CON BOTTEGA È WINE TOURISM BUSINESS ALLA COLUMBIA UNIVERSITY di Francesca Fiocchi

Far scuola a un gruppo di studenti della prestigiosa Columbia University parlando di vino e turismo, fare impresa, made in Italy. Presentando la propria azienda come un case history, per dirla all’americana. Ed essere un imprenditore italiano che esporta vino e distillati in 130 Paesi, con una presenza capillare nella maggior parte dei duty free aeroportuali del mondo. Loro sono i ragazzi della Wine Society, associazione americana di amanti del vino italiano, che studiano business administration alla Columbia Business School. Lui è Sandro Bottega, dell’omonima azienda di Bibano di Godega (Treviso), a una cinquantina di chilometri da Venezia, fondata da Aldo Bottega nel 1977, e che oggi conta su altre due realtà produttive: in Valpolicella e a Montalcino. Invitato da Emily Fukynaga, studentessa a capo della Wine Society e grande estimatrice dei vini italiani. La sede della lezione è stata la Warren Hall in Amsterdam Avenue a New York. Il focus sui tre vini che identificano meglio l’Italia all’estero –  oggi come oggi aggiungo anche il Pinot grigio – e i cui territori sono tra i più visitati dai turisti internazionali che seguono itinerari di food and wine nel mondo: Amarone, Brunello di Montalcino e Prosecco. Prosecco che negli Usa e in Uk ha creato un mercato forte e, come sottolinea, Stefano Zanette, presidente del consorzio Doc, “è come un jeans: sportivo ma di tendenza”. Una denominazione che dalla sua riorganizzazione nel 2009 ad oggi è decuplicata sia in termini di ettari piantati sia di bottiglie prodotte. In altra sede le riflessioni su rapporto tra domanda e offerta e sua gestione, sostenibilità, tutela, posizionamento del prezzo che permetta stabilità e reddito per tutti, contratto di filiera che regoli i prezzi delle uve, Freixenet e indebolimento territoriale. I tre vini di cui sopra alimentano, come è stato giustamente osservato da Sandro Bottega, un importante indotto turistico creando posti di lavoro. Il Prosecco Gold Bottega, secondo IWRS, istituto di ricerca inglese tra i più accreditati, per i canali duty free e travel retail è il terzo spumante al mondo, preceduto solo da Moet & Chandon e Veuve Clicquot .

La Columbia University è un’università statunitense privata, parte integrante della Ivy League, titolo che accomuna le più prestigiose università Usa (tra le altre Harvard e Yale). Ben 101 premi Nobel in varie discipline scientifiche sono stati assegnati ai suoi studenti, ricercatori o professori. Fra i corsisti in scienze politiche con indirizzo internazionale ricordiamo anche un giovane Barak Obama.

L’incontro didattico si è concluso con una degustazione di Amarone, Chianti, Venedikà e di spumanti Prosecco, Pinot nero e Moscato. Il Venedikà è un vino di alto target da uvaggio di Merlot e Raboso. Il nome racchiude l’antico fascino bizantino della città dei dogi. Vino la cui etichetta è in linea con lo stile Bottega: fascinosa, preziosa, glamour, con ricercati elementi di design, in questo caso un finissimo foglio di legno.

Il turismo del vino è sempre più la leva strategica del valore del comparto vitivinicolo. L’argomento cibo – vino oggi richiede conoscenza delle basi storico – culturali e produttive, precise competenze di valutazioni critiche, abilità in marketing e comunicazione sempre più specifiche e mirate, organizzazione e gestione di eventi legati ai prodotti agroalimentari sia all’interno delle aziende sia in altri contesti territoriali, progettazione di sistemi di ospitalità e coinvolgimento di diversi attori sociali. E abilità nel recupero dei sottoprodotti delle filiere agroalimentari grazie a processi di elevata tecnologia ed innovazione per ridurre l’impatto ambientale. Un solo argomento da sviscerare in più sfaccettature connesse e che pertanto devono essere concepite e studiate in azione sinergica.