MODENA, CAPITALE DELLO CHAMPAGNE di Francesca Fiocchi

Ci siamo quasi. L’8 e il 9 ottobre Modena accoglie la sua prima Champagne Experience, l’evento dedicato alle bollicine più chic del mondo promosso e organizzato da Club Excellence (www.clubexcellence.it). Biglietti sold out: si parla di 1300 ogni giorno. Per i fortunati si comincia domenica alle 14 al Forum Monzani e si prosegue nella giornata di lunedì. Una due giorni immersiva nelle terre dello Champagne che si preannuncia scoppiettante e ricca di eventi. Ne parliamo con Lorenzo Righi, sommelier, ideatore e organizzatore della kermesse, che ci offre spunti interessanti su cui riflettere, sottolineando come l’esperienza sensoriale passi attraverso il dato culturale.

Lorenzo Righi, Modena è la terra delle bollicine con il Lambrusco spumantizzato. Lei ha una vasta competenza del settore, ci aspettiamo grandi prodotti…

Da modenese ho sempre amato le bollicine, in particolare lo Champagne, che raggiunge punte di eccellenza inarrivabili. Da grande appassionato volevo fare qualcosa di diverso su Modena, ma che al tempo stesso coinvolgesse tutta Italia, creando sinergie. Ed eccoci alla prima edizione di Modena Champagne Experience, che ho fortemente voluto perché è il più grande evento italiano dedicato allo Champagne. Sono coinvolte cento fra le più celebri maison, tra cui Bruno Paillard, Jacquesson, Louis Roederer, Bollinger, Paul Bara, Ayala, Encry, Marguet, Larmandier-Bernier, Pannier, Thienot, Palmer & Co.. E oltre 400 tipi di bollicine. Ho proposto con successo ai soci di Club Excellence l’idea di un evento che non scimmiotta nessuno ma che avrà un suo percorso di riconoscibilità nel panorama vinicolo, una carta da giocarci, speriamo, anche negli anni futuri. Il mondo del vino va comunicato con competenza e serietà, ed è quello che contraddistingue il mio percorso professionale e che ora stiamo cercando di fare con lo Champagne.

Quando nasce Club Excellence?

Nel 2012 e riunisce i più grandi importatori e distributori nazionali di vini e distillati d’eccellenza. All’inizio erano solo sei soci e poi quando sono diventato direttore generale, lo dico con una punta di orgoglio, siamo cresciuti e oggi siamo arrivati a dodici. Insieme organizziamo eventi, corsi di formazione in ambito enogastronomico e ci occupiamo dello sviluppo di iniziative sociali, culturali e ricreative. Ci tengo a sottolineare che a Modena Champagne Experience il focus non sarà, come in genere accade in questi eventi, sugli importatori ma sui vini, i produttori e il pubblico, che ci sta regalando belle soddisfazioni.

Qual è la carta distintiva e vincente di questa due giorni?

Oltre a coinvolgere grandi nomi e vere e proprie punte di diamante nei vini, sarà un modo per incontrare i titolari delle maison, molti dei quali mi hanno confermato la loro partecipazione, che si confronteranno con sommelier, enologi e altri esperti del settore. I produttori non sono divisi per importanza o vini ma per aree geografiche corrispondenti alle diverse zone di produzione dello Champagne: Côtes des Blancs, Vallée de la Marne, Montagne de Reims, Aube. L’evento vuole far conoscere i vari territori di produzione di questo autentico mito francese, con un fine divulgativo e didattico. Proprio per questo abbiamo in calendario diverse master class di approfondimento con relatori autorevoli, mirate e dedicate a champagne d’eccellenza o ad annate speciali e zone estremamente vocate. Non mancheranno verticali e degustazioni che sapranno farsi ricordare [come quella di Francesco Falcone lunedì alle ore 11.30 sul Blanc de Noirs, ndr].

Cosa differenzia lo Champagne da tutto il resto?

La grande versatilità, oltre ad essere icona di stile ed eleganza. Versatilità che consente di abbinarlo con il pesce o una bistecca o un primo piatto facendosi sempre apprezzare. Quindi un uso a tutto pasto che è la sua forza vincente. Nel nostro immaginario è il vino della festa per antonomasia e delle occasioni speciali, in tutti i grandi avvenimenti della storia e della società si è brindato con lo Champagne. È un prodotto straordinario che si presta a più interpretazioni, e in ognuna riesce a dare il meglio di sé, a sorprendere. Nella fascia media amo la grande finezza dei Blanc de Blancs: minerali, incisivi, anche se il mio preferito resta un Blanc de Noir, un’interpretazione sublime del Pinot nero, ma non lo svelo per non sbilanciarmi in favore di uno o dell’altro.

Il più grande spumante riesce a reggere il confronto oggi come oggi con il più grande Champagne?

L’Italia sta lavorando molto bene sugli spumanti, con aziende serie di cui essere orgogliosi nel mondo, e non lo dico perché sono italiano: è comprovato. Mi riferisco ai territori più vocati come il Trentino, zona ideale per il Pinot nero, che ama il fresco, ma anche in Franciacorta ci sono ottimi prodotti, l’Alta Langa sta cominciando adesso. Però quando vai a toccare la punta di diamante ti accorgi che lo Champagne è lo Champagne. Complici duecento anni in più di storia, un terroir unico al mondo e ricco di calcare e fossili, il clima, le cuvée dei vitigni. La cuvée classica è data da Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay, ma ci sono interpretazioni fenomenali in purezza di ciascun vitigno. Noi italiani vinciamo sicuramente nella fascia media, mi spiego: a trenta euro in Italia trovi un grandissimo prodotto, in Francia no, per avere qualità top di gamma oltralpe devi salire col prezzo.

Lo Champagne che lei ricorda con più emozione?

Un eccezionale Pol Roger 1914. Una Cuvée de Reserve Brut con degorgement nel 1918: cento anni di storia nel bicchiere che mi sono goduto in religioso silenzio. Il dato strabiliante è che il perlage era ancora intatto e la complessità sorprendente. Una tenuta davvero impressionante, come il nerbo acido. Non tutti gli Champagne arrivano a questa veneranda età, e riuscire a condividere un momento di questo genere ti rimane dentro per tutta la vita. Pol Roger è una delle maison che gode della più alta reputazione e per cui nutro grande stima. Un’emozione autentica se pensiamo al lavoro che ci sta dietro, alle attese. Una bottiglia di un grandissimo Champagne non può essere pensata solo come un vino. È un universo che racchiude uno spaccato della società e della cultura del tempo, attraversa le epoche fino ad arrivare a noi per svelarle a poco a poco con il suo stile unico.

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… Anche io sono una grande estimatrice di Pol Roger e dei suoi magnifici Champagne Brut Vintage da invecchiamento. La maison di Epernay difficilmente delude: per Winston Churchill, cui è stata dedicata una famosissima cuvée, il civico 44 dell’Avenue de Champagne era “il più delizioso e bevibile indirizzo al mondo”. Da sottolineare che la blasonata maison appartiene ancora oggi alla storica famiglia, un dato importante se consideriamo che sono solo 4 le grandi maison francesi dove la proprietà è rimasta ai discendenti dei fondatori: Bollinger, i cui Champagne sono conosciuti affettuosamente in Gran Bretagna come “Bolly”, e di cui cito il non millesimato Special Cuvée, ma anche La Grande Année e l’R.D.; Louis Roederer, che da sempre conserva le riserve in botte grande, ed è una garanzia con il sans année Brut Premier; Billecart-Salmon, la maison di Mareuil-sur-Ay di cui non posso non citare il Clos St-Hilaire, l’NF e il rosé Elisabeth, incredibili casi di Champagne sinuosi, eleganti, ampi nei profumi, con grandi ritorni minerali, delicatissimi grazie alla malolattica che viene sempre svolta. Champagne che, ripeto, difficilmente deludono le aspettative. Quindi, caro Lorenzo Righi, un po’ di (sana) invidia per la bottiglia di cent’anni, prodotta durante la prima guerra mondiale, ci sta…

Lovin’ and livin’ Modena Champagne Experience! Presto saprete su WineStopAndGo quali sono gli Champagne della nostra TOP TEN.