MONTALCINO, FRA ARTE, VINO E POESIA di Francesca Fiocchi

Oggi siamo nella patria dei grandi rossi toscani. A Montalcino, lungo la via Francigena. Passeggiando per le sue viuzze ripide e caratteristiche sembra di tornare ai fasti di un glorioso passato medievale. Di Donatella Cinelli Colombini cosa scrivere? Di lei, nel mondo del vino, si sa praticamente tutto. I suoi antenati possedevano le tenute già alla fine del Cinquecento. Arcinoto che lei sia una vignaiola-imprenditrice capace, attenta, curiosa, innamorata della “sua” Toscana, di Montalcino, del Brunello, che prima di essere un vino è un dato culturale di forte identificazione territoriale, nonché uno dei rossi più longevi d’Italia (l’altro è il Barolo). Una cosa però va ricordata, perché ha rivoluzionato il modo di concepire il vino, rendendolo trasversale alla fruibilità del territorio: è lei, nel 1993, a fondare il movimento del turismo del vino e a inventare Cantine aperte, anticipando i tempi e intuendo come possa essere il volano per un turismo culturale e di qualità, legato alle tradizioni, alla storia, al paesaggio, alla gente e ai valori che quella gente esprime. Dimostrando che il vino è capace di creare un indotto economico che abbraccia tutto il settore del turismo slow e del food: è una sovrastruttura che lega insieme tutte queste cose, più gli umori e la luce. Gli umori di chi lo crea e la luce divina perché è il nettare degli dei. Abbiamo detto cultura, enogastronomia, turismo: tre carte che un territorio deve spendere bene, creando un’immagine attrattiva, accanto a grandi prodotti artigianali riconoscibili e in grado di superare le mode. Non voglio fare complimenti, non mi piace, non mi è mai piaciuto, e francamente non mi interessa farli. È semplicemente riconoscere il valore di una grande donna del vino, dotata di acume oltre che di squisita cortesia, altro elemento da non sottovalutare, sempre misurata nel parlare (mai una parola fuori posto), capace di trasmettere, e questa è la mia impressione, calma e serenità alle persone che ha vicino. Senza contare che ti sa accogliere con un bel sorriso, di quelli che anche se non sei toscana ti fanno sentire a casa, o comunque nel posto giusto. Basta già questo per renderla una persona fuori dal comune. E poi i vini. I suoi hanno un’anima profondamente toscana come la sua, hanno carattere come lei, sono apprezzati in 36 Paesi del mondo, in testa gli Stati Uniti, e hanno appena portato a casa altri consensi internazionali. Radici e valori quindi, su questi si può provare a imbastire una squadra, un brand, fare del buon vino. Cose che le sono riuscite tutte benissimo.

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Perché parlo di Donatella Cinelli Colombini? Perché ieri ho avuto il piacere di condividere con lei, nell’accogliente Fattoria del Colle a Trequanda, una piacevole giornata, tra l’altra baciata dal sole, in qualità di sua ospite insieme a tante donne del vino e alla presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi (che mi ha rivelato di conservare gelosamente diverse bottiglie di Brunello numerate). Tutt’intorno la campagna senese, abbagliante con i suoi verdi magnetici e i gialli intensi e singolari delle Crete. È a sud di Siena che nascono i vini Brunello e Orcia, sotto cieli infiniti punteggiati da nuvole talmente candide da sembrare irreali. Paesaggi che hanno incantato pittori rinascimentali, letterati, musicisti. L’occasione è stata la festa in occasione del premio giornalistico e culturale “Casato Prime Donne 2017”, svoltosi al teatro degli Astrusi a Montalcino, che ha scelto quest’anno come personaggio emblematico femminile Federica Bertocchini, microbiologa italiana che ha scoperto un bruco contenente l’agente capace di degradare la plastica. Diversi i vincitori. Per la fotografia sul tema “Genti e terre dei vini Brunello e Orcia” si è aggiudicato il premio Andrea Rontini con l’immagine Val d’Orcia dicembre 2016, fra realismo e fantasy (evidente il suggestivo richiamo a Sassetta e alla campagna dipinta nel Quattrocento). Il tema del pranzo post premiazione era intrigante: “Cucina povera e ricca della Valdorcia e della Valle d’Asso”, accompagnata da quattro vini, della Fattoria e del Casato. Fra le ventidue specialità gastronomiche il mio personale applauso va ai salumi e ai gustosi formaggi al tartufo delle aziende Mencarelli Edi e Fior di Montalcino della famiglia Chironi. Chicche artigianali saporite e raffinate che in abbinamento a un buon vino sanno raccontare un territorio.

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(In foto al centro, Donatella Cinelli Colombini. In piedi alla sua destra la figlia, Violante, e l’organico femminile aziendale)

La vendemmia è appena conclusa, con ottimi risultati per il Brunello: l’annata 2017 regala un vino con molti estratti e alcol, decisamente mediterraneo. “Abbiamo messo in cantina una vendemmia fra il buono e l’ottimo”, racconta Donatella Cinelli Colombini. “Nei nostri vigneti di Brunello c’è stato un calo della produzione fra il 10 e il 20% rispetto all’anno scorso, ma il territorio fortunatamente è protetto da Dio e le calamità naturali che altrove hanno portato gelate, grandinate e bombe d’acqua qui non hanno colpito, mentre alla Fattoria del Colle, Doc Orcia, è stato un disastro>>. Danni a macchia di leopardo ma tanta qualità in cantina, dove un team di sole donne porta avanti un sogno comune, un progetto vitivinicolo primo in Italia con un organico tutto al femminile. Due le aziende: la Fattoria del Colle al confine tra il Chianti e la Doc Orcia, 336 ha di cui oltre 23 a vigneto, oliveti, cereali, riserve tartufigene e un agriturismo con tre piscine, ristorante e centro benessere; il Casato Prime Donne, a Montalcino, 40 ha di cui 16 a vigneto interamente a Sangiovese, caratteristica la “Tinaia del vento”, accanto alla cantina, per vinificare il Brunello con lieviti autoctoni.

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E ora i vini degustati. Ad aprire le danze nello splendido parco-giardino, degradante rispetto al ristorante e alla sua terrazza, è il rosato 2016, da uva sangiovese 100%. Il Rosa di Tetto è quel vino che non ti aspetti: innanzitutto il colore è carico rispetto ad altri tipi di rosato, pur mantenendo una bella brillantezza, e poi è potente, di sapore. Un vino che fa sentire già al primo sorso la sua stoffa, la struttura, il frutto: in evidenza i piccoli frutti rossi come il mirtillo, grazie al contatto con le bucce abbastanza prolungato e che a seconda delle annate può arrivare fino a 48 ore. A occhi chiusi è forte la suggestione di bere un rosso. Ricordiamoci, visto che siamo in Italia, di chiamarlo rosato e non rosé!

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A tavola si parte con un supertuscan, il Drago e le 8 Colombe, l’Igt Toscana Rosso dedicato al marito Carlo Gardini. “Il drago è un simbolo maschile in tutta l’araldica”, spiega Donatella Cinelli Colombini, “e le colombe sono un omaggio alle 8 donne che lavorano nella fattoria”. Il Drago è un vino deciso, che sa dove vuole arrivare e che in un suo percorso è vincente. Il blend è di sangiovese (60%), merlot (20%) e sagrantino, con un invecchiamento di 18 mesi in tonneaux di rovere da 5 ettolitri direttamente alla Fattoria del Colle. Il tannino si fa subito sentire senza essere aggressivo. Un bel vino che unisce la freschezza e il profumo del sangiovese con la dolcezza del merlot e con la bella struttura conferita dal sagrantino.

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Poi arriva il signor Brunello, il Prime Donne, il vino portabandiera prodotto nella cantina di Montalcino. Che ti conquista non perché è blasonato ma perché ne riconosci all’istante la razza, l’eleganza, la personalità. Ed ecco che in un gioco immaginario di competizione ti accorgi che la competizione in effetti non c’è. Perché il Brunello è un magnifico solitario, come un diamante prezioso su un anello, brilla di luce propria, va dritto per la sua strada senza ammiccamenti, senza compromessi. Degustiamo il 2012, quindi un Brunello ancora giovane ma con nerbo, forte che con l’età acquisirà quel “vissuto” che lo renderà unico. Il Prime Donne è un vino selezionato da un panel internazionale di 4 assaggiatrici, composto dalla master of wine Rosemary George, dall’enotecaria tedesca Astrid Schwarz, dalla sommelier italiana Daniela Scrobogna e dalla pr italo-americana Marina Thompson. L’enologo è donna: Valerie Lavigne, ricercatrice dell’Università di Bordeaux (e consulente insieme a Denis Dubourdieu e Christophe Olivier di alcune cantine famose come gli Chateau d’Yquem, Margaux e Cheval Blanc). Almeno due gli anni in botte grande, per un totale di cinque di invecchiamento prima di  essere messo in commercio. Dopo la maturazione in legno passa negli ovetti di cemento e infine è imbottigliato. Una procedura utilizzata solo per le selezioni Prime Donne, la riserva (tre anni e mezzo in botte di rovere) e Io sono Donatella, una selezione speciale che esce solo in annate memorabili, la prima è stata il 2010, messa in commercio lo scorso anno.

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Il Brunello Prime Donne 2012 è fra i top wines della rivista inglese Decanter con il punteggio di 94 centesimi. Citando Richard Baudains, il profumo è “intenso e concentrato di frutta con sentori di gin”, in bocca è di grande impatto “con fitti tannini maturi e un lungo finale complesso che richiama tabacco, prugne e fumo”. Aggiungo elegante, robusto, con un frutto ben presente al naso e in bocca, asciutto e di ottima struttura. Ancora dopo cinque anni si percepisce tutta la freschezza del sangiovese. Il tannino è ben integrato. Piacevole il ritorno balsamico. Un Brunello in cui la presenza del legno è discreta.

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A chiudere, il passito da uve traminer del piccolo vigneto dietro la cappella della fattoria, nato nel 2010 quasi per gioco. Pochissime bottiglie, passione più che altro del marito di Donatella e della loro cantiniera Barbara Magnani. Traminer che è difficile da coltivare in Toscana e nelle regioni con clima caldo. Invece applauso a Carlo Gardini, che per primo ci ha creduto. Un vino pieno in bocca, dolce ma ben equilibrato fra morbidezza e freschezza, con una interessante profondità aromatica che si concede lentamente strizzando l’occhio all’eleganza. Tutto questo in una terra di grandi rossi da maturazione in botte. Bella anche la corrispondenza gusto olfattiva di miele, frutta secca, spezie e canditi. Il mio abbinamento ideale è con dei formaggi erborinati. La prossima volta proverò il Vin Santo. Sì, perché i toscani hanno una marcia in più, complice quell’innata goliardia che in realtà è una “faccenda” seria, serissima, un valore aggiunto che hai o non hai, un po’ come la classe, e che permea tutto: l’arte, la cultura, il vino. Alleggerendo, alleggerendo, alleggerendo. È quel qualcosa che ti fa dire fra te e te “però, tornerei”. Non foss’altro per fare il selfie nella cornice “Donna che guarda”, l’installazione artistica di Alessia Bernardeschi, che si compone e si scompone invitando i visitatori a immortalarsi davanti ai vigneti di Brunello, nello scenario magico della Val d’Orcia, dove la vita sembra avere un altro sapore.

Photogallery festa post premiazione “Casato Prime Donne 2017”:

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(In foto, con Anna Pesenti Buonassisi, una delle giurate del “Premio Casato Prime Donne 2017”)

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(La splendida Fattoria del Colle a Trequanda, Siena)