianta di maturare costantemente ed immagazzinare zuccheri, quindi ci sono le gradazioni anche se la vendemmia è leggermente anticipata rispetto all’anno scorso>>, spiega Belluzzo, che a Tarcento, all’apice dei colli orientali, porta vanti la piccola azienda vinicola di famiglia, anche qui con idee precise: duemila bottiglie, uscita solo nelle migliori annate, legno nuovo su tutte le riserve e grandi rossi non filtrati: <<La prima cosa che ho imparato a Saint Emilion, da lì in poi sono diventato iper critico>>.

thumbnail (53)Primo step: miglioramento qualitativo.<<Non so se sia giusto parlare di cru perché i vigneti possono cambiare a seconda dell’annata, ma sicuramente punteremo su delle riserve: una Malvasia Isonzo, che è già pronta e uscirà sul mercato fra 6-8 mesi; uno Chardonnay Collio 2015; un Cabernet Sauvignon Isonzo  2015. Non usciremo con gli stessi vini ogni anno ma con i migliori della cantina in base all’annata in vigna>>, spiega Luca Belluzzo. <<Il progetto selezioni era partito già con Rodolfo Rizzi, che oggi è il direttore di produzione, ma adesso si sta evolvendo, abbiamo anche acquistato delle barrique per fare delle selezioni importanti di vini rossi. La mia idea è puntare sul Refosco dal peduncolo rosso, perché disponiamo di uno dei dieci vigneti più vecchi del Friuli Venezia Giulia, quello di Villa Chiozza, risalente al 1937. Più che vigne, queste, sono dei veri e propri monumenti, lo stesso discorso vale per la nostra Malvasia. Il Refosco di Villa Chiozza è particolare e ha un valore storico e vitivinicolo perché è un clone selezionato da Luigi Chiozza, scienziato, agronomo e mecenate dell’800. Abbiamo vigneti di Refosco anche ad Aquileia, una zona in grado di regalare vini rossi importanti con l’aiuto di barrique nuove: si può avere il potenziale ma se non si riesce a valorizzarlo con un affinamento corretto, che non sovrasti il varietale, non si potrà mai fare un vino eccellente: l’impronta del legno deve esserci non per far sentire il legno nel vino ma per aiutarlo a durare 15 anni o più. Le barrique nuove ossigenano meglio, cedono più tannino, molto dipende dalla tostatura. Anche il Merlot sa essere un grande vino in Friuli, dove non è autoctono ma si è acclimatato benissimo. Il Pignolo è più difficile: per produrre grandi vini bisogna avere terreni in zona di alta collina, con 4 grappoli per pianta, senza contare che viene bene un anno sì e uno no e bisogna aspettare 15 anni per berlo perché il tannino è molto importante e l’acidità alta>>. Tre i vini sui quali la cantina può fare grandi cose: la Malvasia istriana, con tutti i cloni vecchi nella zona Isonzo; il Friulano, il vino portabandiera di Cormons, in questo caso ancora più aromatico del Sauvignon perché sono vigne di 40-50 anni su terreni di argilla, ponca pura, del Collio, dove il tocai, che ha bisogno del sole, matura benissimo; lo Chardonnay, che in questa zona sale di gradazione, 14-14,5% Vol., però resta molto ben bilanciato, non si sente l’alcol ma il floreale, la frutta gialla e tutta la complessità aromatica conferita dal terroir. Interessanti sono anche i vini dolci: il Verduzzo fermo Fior di Mandorlo e il Verduzzo Gran Dessert. <<Sullo spumantizzato abbiamo avuto un buon riconoscimento allo scorso Vinitaly, dove il Gran Dessert si è classificato terzo nella categoria spumanti dolci. I nostri vigneti sono in zona Isonzo, che dà buone soddisfazioni, ma il territorio più vocato è all’apice dei colli orientali. Il Verduzzo è un vino che varia in base ai cloni che si hanno nel vigneto: i nostri sono cloni verdi da Verduzzo spumante>>, continua l’enologo. <<Quest’anno vogliamo fare una prova di vendemmia tardiva con uva botritizzata anche sul Verduzzo. La nostra varietà  tende a botritizzarsi molto prima delle altre, ha meno tannino, e quindi bisogna stare attenti che da botrite nobile non passi a botrite grigia. Un altro dei nostri progetti è aumentare la capacità in autoclave per la Ribolla spumante, perché la richiesta è molto alta e anche per un miglioramento qualitativo, soprattutto del perlage. Acquisteremo autoclavi orizzontali, cosiddette “sdraiate”>>.

thumbnail (61)

Ed ora veniamo alla parte più divertente della giornata: la degustazione. Quattro i vini. Si parte con una Ribolla, abbastanza neutra al naso ma con spiccate acidità e freschezza. In bocca si apre con delicate note agrumate e chiude con un retrogusto lievemente aromatico che lo rende un vino beverino e versatile. I vigneti della Ribolla linea Collio sono sul monte Calvario, per la precisione su un cucuzzolo difficile da lavorare, di terra argillosa, ponca pura, dove questo vitigno trova la sua massima espressione: è il suolo che gli conferisce grande struttura e mineralità. Ribolla che da sempre entra anche nello storico blend Collio bianco insieme alla Malvasia e al Friulano (Tocai), blend che la cantina produce dall’inizio della sua storia. Se alle origini, nel ’64, il Collio bianco si poteva fare solo con queste tre varietà, la liberalizzazione, 15 anni fa, ha mischiato le carte e oggi si possono inserire altri vini, a scapito di un’unicità di aromi. L’idea con la Docg è di ritornare alle origini, allo storico blend.

Il secondo vino degustato è un’eccellente Malvasia Doc Isonzo 2016, da vigne di 70-80 anni. Un vino che ha tutto: complessità di aromi, profondità, personalità, struttura, e non presta il fianco a grassezza. Il ventaglio olfattivo è ampio, vira da mandarino e tiglio a un intrigante e deciso pepe nero, tipico delle grandi Malvasie, con note fini di liquirizia e sensazioni in chiusura di zenzero. Nel bicchiere, se si ha la pazienza di aspettare, viene fuori la pietra focaia, anche qui sintomo di un vino di spessore. Rispetto alla Ribolla si percepisce di più la mineralità. Ottimo il bilanciamento. E mi dicono che è la Malvasia base perché ci sarà una riserva con leggero passaggio in legno, in botte grande. Super attesa.

E ora il Refosco 2015. Il vitigno ha bisogno di terreni molto fertili per esprimersi al massimo. I vigneti della cantina Cormons, che produce 200 ettolitri di Refosco annui, sono in zona Doc Aquileia. L’obiettivo è creare una riserva con una struttura più importante. Il Refosco degustato è un vino con venti giorni di macerazione sulle bucce, nessuna macerazione pellicolare, fermentazione in acciaio, senza togliere i vinaccioli, importanti per conferire maggior tannino se l’uva è matura, malolattica naturale e in cemento, maturazione in botte da 50 ettolitri per un anno e poi in bottiglia per almeno 4 mesi. Questo, senz’altro, è un vino di spiccata personalità: al naso si apre con un piacevole profumo di mora e ciliegia, su un sottofondo erbaceo, con suggestioni di spezie mediterranee. In bocca è leggermente tannico, a contrasto con una sensazione morbida, di buona acidità, sapido per la vicinanza al mare dei terreni, di buon corpo. Anche qui super attesa la riserva che andrà in barrique di legno nuovo, con lieviti selezionati e non selvaggi. Del resto credo che non sia la scelta del lievito a rendere grande un vino ma l’uva di partenza: il lievito può solo aiutare nell’indirizzare le note aromatiche.

Ultimo il Pignolo, annata 2014: pensavo peggio, invece mi complimento vista l’annata complicata. Un vino che esce giovane perché le vigne sono giovani. Viti di vent’anni non possono dare vini da lungo invecchiamento o affinamento, da qui la scelta aziendale di puntare su un Pignolo più fresco, giovane appunto, che mantenga le caratteristiche sì dell’autoctono ma che non sia spinto, concentrato come altri. A dir la verità me lo aspettavo più crudo, con tannini verdi, invece no: i tannini sono maturi, l’aggressività che denota generalmente il Pignolo è più limata, buona l’acidità. Al naso sensazioni di sottobosco. In bocca è equilibrato, pieno, con aromi tipici del varietale e una vena minerale e leggermente balsamica.

thumbnail (50)

Il Verduzzo spumante, degustato a fine pranzo al Cantiniere, è un vino vestito di ambra con splendidi riflessi dorati, che mi ha stupito per l’equilibrio: un’elegante dolcezza cui fanno da contrappeso piacevoli acidità e freschezze. Il naso è delicatamente pepato. Il gusto armonico. Gentili impressioni fruttate strizzano l’occhio a miele d’acacia, albicocca secca, scorza di agrumi, mela, pera, pesca noce. Succoso.

Livin’ and lovin’ Friuli Venezia Giulia!

Photogallery Cantina Cormons:

thumbnail (2)

thumbnail (9)

thumbnail (33)

thumbnail (44)

thumbnail (49)

thumbnail (52)

thumbnail (15)

thumbnail (16)

thumbnail (10)

thumbnail (18)

thumbnail (19)

thumbnail (12)

thumbnail (21)

thumbnail (22)

thumbnail (38)

thumbnail (37)

thumbnail (57)

(Sopra, l’etichetta disegnata e firmata da Yoko Ono. Sotto quelle di Jean Michel Folon e Dario Fo)

thumbnail (56)

thumbnail (54)