EXPORT ITALIANO IN CRESCITA di Francesca Fiocchi

2017, un anno positivo per il vino italiano nel suo complesso, soprattutto nell’export. Le migliori performance sono quelle degli spumanti che segnano un record storico con +13% a volume e + 15% a valore. Il Prosecco, sempre leader, rappresenta il 56% dell’export complessivo delle bollicine Dop, con 1.061.738 di ettolitri che valgono 413 milioni di euro. Spumanti italiani che in Russia vedono una crescita del +20%. Brexit a parte, la Gran Bretagna resta il principale mercato con il consumo di circa 1/3 del totale delle bottiglie esportate e con un aumento del 10% rispetto al 2016. In Uk le vendite di sparkling wine negli ultimi cinque anni sono cresciute del 76%: tra aprile 2016 e aprile 2017 sono stati venduti 1,3 milioni di ettolitri di spumante. Negli Usa le nostre bollicine si posizionano al secondo posto, con un + 18% secondo Coldiretti. Al terzo posto troviamo un altro importante mercato di sbocco del vino italiano, la Germania, con un incremento del 21%. Al quarto posto, la Francia con una crescita del 4% (che in alternativa allo champagne beve spumante italiano e cava). Anche in Australia le importazioni di sparkling wine sono cresciute (+7%). Il successo degli spumanti riflette una destagionalizzazione delle vendite di bollicine a seguito di un crescente uso nel consumo quotidiano e sempre più a tutto pasto. L’ export italiano vale 3,3 miliardi, +8% in valore e +7% in volume (Ismea su dati Istat) per 12 milioni di ettolitri di vini e mosti, che significa oltre sei miliardi di euro nel 2017.

Ed ora i dati del nostro sistema cooperativo agroalimentare forniti dall’Osservatorio della Cooperazione Agricola Italiana – Rapporto 2017 istituito presso il Mipaaf. Numeri importanti che sottolineano il ruolo nevralgico della cooperazione agroalimentare nella valorizzazione del made in Italy, possibile grazie al forte legame delle imprese cooperative con la propria base sociale di agricoltori. La cooperazione italiana con 4703 imprese attive dà occupazione a più di 91500 addetti, per un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, ossia il 23% del business del nostro comparto alimentare. Un fatturato che ha registrato una crescita dello 0,6%, a fronte di un aumento dello 0,9% dell’occupazione. Ottimi risultati anche sui mercati esteri: nel 2016 il sistema cooperativo italiano ha prodotto il proprio fatturato per il 17% oltreconfine, per un totale di 5 miliardi di euro, che tradotto significa il 13% dell’export agroalimentare del Belpaese. E con una crescita a tre cifre (+112%) del fatturato delle aziende top 25 nel vino.

Oggi urge tornare a investire come “sistema Paese”. A fronte di questi risultati incoraggianti è calata la competitività dei nostri vini, con perdita di posizioni rispetto ad altri competitors che crescono più di noi. Un esempio è fornito dagli Usa: la domanda cresce nel complesso oltre il 10% e l’ Italia si ferma sotto il 3%, con la Francia che segna aumenti del 21% in quantità e del 23% in valore.

Nei Paesi terzi è stato esportato l’8,5% in più rispetto ai primi sette mesi del 2016, con introiti in crescita del 9%. Risultato decisamente positivo in Cina (+19% a volume e + 25% a valore). In crescita anche l’export in Russia (+41% a volume e + 47% a valore).

Un anno che ha registrato una maggior attenzione per la sostenibilità, nuovo “dress code” del vigneto Italia. Tutto ruota intorno ad ambiente e salute, con enormi potenzialità per il futuro. Un concetto che si sviluppa a partire dagli anni ’60 come risposta all’industrializzazione irrazionale delle campagne e al consumo irresponsabile delle risorse naturali e che oggi si consolida. Con il vino biologico che prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato e cresce a ritmo sostenuto sia nei consumi (+10%) sia nelle superfici coltivate (in testa Sicilia, Puglia e Toscana, con il balzo in avanti di Lombardia e Veneto). Bene anche il vegan, segno di un trend di mercato che richiede di rispettare parametri etici, sociali e ambientali ed è disposto anche a pagare qualcosa in più per ottenerlo. Da ultimo il protocollo firmato nell’ambito di Expo Rive 2017, il salone dedicato alla viticoltura e all’enologia, che ha visto coinvolti università ed enti di ricerca sulla vite e sul vino per lo sviluppo di un progetto dal titolo Viticoltura 4.0. Tema, il rinnovo della piattaforma varietale e del miglioramento delle tecniche di coltivazione della vite, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità della viticoltura dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Un futuro che ormai è sempre di più presente.