FICO, LA MOSSA PERFETTA DI OSCAR FARINETTI di Francesca Fiocchi e Thomas Coccolini Haertl

Ci siamo. A quasi cinque anni dalla presentazione del progetto il nastro è tagliato. Il premier Paolo Gentiloni con quattro ministri ieri ha dato il via ufficiale a Fico – Eataly World Bologna, il più grande parco agroalimentare del mondo, che prende il testimone da Expo 2015. Noi lo abbiamo visitato in anteprima mondiale per la stampa italiana ed estera giovedì 9 novembre. A Fico è possibile seguire tutta la filiera del prodotto che arriva sulle nostre tavole. Una sfida che è costata 140 milioni di euro, sui quali Oscar Farientti si è definito sereno. I cancelli si sono aperti al grande pubblico nell’area periferica del vecchio mercato ortofrutticolo Caab, centinaia di persone in fila fra appassionati e foodie, stimati 6 milioni di visitatori l’anno. L’acronimo FICO sta per Fabbrica Italiana Contadina, a sottolineare un monitoraggio continuo sulla filiera e sulla biodiversità che rende l’Italia un Paese unico nel mondo. Cuore pulsante di Fico saranno le fabbriche contadine, che valorizzano le attività produttive, quel saper fare impresa tutto italiano, e che a chilometri zero mettono in tavola materie prime di qualità: questa la nota distintiva del progetto di Farinetti. Si produce e si mangia direttamente sul posto. A evidenziare il concetto della biodiversità è la strabiliante entrata: un’intera facciata “rivestita” con mele  del Trentino a simboleggiare che delle 1200 varietà europee “solo” mille sono italiane. Italia che vanta la più grande biodiversità al mondo sia nel cibo sia nel vino, un patrimonio dal valore inestimabile che va tutelato per contrastare fenomeni di pirateria agroalimentare .“Fico è l’Italia, riassunto delle nostre qualità straordinarie”, commenta Paolo Gentiloni, e prosegue  sottolineando come l’agricoltura sia un vero tesoro e non una realtà di nicchia, mettendo il focus sul legame tra Expo e Fico e sull’agricoltura del futuro, giusta e sostenibile, che celebra la qualità e non lo spreco in favore delle popolazioni meno fortunate.

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thumbnail-25Fico è un altro colpo messo a segno dalla mente geniale di Oscar Farinetti, che come re Mida riesce a trasformare in oro tutto quello che tocca e in questo caso è riuscito addirittura a battere sul tempo Lione, dove una città del gusto mondiale è in programma, ma aprirà (forse) tra tre anni. Il parco enogastronomico rilancia Bologna nello scenario del gusto internazionale con le sue proporzioni gigantesche e numeri da capogiro: due ettari di campi e stalle, 2 mila cultivar, 40 fabbriche in funzione dove i visitatori possono vedere coi propri occhi come nascono il formaggio, l’olio e la pasta ma anche i cosmetici. Da non perdere in un tour enogastronomico che si rispetti la vigna, la tartufaia e l’agrumeto. In totale sono 100mila metri quadrati, 700 dipendenti e un indotto di altre 4000 persone, 150 aziende coinvolte, più sei giostre tematiche a scopo educativo, pensate soprattutto per le scolaresche, per far conoscere i segreti della terra, del fuoco, del mare, degli animali, delle bevande e del futuro, più un centro congressi prenotato fino a marzo 2018, quasi cinquanta punti di ristoro di cucine regionali e street food di alta gamma, tra cucina d’autore (Bartolini e i fratelli Raschi), bistrot tematici, ristoranti, osterie, chioschi. Ma Fico vuol dire anche botteghe artigianali dove si può acquistare cibo e perdersi fra panettoni, miele, aceti pregiati. Aceto balsamico di Reggio o di Modena è l’eterno dilemma – da non perdere il Balsamico Village dove si esprime al meglio la cultura della tradizione emiliana. Altra sosta imperdibile è al chiosco del prosciutto San Daniele, eccellenza friulana che abbiamo abbinato con una bottiglia di Ribolla Gialla del Collio Fantinel della Tenuta Sant’ Helena, una Ribolla fuori programma, aperta solo per noi di WineStopAndGo, che è sempre un bel bere: toni agrumati di scorza di limone, sentori di mela, caprifoglio per un sorso pieno e un’ottima freschezza che rimane in bocca. E poi si continua a “navigare” tra Prosciutto di Parma, una punta di diamante culturale e gastronomica emiliana, in questi giorni presente anche alla fiera alimentare Food Hotel China a Shanghai, e le splendie botteghe di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, altre due eccellenze distintive del made in Italy. Grana Padano che con 4 milioni e 800mila forme annue è il prodotto Dop più consumato al mondo, e nel cui reparto non è mancato un brindisi con il Trentodoc Ferrari Perlé 2008, un Millesimato della famiglia Lunelli, Chardonnay in purezza, minimo cinque anni di affinamento sui lieviti: bolla croccante, energica, naso ricchissimo ed elegante, da andar letteralmente fuori di testa! Come del resto per il Parmigiano Reggiano 72 mesi di stagionatura – introvabile, basta pensare che ieri all’inaugurazione ufficiale è stata aperta una forma di “soli” 27 mesi – in abbinamento con la Cuvée Prestige di Ca’ del Bosco. Parmigiano Reggiano i cui primi caseifici di produzione sorgono a una distanza di 15 chilometri da Fico e che all’interno del parco ha una vera e propria fabbrica dove è possibile fare corsi, assaggi e degustazioni, un’esperienza immersiva per vivere appieno l’emozione della sua nobile nascita. E poi liquori, grappe, vini di tutta Italia, formaggi e yogurt Granarolo realizzati nel laboratorio e consumati non freschi ma freschissimi – lo yogurt è un altro delizioso fuori programma che il laboratorio ci ha fatto provare in tempo reale. E la pizza originale napoletana, la pasta Gragnano, il frantoio di Olio Roi, che ospita il Bistrot dell’Ulivo con piatti della tradizione ligure. Un’altra tappa imperdibile è al ristorante Giardino, l’unico vegetariano all’interno di Fico, dalle suggestive atmosfere retró, il cui concept è focalizzato sulla dieta mediterranea, patrimonio Unesco dal 2010: ed ecco servita una cucina che valorizza i sapori autentici della terra con legumi, olio d’oliva, verdure, cereali, frutta e semi. Apro e chiudo parentesi: questo è uno dei pochissimi posti dove il cibo è confezionato in vaschette di vetro e non – finalmente! – di plastica. Ma non finisce qui. C’è anche l’angolo di Madeo & Savigni dedicato al suino nero di Calabria e alla cinta senese, dove la tradizione dei gesti ha ancora un valore. Altro tempio gourmet è la cioccolateria Venchi: una telecamera riprende il visitatore durante il rito dell’estasi dell’assaggio, una pratica che  futuro potrà essere utile per indagini di mercato.  Ai super golosi della trippa fiorentina consiglio un salto al chiosco del lampredotto: i ragazzi cucinano divinamente anche lo stufato e lo stracotto di guancia di vitella, più altri prodotti declinati in mille modi. Grazie a Fico il consumatore 2.0 riscopre valori e gesti antichi, l’importanza del riciclo e della razionalizzazione degli acquisti.

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Per gli amanti della carne come noi, in particolare della Fassona piemontese, non poteva mancare un passaggio al Teatro della carne, al centro del parco. Due banchi macelleria dove il consorzio La Granda, da un’idea di Sergio Capaldo, primo presidio slow food, e Macelleria Zivieri, ambasciatrice di un progetto di famiglia e filiera, presentano la biodiversità del patrimonio zootecnico italiano con uno spazio dedicato ai veri macellai. Il mood è dal campo alla tavola a “metri” zero, cultura del benessere degli animali, salubrità dei prodotti. Nell’area esterna di Fico capre Saanen, camosciate delle Alpi, Bionde dell’Adamello, ma anche razze bovine marchigiana, piemontese, romagnola, podolica, chianina, maremmana, e poi il suino grigio e la mora romagnola, galline, polli, pecore.

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Occhio però a definire Fico una Disneyworld del cibo, perchè il concetto rischia di essere fuorviante e farlo passare come un’americanata quando americanata non è. Qui il focus deve essere mantenuto, a mio giudizio, solo sulla qualità elevata delle materie prime: dal cibo al vino. Per rendersene conto basta andare a pranzo o a cena al ristorante Il Mare di Guido (in foto sopra), pochi metri dal centro congressi: pesce appena pescato nell’Adriatico e cucinato in mille varianti sfiziose dallo chef romagnolo, servizio rapido e impeccabile, atmosfera elegante e accogliente, ottimo rapporto qualità – prezzo. Qui la ricerca gastronomica dei fratelli Raschi raggiunge il massimo. Consiglio anche una sosta nel loro bel ristorante sulla spiaggia (lungomare Spadazzi) a Rimini, dove arrivano puntualmente i pescatori a “lasciar giù” il pesce, come ci spiegano.

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Il reparto vini è gestito dal figlio di Oscar Farinetti, Andrea. Tutta Italia in vetrina, con una bellissima rappresentanza di Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto e Piemonte. Per voi abbiamo degustato il Barolo di Serralunga d’Alba 2013 di Fontanafredda, la splendida tenuta langhigiana un tempo appartenuta a Vittorio Emanuele II, cantina europea dell’anno secondo i Wine Star Awards, gli oscar mondiali del vino promossi dalla rivista americana Wine Enthusiast. Tenuta che a partire dal 2019 sarà la più grande azienda certificata biologica del Piemonte. Questo Barolo è pensato e realizzato per essere consumato giovane e per avvicinare un certo tipo di consumatore. Nel bicchiere presenti i sentori di vaniglia e i descrittori tipici del vino della zona di Serralunga, quindi spezie, soprattutto pepe, rosa appassita, un bel e intrigante sottobosco. In bocca è morbido, pieno, vellutato, con tannini decisi ma integrati. Fatto veramente bene ma bene è il Fontanafredda Contessa Rosa Rosé Brut 2012 Alta Langa. Segno inequivocabile che il territorio, che sta sta iniziando ora con la spumantizzazione, è sulla strada giusta e riesce a tirar fuori carattere, personalità, eleganza. Un territorio in crescita che dal punto di vista spumantistico darà del filo da torcere agli altri. La cuvée è un Metodo Classico da uve pinot nero e chardonnay coltivate in altitudine, giocato sul filo dell’eleganza floreale e del fruttato. Chicca è la liqueur d’expedition con il Barolo 1967. I riflessi sono color buccia di cipolla, l’apertura con fiori d’arancio, che ritornano nel retrogusto, melograno, note di chinotto. La freschezza aromatica è disarmante, buono l’ equilibrio. Invita a un altro sorso. E a un altro ancora. Da provare anche il Barolo chinato.

Oscar Farinetti ci ha mostrato in una giornata molto istruttiva un’Italia fatta di grande impresa e artigianato, due realtà che devono convivere, con le logiche imprenditoriali e agricole a braccetto, perché il miglior rispetto della tradizione è saperla proiettare nel futuro. Con lungimiranza, muscoli e cervello.

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(In foto sopra, con Oscar Farinetti)

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Per sapere come nasce il progetto e la struttura, la parola all’architetto Thomas Coccolini Haertl, che collabora con WineStopAndGo.

Sulla scia dell’Unesco che aveva promosso Parma “città creativa della gastronomia”, un ambìto riconoscimento internazionale, divenendo capitale mondiale del gusto 2016 con le sue eccellenze alimentari e scuole di cucina di rilevanza mondiale come l’ALMA, l’Emilia Romagna continua a essere al centro del mondo dal punto di vista enogastronomico ed è Bologna che ora si mette in gioco. Tutto ha inizio più di 4 anni fa, quando una cordata di imprenditori, aziende e l’amministrazione pubblica di Bologna si sono unite all’idea di Andrea Segrè, presidente del CAAB, di creare all’interno dell’edificio del CAAB Mercato Ortofrutticolo, il più grande centro al mondo per la celebrazione della bellezza agro-alimentare italiana, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento didattico
formativo, gustativo di ristoro e d’acquisto internazionale. Così viene chiamato Oscar Farinetti, fondatore di Eataly che indentifica il progetto con l’acronimo F.I.CO. ovvero Fabbrica Italiana Contadina, Eataly World per il mondo. La corsa contro il tempo ha già segnato un primo record per la joint venture di amministrazione pubblica e privati che dopo solo 4 anni apre i battenti. Virginio Merola, Sindaco di Bologna, in conferenza stampa parla di un punto d’incontro ottimale tra idee, risorse e soggetti pubblici e privati e vede FICO come un secondo centro della città in divenire che accrescerà l’attrattività turistica di Bologna.
I numeri sono da record; il preesistente CAAB, Centro Agroalimentare di Bologna è una fra le maggiori strutture di distribuzione all’ingrosso italiane, comprende il mercato ortofrutticolo, dove sono insediate 18 aziende grossiste, 5 cooperative che raggruppano 290 aziende e 100 imprese agricole che commercializzano direttamente con un sistema di monitoraggio igienico sanitario che effettua oltre 100.000 analisi chimiche e microbiologiche ogni anno. Alessandro Bonfiglioli, Direttore Generale del CAAB parla di FICO come di un progetto imprenditoriale d’eccellenza, di grande rilevanza internazionale, una straordinaria opportunità per il nostro Paese.

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Oscar Farinetti (in foto sopra) ci racconta Fico come di un cammino “dal campo alla forchetta”, partendo dall’inizio nello storytelling del cibo, non dalla fine come accade oggi quando l’alimentazione è spesso solo la preparazione finale dello Chef. Eataly World è quindi una vetrina in continua evoluzione della biodiversità e della filiera agroalimentare italiana. E in effetti ci troviamo di fronte ad un grandissimo centro coperto destinato alla concentrazione delle principali attività didattiche, di ristorazione e vendita, coadiuvato da quelli che a regime diverranno 2 ettari di campi e stalle. L’ ingresso all’area è praticamente come un casello autostradale, dalla tangenziale di Bologna o dalla A14, poi ci sono i parcheggi e i 2 portali d’accesso pedonale o in bici che conducono sulle due navate pricipali della struttura. Il sindaco Virginio Merola annuncia a breve il collegamento alla città con i mezzi pubblici su gomma, ma da un luogo come questo con aspettative di pubblico pari a 6 milioni di visitatori l’anno fra Italia e estero, proprio come una sorta di nuovo EXPO bolognese, ci si aspetterebbe un collegamento su rotaia, visto che il capoluogo emiliano vanta una straordinaria centralità e intermodalità dei trasporti in Italia.

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A proposito di numeri da record, l’area coperta è attualmente il più grande impianto europeo per pannelli fotovoltaici che daranno energia a tutto il centro.
Si entra gratis a Fico, tutti i giorni fino a mezzanotte, a piedi o in bicicletta, supportati nel fare la spesa dalla
Bianchi e dalle sue bici dal colore caratteristico a tre ruote con tanto di cestelli in legno davanti e dietro. Niente
carrelli, non è un centro commerciale (è molto più vasto) e non si fa la spesa in quantità. Del resto lo dice lo stesso
Farinetti, è meglio mangiare la metà, con la qualità al top, spendendo il doppio, cioè alla fine investire gli stessi soldi, ma esaltando la salute e l’eccellenza del cibo italiano che ci aiuta nell’essere uno dei paesi con aspettativa di vita fra i più longevi al mondo. All’interno ci si può muovere quindi a piedi, lungo i percorsi in due direzioni, oppure in bici seguendo il viottolo centrale in asfalto ecologico, con tanto di riga in mezzo spartitraffico. Una cosa immensa, lo si intuisce quasi subito. Si possono visitare 40 fabbriche contadine per vedere la produzione di carne, pesce, formaggio, pasta, olio, dolci, poi si può mangiare e bere, con anche il supporto di degustazioni organizzate per vino e birra in collaborazione con l’AIS, Associazione Italiana Sommelier che aiuta la clientela anche nel centro di vendita dei vini, realizzato come degli immensi acini d’uva in legno a lamelle, diviso per vini spumanti, bianchi, rossi. Quando si arriva nella zona del vino ci si sente davvero al centro della struttura e la grande scelta di produttori ed etichette, fra gli innumerevoli vitigni italiani, è davvero vasta e per tutte le tasche. Ma non finisce qui. Tutte le aree sono evidenziate da tipologie architettoniche diverse; le attività commerciali, la ristorazione e luoghi didattici si aprono lungo un doppio fronte sui due grandi assi della parte coperta, con una bella qualità dell’illuminazione e una sensazione generale di solido e ben distribuito. È evidente che la struttura unisce l’aspetto commerciale alle esigenze didattiche, puntando alle visite organizzate delle scuole, del resto il sito internet, fatto molto bene, ci mostra la possibilità di acquistare pacchetti destinati agli studenti. Così, piantina alla mano, si individuano le 6 “giostre” educative a pagamento (2 Euro l’una, oppure il pacchetto completo delle giostre tematiche è venduto a 10 Euro): L’uomo e il fuoco, L’uomo e la terra, L’uomo: dalla terra alla bottiglia, L’uomo e il mare, L’uomo e gli animali, L’uomo e il futuro. Sono realizzate in ambienti dedicati, con ingresso e uscita che non lasciano vedere nulla da fuori, dentro sono ricchi di pareti decorate a tema, monitor touch-screen degni dei più attuali musei della scienza e includono costruzioni in legno e altri materiali per decorazioni 3D evidentemente dedicate ai ragazzi, il tutto arricchito dagli ottimi cortometraggi del Centro Sperimentale di cinematografia di Maurizio Nichetti
 (in foto sotto).

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Sono presenti realtà importanti del territorio, come il Consorzio Parmigiano Reggiano con 80 caseifici, i due
consorzi di tutela dell’Aceto Balsamico di Tradizione di Modena e di Reggio Emilia fianco a fianco, poi tutta
l’eccellenza dei formaggi e dei salumi italiani selezionati, le carni, la pasta, il riso, il gelato, il cioccolato oltre a
vini, birre, torrefazioni. Sono messe assieme tutte le abilità artigianali di piccoli e grandi marchi. E si intuisce che l’Italia ha un potenziale ancora molto maggiore.
E Bologna arriva prima. I francesi questa volta sono secondi, alludo al centro mondiale della gastronomia di Lione che per ora ancora non c’è.

Fico comprende anche delle aule e un teatro per conferenze, per la palestra di educazione sensoriale più grande del vecchio continente che ci narrerà il cibo dalla nascita nella terra madre fino all’arrivo nel piatto e nel bicchiere. Il gusto, l’estro e il bello del nostro paese. C’è persino la Fondazione Fico che promuoverà l’educazione alimentare, i saperi del cibo, il consumo consapevole e la produzione sostenibile, presieduta dall’agro-economista Andrea Segrè, a cui hanno aderito fra gli altri l’Università di Bologna, l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’Università di Trento. Al centro della cultura alimentare c’è sempre la nostra sana dieta mediterranea che in fondo rispecchia perfettamente tradizione e innovazione alimentare da sempre.

Dietro a Fico esiste già la solida realtà di Eataly, il gruppo fondato nel 2006 da Oscar Farinetti, partecipato al 40%
da Coop, che opera in tutto il mondo come catena di distribuzione e ristorazione di prodotti alimentari tipici
italiani, selezionando l’alta qualità fra fornitori e aziende medio piccole del settore enogastronomico. Fico sarà
quindi, oltre l’aspetto commerciale, per i bambini e i giovani di tutto il mondo, un luogo per capire l’immenso
patrimonio della nostra nazione e far nascere il sentimento di orgoglio nelle nuove generazioni. I giovani potranno accedere con le scuole a diversi pacchetti dai costi e approfondimenti differenti, dalle singole giostre fino a un percorso guidato completo di tutta la struttura. E per tutti, genitori e figli, fra le fatiche dello studio e dei percorsi interni davvero molto estesi, ci saranno 45 luoghi di ristoro fra bistrot, ristoranti di pregio e chiostri. Sicuramente non si uscirà affamati.

#ficoeatalyworldbologna #excellence #madeinitaly

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(In foto sopra, yogurt appena preparato per noi di #WineStopAndGo dal laboratorio artigianale interno a Fico)

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(In foto sopra, uno strappo per noi di WIneStopAndGo, la Ribolla Gialla con il San Daniele, servito invece in accompagnamento col prosecco)

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(In foto, il ristorante Il Mare di Guido)

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