VI.VITE, AL VIA IN ANTEPRIMA IL NUOVO PINOT GRIGIO DOC DELLE VENEZIE di Francesca Fiocchi

Ieri giornata intensa. A Piacenza il mercato dei vini della Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), con grandissimo afflusso di pubblico, che vi racconteremo, a modo nostro. E a Milano, al museo della scienza e della tecnica, l’inaugurazione di quello che può considerarsi il format zero di un evento dedicato al mondo delle cooperative italiane, che ha replicato anche oggi e che finora ha registrato una più che buona partecipazione di milanesi e non, nonostante la concomitanza della mostra mercato piacentina. E noi a Vi.Vite, promossa dall’Alleanza delle cooperative agroalimentari, non potevamo mancare, insieme al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, Giorgio Mercuri e Ruenza Santandrea, rispettivamente presidente e coordinatrice del settore vino di Alleanza Cooperative, Riccardo Cotarella e tanti altri. Primo, perché si tratta di un esperimento, e quindi la curiosità è tanta. Secondo, perché il mondo cooperativo sta cambiando, da anni attende una riqualificazione di immagine, un riposizionamento sui mercati nazionali e internazionali e un rilancio della qualità. Ed è proprio questa la sfida: comunicare la svolta intrapresa, entrare nelle famiglie con una proposta commerciale nuova e diversificata, grazie anche alla nascita di The Wine Net, la prima rete, nata lo scorso anno, che raggruppa sei importanti cooperative vitivinicole italiane per unire e valorizzare l’eccellenza della cooperazione, e che ha già suscitato l’interesse del trade di Hong Kong. E qui spezzo una lancia in favore della manifestazione milanese: chi l’ha snobbata non ne ha colto l’idea rivoluzionaria alla base. Due gli eventi nell’evento di grande attualità, imperdibili per gli addetti del settore. Il primo, la presentazione dei risultati sull’innovazione in agricoltura relativi alle nuove varietà resistenti a oidio e peronospora e ai portainnesti M anti-siccità, che si è conclusa con l’assaggio dei primi vini da viti resistenti: tre toscani e quattro friulani. Friuli che in tema di ricerca e sperimentazione è una delle regione all’avanguardia in Italia. Il secondo, la presentazione e la degustazione della prima bottiglia di Pinot grigio Doc delle Venezie, con la masterclass guidata da Daniele Cernilli (Doctor Wine), dal titolo “Identità di un vino. Verso il nuovo Pinot grigio delle Venezie”. In degustazione oltre alla nuova Doc sette tipologie di Pinot grigio del Triveneto (vendemmia 2016) per offrire una panoramica ragionata delle migliori produzioni dell’areale proposte da cantine cooperative, “in vista” dell’uscita della prima vendemmia di Pinot grigio della nuova denominazione, che darà, tra l’altro, un’ulteriore spinta alla diffusione in viticoltura delle nuove varietà resistenti. Quindi, vini più sani da bere e meno costosi da produrre: finora sono state 500mila le barbatelle vendute e quest’anno si arriverà a 1 milione e 300, con grandi prospettive per il futuro. Insomma, tanta carne al fuoco. E tanta curiosità da parte dei numerosi partecipanti al convegno.

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Albino Armani, presidente del Consorzio di tutela Doc delle Venezie, ha fatto il punto della situazione: “La nuova Doc sostituisce le Igt ma si affianca alle altre 20 Doc esistenti con spirito non competitivo ma collaborativo, con un dialogo virtuoso e partecipativo”. Tre i concetti chiave del suo discorso: “aggregazione territoriale e produttiva”, “valorizzazione identitaria e culturale” e “miglioramento qualitativo”, garantito da una fascetta e dal fatto che il Pinot grigio del Nord Est dovrà superare il vaglio di una specifica commissione degustatrice. Un procedimento che passa attraverso un maggior controllo e una rigorosa tracciabilità perché la produzione è certificata. “Prima ognuno faceva come voleva: si assaggiava il vino e se piaceva si imbottigliava”, spiega Armani. “Oggi ci sono regole più restrittive che porteranno a un miglioramento generalizzato del prodotto e quindi del sistema vino. Abbiamo già ricevuto forti e precisi segnali di incoraggiamento negli Stati Uniti e alla Bulkwine di Amsterdam”. E continua: “C’è un lavoro comunicativo importante da effettuare per far conoscere il nuovo Pinot grigio 1.0 o diversamente bianco. Il Triveneto ne è la più grande area vitata con quasi trentamila ettari. Per Trentino, Friuli e Veneto si trattava di trovare un paradigma interpretativo per stare insieme, che è fondamentale come il contenuto all’interno della bottiglia. Senza volontà di far squadra e di creare sinergie è impensabile vincere la sfida internazionale, una sfida che punta sempre di più sulla qualità e sui grandi numeri. Per passare da Igt a Doc abbiamo compiuto scelte importanti. Ogni singolo agricoltore deve fare un passo indietro per farne altri cento in avanti. Dobbiamo dare tempo alla nuova Doc di assestarsi sui mercati. Le nostre regole sul Pinot grigio sono più restrittive che in altri Paesi, penso agli Stati Uniti. Questo è indice di una qualità italiana indiscutibile”. La riflessione si sposta sulle esportazioni: “Ben il 90% del prodotto va all’estero. Nel prossimo futuro concentreremo la nostra attenzione su Usa, Uk e Germania. La Germania, che storicamente importa più vino italiano della Gran Bretagna, per quanto riguarda il Pinot grigio è sorpassata dalla nazione inglese”.

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A Daniele Cernilli (Doctor Wine) il compito di condurre la degustazione. L’attacco è rock, al di fuori dei soliti canoni degustativi, molto tecnici e spesso noiosi. “Il Pinot grigio non è un’uva a bacca bianca ma quasi rossa. Qualcuno lo vinifica ramato, nella stragrande maggioranza dei casi è un vino bianco fresco, molto piacevole, ma ricordiamoci che deriva pur sempre da un’uva sui toni del rosso e quindi ha un’anima black, profonda”. Il paragone – azzeccato! – è con un cantante bianco che fa del blues: “Penso a Fausto Leali o a Jim Morrison, bianchi con la voce ‘da neri’”. Un battesimo importante e qualità percepita in prospettiva: questo il focus. Come ricorda Cernilli, il Pinot grigio è sinonimo di vino bianco italiano nel mondo, anzi negli anni ‘80 ha orientato i gusti degli italiani, notoriamente modulati sui rossi, verso i bianchi. Un vitigno che nasce tra l’Alsazia e la Borgogna e che qui da noi si coltiva da oltre un secolo. Il Nord Est, territorio particolarmente vocato e in cui il vitigno ha creato delle espressioni varietali praticamente autoctone, ne produce la stragrande maggioranza: circa l’85% del Pinot grigio che si fa in Italia. Ma il dato impressionante è che del 32% che si produce nel mondo oltre l’80% è italiano e solo un 5% francese. Nella versione ramata, che in Germania e in Alsazia è la tecnica tradizionale di vinificazione, è particolarmente ricco di aromi e di struttura. Il gusto italiano punta invece sulla piacevolezza, su vini freschi, secchi, scarichi di colore rispetto a quelli macerati con le bucce. Preferendo fermentazione e maturazione in acciaio. I cugini alsaziani lo vinificano soprattutto come vendemmia tardiva: ed ecco che il Pinot grigio assume note molto fruttate, dolci.

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La masterclass prevede la degustazione di sette tipologie di Pinot grigio del Triveneto più una extra, la prima bottiglia della vendemmia 2017 della nuova super Doc delle Venezie, ed è veloce, frizzante, senza giri inutili in tecnicismi che tolgono emozione e poesia al vino. Potremmo definirle 7 sfumature di grigio di cantine cooperative, perché sono vini con cambi di registro importanti, dovuti a terroir in cui il vitigno si esprime in modo completamente diverso. Ecco i vini dell’annata 2016 in ordine di degustazione: Pinot Grigio Veneto Igt Poesie – Cantina di Soave; Pinot Grigio Igt delle Venezie Castelforte – Cantine Riondo – Collis Veneto Wine Group; Pinot Grigio Doc Vicenza Torre dei Vescovi – Vitevis Cantine – Cantina Colli Vicentini; Pinot Grigio Doc Lison Pramaggiore “Terre Marciane” – Vi.V.O. Cantine – Cantine Viticoltori Veneto Orientale; Pinot Grigio Doc Friuli Sass Ter – Viticoltori Friulani La Delizia; Pinot Grigio Doc Trentino Castel Firmian – Mezzacorona; Pinot Grigio Doc Trentino Superiore Rulendis – Cavit.

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Si va da vini di buona bevibilità, prototipo del vino bianco tecnicamente ben fatto, pulito negli aromi, con frutto fragrante e note fermentative, molto piacevole e immediato, decisamente varietale e comprensibile non solo agli enotecnici, come il Doc Vicenza Torre dei Vescovi, che presenta magnifici sentori di crosta di pane tipici degli spumanti pur senza averne le bollicine, a vini più strutturati come quelli friulani, dalle sorprendenti sapidità e in cui si sente una certa azione del mare (Friuli che è l’area più nordica di tutto il bacino del Mediterraneo), fino ai trentini, dove le escursioni termiche generano vini corposi e molto aromatici, dal profilo gustativo quasi opposto.

Un piccolo fuoriclasse nel panorama del Pinot grigio è quello di Cavit, cantina cooperativa di secondo livello, una delle più importanti realtà associate italiane, prima esportatrice di Pinot grigio negli Usa. L’enologo Anselmo Martini non sbaglia un colpo e il varietale esce benissimo: note fermentative e fruttate, ottima acidità.

Outsider il primo Pinot Grigio 2017 Doc delle Venezie di Vi.V.O., Viticoltori Veneto Orientale. Giovanissimo. Si apre con note di pietra focaia, che conferisce complessità. Acidità salate e ottima struttura fanno ben sperare. Va letto in prospettiva. Sicuramente non banale.

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Una nuova super Doc, quella delle Venezie, che ha saputo farsi strada superando importanti tappe intermedie. Dai grandi numeri, necessari per affrontare il mercato globale. E che fa ordine nella produzione di un vino disperso in un mare di Doc e Igt senza senso. La fase di educazione e di ricerca è solo all’inizio. Lasciamola lavorare.