CAVA, FRA SECESSIONE E BOICOTTAGGIO di Francesca Fiocchi

Guerra del cava, in pericolo più di venti milioni di investimenti. È allarme in Spagna sotto le feste. Con il rischio di boicottaggio che potrebbe creare forti distorsioni, e che certamente non fa bene al settore del vino e all’immagine e alle vendite di cava nel mondo. Ma cosa sta succedendo nella penisola iberica? Passetto indietro. La Catalogna produce l’80% del cava nazionale, mentre La Rioja, Navarra, Extremadura e Valencia il restante 20%. Realtà minori per estensione di vigneto che chiedono di aumentare la produzione a fronte di un possibile boicottaggio del made in Catalogna causato dalla battaglia per l’autonomia. Il consiglio regolatore del cava, controllato per la maggior parte dalle industrie, quindi dai grandi produttori catalani, pone il veto: si tratterebbe di ridurre a 0,1 ettari all’anno l’incremento delle superfici coltivate (solo 1000 metri quadrati), che significherebbe congelare la crescita del settore per i prossimi tre anni. Veto che secondo il mondo politico e il settore del vino risponde al timore degli effetti creati dalle tensioni secessioniste. Se fosse confermato i produttori di Requena, capitale del cava valenciano, resterebbero sospesi nel limbo con 1500 ettari di vigneto in pieno regime di riconversione. Questioni annose non di poco conto, considerando che cava è la denominazione spagnola più esportata nel mondo, una denominazione che registra più vendite dello champagne e assicura fatturati da capogiro a un manipolo di aziende leader produttrici – penso a Freixenet, che ne è il più grande produttore mondiale con un fatturato di 530 milioni di euro nell’ultimo esercizio e filiali in 23 paesi.

Il cava catalano riapre (per la terza volta) la guerra con l’Extremadura, da quando l’UE ha approvato il nuovo sistema di autorizzazioni. In questa piccola comunità autonoma della parte sud-occidentale del paese la produzione è concentrata in Almendralejo: qui i vigneti occupano solo 1400 dei 35000 a uva per cava della Spagna, ossia il 4% del totale nazionale. I produttori catalani detengono quasi il monopolio e pertanto godono di un peso nel consiglio regolatore diverso da qualsiasi altra comunità spagnola. Su 235 imprese di cava 4 si trovano in Extremadura: Marcelo Diaz, Lopez Morenas, Romale e Via de la Plata. Regione che è passata dalle seimila bottiglie del decennio ‘80 a previsioni di 6 milioni nel 2017, con un 25% che si esporta in Francia e Giappone, un aumento seriamente minacciato dalla guerra del cava. 

IMG_20171202_225826.jpg(#catalunyaexperience, #biodiversità)

In Catalogna il cava si produce nella famosa regione vitivinicola del Penedes, a pochi chilometri da Barcellona. Una vera industria quanto a quantitativi e fatturato. Trentaduemila ettari di vigneto e 250 cantine, oltre 240 milioni di bottiglie (di cui 150 milioni sono esportati, in testa la Germania). Oggi c’è più attenzione per il biologico e la qualità è in crescita. Il cava si ottiene col metodo tradizionale della rifermentazione in bottiglia (metodo classico), proprio come nello champagne, ma con differenti varietà di uva. Se esce con la dicitura Cava ha un minimo di 9 mesi di affinamento sui lieviti, per il Reserva sono almeno 15 mesi, per il Gran Reserva oltre 30. Le uve ammesse da disciplinare sono macabeo, Xarel.lo, parellada, malvasia e chardonnay fra le bianche; garnacha tinta, monastrell, pinot noir, trepat fra le rosse, per produrre rosé. I cava sono vinos espumosos dal prezzo tendenzialmente popolare: la maggior parte delle riserve oscillano fra 7 e 12 euro e le grandi riserve sono comprese mediamente fra 12 e 20 euro.

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Grazie a Codorniu! È merito suo se il cava può vantare una storia così lunga. Nasce, infatti, per mano dell’allora patron di casa Codorniu Josep Raventos Fatjó, che in seguito a un viaggio in Champagne inizia a produrre spumante metodo classico in Spagna verso la fine dell’Ottocento. Dopo la separazione da Codorniu, la famiglia Raventos continua sulla strada delle bollicine con la fondazione della prestigiosa cantina Raventos i Blanc nel 1994, dall’altra parte della strada rispetto alla prima. L’edificio storico di Codorniu a Sant Sadurní d’Anoia è stato dichiarato monumento nazionale ed è la prima cantina in Spagna a potersi fregiare di questo riconoscimento. Un luogo mitico che vanta chilometri e chilometri di tunnel sotterranei dove riposano bottiglie di cava di diverse annate storiche. Codorniu sviluppa un enoturismo di 100mila visitatori all’anno, con una produzione stellare che supera 50 milioni di bottiglie. www.codorniu.es

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Quelli di Raventos i Blancs sono sempre stati cava molto eleganti, strutturati. Di allungo gustativo e straordinaria freschezza, magiche combinazioni di xarel.lo, macabeu e parellada. Qui “solo” 500mila bottiglie curate maniacalmente che rasentano la perfezione e che interpretano la storia e lo stile della casa, pur essendo uscita dalla D.O. Cava nel 2012 – ciò significa che in etichetta non si trova più, ahimè!, la dicitura Cava. www.raventos.com

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(In foto, strati di roccia calcarea e fossili #galera #raventosiblanc)

Segnalo il cava (eccezionale) di Capità Vidal “Gran Fuchs de Vidal Cava Brut Nature”, ma anche il “Valldosera Subirat Parent Brut Nature” di finca Valldosera e “Castellroig Brut Nature Reserva” di Sabaté y Coca. Llopart possiede i terreni di cava più alti in quota; Gramona convince con la sua agricoltura biodinamica e cinque generazioni alle spalle; Recaredo a Sant Sadurní d’Anoia presenta vinos espumosos molto territoriali; Juvé y Camps è il più grande dei piccoli produttori (su sette milioni di bottiglie gran riserva prodotte ogni anno 3 milioni e mezzo sono le sue)… E tanti altri che vi racconterò naturalmente qui su #WineStopAndGo #WineTourism 🇪🇸