VARIETÀ RESISTENTI AL CAMBIAMENTO CLIMATICO di Francesca Fiocchi

Miglioramento genetico e portainnesti M per viti più resistenti a patologie e siccità sono le nuove sfide in agricoltura al centro di un gremito workshop a cura dei Vivai Cooperativi Rauscedo. Sede dell’incontro che si è tenuto sabato scorso è stato il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, nella giornata d’inaugurazione di Vi.Vite, il primo evento dedicato alla valorizzazione delle cooperative agroalimentari italiane. L’obiettivo di queste innovazioni rivoluzionarie è ottenere vini più sani da bere e meno costosi da produrre, parallelamente a una maggiore sostenibilità ambientale. Si tratta di una prima risposta al cambiamento climatico in atto che sta ridisegnando gli scenari della viticoltura mondiale, spostandola sempre più verso nord. In Italia, in particolare, assisteremo alla migrazione dei vigneti dalle zone costiere alle aree collinari. Il workshop si è concluso con la degustazione di sette vini, annata 2016, da varietà resistenti di cantine sperimentali: 4 friulani (Soreli, Sauvignon Rytos, Cabernet Volos, Merlot Khorus) le cui viti resistono alle patologie oidio e peronospora e tre toscani (sangiovese su portainnesto M2, M3 e 420 A) da barbatelle anti siccità. Dal 2018 potremo degustare in anteprima anche il vino da glera resistente.

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Tre le parole chiave per il vigneto italiano: innovazione scientifica, ricerca genetica e sostenibilità. Vigneto che è reduce da una delle vendemmie più scarse della storia, condizionata da alte temperature, maltempo e raccolte anticipate a causa dei cambiamenti climatici. I portainnesti M resistenti allo stress idrico sono il frutto dell’attività di ricerca del team dell’Università degli Studi di Milano guidato dal professor Attilio Scienza. L’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata dal 2006 studiano i vitigni resistenti alle malattie: ne arriveranno altri dopo i famosi Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Cabernet Volos, Cabernet Eldos, Julius, Fleurtai, Soreli, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Kretos. Con le microvinificazioni VCR è possibile degustare i prototipi dei vini futuri: nuove varietà, nuovi incroci, nuove viti resistenti alle patologie.

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VITIGNI RESISTENTI ALLE MALATTIE. Dieci, come dicevamo, i vitigni selezionati a partire dal 2006, cinque a bacca rossa e altrettanti a bacca bianca, inseriti nel 2015 nel registro delle varietà da vino italiane. Un lavoro che ha visto la sinergia di tre attori: Università e Istituto di Genomica Applicata di Udine e Vivai Rauscedo. I vitigni resistenti, però, non sono stati autorizzati in tutte le regioni. “Finora hanno risposto solo Friuli Venezia Giulia e Veneto. In Puglia e Abruzzo siamo giunti al terzo anno di sperimentazione ma le amministrazioni regionali non hanno ancora dato il benestare”, commenta Eugenio Sartori, direttore dei Vivai Rauscedo. “E dire che questa è ormai un’esigenza avvertita in tutta Europa. Lo testimonia il fatto che ad oggi sono attivi, in venticinque diversi centri di ricerca europei, programmi di incrocio controllato per creare viti super resistenti. Attualmente le nuove varietà registrate sono quasi quattrocento”. Un’opportunità che va colta, secondo gli esperti, perché porterebbe a significativi abbattimenti dei costi in trattamenti fitosanitari per il vigneto, costi che nell’arco di trent’anni si ridurrebbero di oltre trentamila euro ad ettaro nel Nord Est, di venticinquemila nel Centro Italia e di quasi ventimila euro nel Sud.

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PORTAINNESTI M. Sono il risultato della sinergia tra l’Università degli Studi di Milano e Winegraft, un gruppo di primarie aziende vitivinicole italiane impegnate a sostenere la ricerca in viticoltura. Portainnesti atti a combattere lo stress idrico dovuto al riscaldamento globale, che sono stati iscritti nel registro nazionale nel 2014 e sono stati moltiplicati e commercializzati da Vivai Rauscedo in esclusiva mondiale. Per la prossima campagna di impianto saranno disponibili diverse varietà innestate con gli M, tra le quali glera, chardonnay, cabernet sauvignon, sangiovese e primitivo.

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Con l’ultima campagna è un nuovo record di vendita per Vivai Rauscedo: ben 80 milioni di barbatelle di cui 45 collocati in Italia e 35 milioni all’estero in oltre trenta paesi. Fondata nel 1933, Vivai Rauscedo coniuga spirito imprenditoriale e gestione cooperativa. Duecentoventi associati, centoquindici milioni di talee innestate poste a dimora annualmente in oltre quattromila combinazioni diverse per soddisfare le esigenze dei viticoltori di tutto il mondo e un nuovo centro sperimentale in costruzione. Siamo ai piedi delle Alpi Carniche, in Friuli Venezia Giulia. Rauscedo è famoso per l’innesto della vite ed è sinonimo di innovazione in agricoltura. Dal 1965 a oggi ricerca e sperimentazione hanno portato alla omologazione di 426 cloni originali VCR e messo a disposizione dei viticoltori nuove varietà, i nuovi portainnesti M/Winegraft, i dieci nuovi vitigni resistenti alle malattie. Un primato tutto italiano.

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