AGRICOLTURA 4.0 E INNOVAZIONE SOSTENIBILE ALLA GUIDO BERLUCCHI di Francesca Fiocchi

Le buone pratiche agricole per la mitigazione delle emissioni di gas ad effetto serra dai suoli e, più in generale, in agricoltura in risposta al cambiamento climatico. Questo il tema del workshop durante il quale sono stati presentati i primi risultati di LIFE VITISOM, il progetto europeo di agricoltura 4.0 su emissioni GHG e fertilizzazione mirata che per una giornata intera ha riunito esperti da tutta Europa alla Guido Berlucchi. L’azienda franciacortina leader nella spumantistica italiana è in regime biologico in tutti gli 85 ettari di proprietà dalla vendemmia 2016 e sta sperimentando la fertilizzazione organica guidata dalle mappe di vigoria: un sistema pensato per nutrire non solo la pianta ma anche il suolo, con benefici per la qualità delle uve e dell’ambiente. Diversi gli interventi, moderati da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere. Si inizia con Leonardo Valenti, dell’Università degli Studi di Milano, che presenta il progetto triennale dell’UE Life 15 (ENV/IT/000392 Life Vitisom), di cui la Guido Berlucchi è partner, relativo alla gestione della concimazione organica del vigneto attraverso un sistema di distribuzione a rateo variabile che ne migliora la distribuzione. “Un progetto per il recupero della tradizione nell’innovazione”, sostiene Valenti. Una vera novità per il settore viticolo perché questo sistema implica un incremento della sostenibilità e dell’efficienza e un miglioramento della qualità dei terreni in termini di struttura, contenuto di sostanza organica (+5%) e biodiversità (+5%) e porta a un’omogeneizzazione del vigore dei vigneti e a una conseguente maggior qualità nei vini, con una riduzione di circa il 10% delle emissioni provenienti dai suoli rispetto all’utilizzo di fertilizzanti chimici e con una diminuzione dei costi legati alla distribuzione del concime di almeno il 20%. L’intento è di definire attraverso collaudi in diversi contesti pilota un quadro di gestione del suolo vitato riproducibile anche a livello europeo. Il tutto viene realizzato grazie alla progettazione di una macchina innovativa (sopra in foto) per ciascun contesto vitivinicolo identificato che, con l’ausilio della tecnologia a rateo variabile, è in grado di razionalizzare l’impiego di sostanza organica del vigneto.

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Con Andrea Pitacco, professore associato di Viticoltura all’Università degli Studi di Padova, si parla di cambiamento climatico dal punto di vista di responsabilità, minacce e opportunità, con focus sullo studio delle interazioni fra vegetazione e atmosfera, in particolar modo riguardo alla caratterizzazione della capacità di assorbimento del carbonio da parte della vegetazione agraria. “Il titolo è pretenzioso e spazia su diversi livelli: etici, politici, economici, agricoli, etc.. Uno scatto di Salgado durante la guerra che iniziò Saddam Hussein per acquisire petrolio dai paesi confinanti inquadra bene il problema, ossia che usiamo molta energia proveniente dal passato. Quando facciamo il pieno di gasolio mobilitiamo una biomassa ‘passata’ drammaticamente ampia. L’agricoltura ha le sue responsabilità ma anche chance rispetto ad altre attività dell’uomo industriali perché ha un ruolo ambientale insostituibile. Continuando a bruciare biomassa si ha un impatto sul clima. Scaricare scorie in un volume che non è infinito altera la composizione dell’atmosfera. Solo un’agricoltura misurabile può essere consapevole. Siamo in cammino, come direbbe Salgado”. E continua: “Il lento ma progressivo cambiamento del clima ha già alterato importanti aspetti della biologia e della fisiologia della vite, ad esempio accelerando lo sviluppo fenologico e disturbando la regolare maturazione delle uve. La viticoltura è minacciata da questo fenomeno, verso il quale è sostanzialmente passiva. Tuttavia, come ogni attività produttiva, ha delle responsabilità nel rilascio dei gas ad effetto serra, che va quantificato e ridotto. In un’ottica di responsabilità ambientale, il vigneto può anche rappresentare un’occasione di mitigazione dell’aumento dei gas climalteranti, in particolare l’anidride carbonica, rovesciando l’idea che le colture agrarie siano inevitabilmente dei source di gas inquinanti. Anche se il vigneto è soggetto ad interventi tecnici può essere gestito come un sistema virtuoso, in cui il ciclo del carbonio, grazie alla stabilizzazione della biomassa prodotta dalla vite e dalla copertura erbacea, può essere manipolato fino ad essere positivo, assorbendo quantità importanti di anidride carbonica e scontando le quantità emesse durante le operazioni colturali e di cantina”.

Con l’agronomo spagnolo Inaki Mendioroz Casallo, dirigente generale della Union Agricultores y Ganaderos de Navarra (www.uagn.es) il focus è sulla fissazione di CO2 atmosferica e riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra attraverso una gestione sostenibile dell’irrigazione in agricoltura. “Navarra è una regione a nord della Spagna dove l’agricoltura è molto importante per lo sviluppo economico. Più di 100mila ettari sono coltivati con grano, verdura, frutta, olivi, viti e per tale motivo è sempre più importante produrre cibo di qualità sicura, sano per tutta la popolazione, secondo i parametri della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente. I consumatori ci contano. In questo contesto LIFE RegaDIOX si propone di progettare, dimostrare, verificare e diffondere un modello innovativo per la gestione sostenibile delle aree agricole irrigue. Modello che può produrre effetti positivi sul cambiamento climatico attraverso un aumento del sequestro di carbonio e una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Per Antonio Holgado Cabrera, agronomo spagnolo dell‘European Conservation Agriculture Federation, il progetto CLIMAGRI presenta un approccio olistico alle problematiche del cambiamento climatico per il settore agricolo e, più specificamente, per le regioni irrigue del bacino del Mediterraneo. Il progetto contribuisce all’adattamento delle colture irrigue al mutamento del clima mitigando nel contempo gli effetti del fenomeno attraverso l’implementazione di pratiche di Best Management che includono i principi dell’agricoltura conservativa (www.climagri.eu).

Con Maite Martinez Eixarch, agroecologo nel programma degli ecosistemi acquatici presso IRTA, istituto pubblico di ricerca agroalimentare in Catalogna, si parla del progetto LIFE EBROADMICLIM e dei principali veicoli di emissione di gas ad effetto serra nei campi di riso mediterranei, con particolare attenzione al caso studio del Delta dell’Ebro. L’obiettivo è fornire linee guida ai produttori del settore utili a ridurre le emissioni di metano.

Mariateresa Pacchiolli e Laura Valli, ricercatrici di CRPA Spa con responsabilità rispettivamente dell’area produzioni animali e ambiente, hanno dettagliato il progetto Life Forage4 Climate, che riguarda 35 aziende agricole. L’obiettivo è dimostrare che i sistemi foraggeri legati alla produzione del latte possono efficacemente contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico in vari modi: l’applicazione di buone pratiche  agricole e di allevamento utili a limitare le emissioni e a preservare ed accrescere le riserve di carbonio dei terreni (seminativi, prati e pascoli) utilizzati per produrre foraggi per alimentare i ruminanti; la messa a punto di strumenti di valutazione dei carbon stock e delle emissioni GHG per misurare gli effetti degli interventi di mitigazione.

Patricia Laville dell’Institute Nanal de la Recherche Agronomique, mette l’accento sulle buone pratiche agricole. “Sebbene i suoli  contribuiscono significativamente all’incremento di emissioni GHG, i comportamenti agricoli virtuosi permettono di ridurre le stesse, per esempio con l’incremento dell’immagazzinaggio carbonico nell’ecosistema e il livellamento dell’aggiunta di azoto in base alle reali necessità della pianta”.

Simona Bosco, ricercatrice della Scuola Superiore Sant’Anna, ha illustrato come il progetto LIFE IPNOA abbia contribuito a migliorare il monitoraggio delle emissioni di gas serra dal suolo e ad individuare pratiche agricole di mitigazione sostenibili. Il progetto nasce dall’esigenza di ridurre le emissioni di protossido d’azoto dal suolo agricolo nell’ambito dell’obiettivo europeo di mitigazione delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020. In particolare, il 70% delle emissioni di protossido d’azoto in Italia deriva dal settore agricolo, principalmente a seguito delle fertilizzazioni azotate.

Ilaria Minardi, ingegnere chimico specializzata nella valutazione dell’impatto ambientale e del monitoraggio e della modellizzazione dell’aria, ha spiegato come il monitoraggio delle emissioni di gas ad effetto serra del suolo aiuti ad individuare tecnologie sostenibili per la riduzione degli impatti.

Luca Tezza dell’UniPD ha approfondito il tema della corretta gestione del vigneto, che influisce non solo sulla qualità delle uve ma anche sugli assorbimenti di CO2 da parte della vite.

Marco Tonni, dello studio agronomico Sata, ha sottolineato che il ruolo della consulenza nelle aziende deve essere di collegamento tra ricerca e filiera produttiva, per portare direttamente sul campo le innovazioni e proporre strategie che rendano possibile il percorso di sostenibilità.

Valentina Orzi dell’UniMI ha infine spiegato come il coretto dosaggio tramite rateo variabile e la successiva lavorazione del suolo limiti l’impatto odorigeno dovuto all’uso dei fertilizzanti organici in viticoltura biologica.

In chiusura, il brindisi, di grande piacevolezza, con il Brut 61, metodo classico da chardonnay (90%) e pinot nero (10%) che ricorda nel nome l’anno di nascita del Franciacorta, il 1961 appunto. Sorso fresco e di gradevole acidità. Come gradevole è il tocco speziato, su tono decisamente agrumato, dovuto all’affinamento in barrique di rovere di una piccola parte di Chardonnay e di Pinot Nero prima dell’assemblaggio definitivo. Sempre un bell’incontro!

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