MA COME È BELLO ANDARE IN GIRO PER I COLLI BOLOGNESI… CANTAVA CESARE CREMONINI di Thomas Coccolini Haertl

C’è un isola francese fra l’Emilia e la Romagna. Da generazioni la famiglia Perdisa lavora la vigna in un microcosmo  fra tradizione e taglio bordolese. Non è una sorpresa scoprire che in queste dolci colline sopra a Ozzano Emilia (BO), il cui territorio è attraversato dalla Strada dei Vini e Sapori Colli di Imola, si respiri un’aria diversa già all’arrivo, attraversando uno splendido viale alberato che si affaccia sulla Palazzona di Maggio, una villa del 1581 che ci fa sentire più francesi che italiani. Qua siamo quasi in una sorta di terra di nessuno, ove il confine fra l’Emilia e la Romagna non è così definito, almeno nelle persone, nella tradizione, mentre nel vino verrebbe da sentirsi già completamente romagnoli. Arriviamo a Ozzano dell’Emilia dopo un giro molto interessante sui Colli Bolognesi propriamente detti, a Pianoro in particolare, di cui vi parleremo più avanti.  A Ozzano vive da almeno tre generazioni, la famiglia Perdisa che in fatto
di vigne deve tutto al nonno Luigi, il professore che nel 1961 trasforma i vecchi vitigni locali poco produttivi e non razionali in un allevamento moderno, credendo negli internazionali tipo il Cabernet Franc, lo Chardonnay, il Pinot Grigio e il Merlot, che affiancò ad Albana e Sangiovese di Romagna, come usanza delle colline imolesi e romagnole, tra gli 80 e 170 metri slm, su terreni alluvionali argillosi. Questi luoghi, affascinanti in autunno e in inverno, ma piacevoli anche d’estate grazie ad un particolare microclima favorevole e ventilato, creano le condizioni ottimali per la nascita del Dracone, un taglio bordolese in terra di Romagna.

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Il 15 dicembre è stata presentata tutta la produzione delle famiglia Perdisa ora capeggiata in particolare da Alberto, seconda generazione e dal figlio Federico: qua il vino oggi lo fa lui. L’azienda negli anni si è avvalsa della collaborazione dell’enologo Federico Curtaz poi di Aroldo Bellelli, mentre i cinque figli di Alberto crescevano e Federico studiava in Francia. La storia di Federico Perdisa è dunque recente, come lo sono le vigne da lui curate: a Palazzona di Maggio tutto è frutto di un’agricoltura rigorosa con impianti ad alta densità (5.500 piante per ha), allevamento a spalliera con potatura a cordone speronato. E la scelta dei porta innesti e delle varietà voluta da Luigi Perdisa, luminare dell’agricoltura italiana, è stata rispettata dagli interventi successivi. Infatti Alberto e Federico Perdisa oggi coltivano le stesse varietà scelte da Luigi su una superficie a vite totale di 15,5 ha e hanno avviato la certificazione biologica che si
completerà nel 2019. La vendemmia si fa a mano; dopo un’attenta cernita visiva, sono selezionate le uve raccolte in piccole cassette subito portate in cantina dove una seconda selezione precede la pigiatura. Tutte le fasi di vinificazione, dalla fermentazione all’affinamento, avvengono in vasche a temperatura controllata e in un ambiente perfettamente pulito, come voleva il grande Giulio Gambelli, l’uomo che sapeva ascoltare il vino, in quel di Brunello di Montalcino.

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Nelle attigue strutture della cantina, ove si trova anche un grazioso B&B, si è tenuta la verticale di Dracone, Dracone Riserva, Sangiovese Superiore, Ulziano e Sangiovese Riserva, Le Armi, i cui nomi, come Dracone, nascono dai consoli dell’epoca Romana vissuti tra queste terre. La produzione attuale di Palazzona di Maggio è intorno alle 50.000 bottiglie, di cui l’85% viene venduto in Italia, il resto fra Giappone e Germania in particolare. E l’evento del 15 dicembre è diventato ben presto ricco, dopo le presentazioni di rito e il frescore di una giornata anticipo d’inverno, con la presenza di Federico, che ha portato in tavola tutta la generosità di Romagna e così fra salumi, formaggi, torte salate, pizza e grissini è iniziata una lunga degustazione, ben presto ingentilita dalla presenza di vari clienti e da un pubblico che ha seguito la visita in cantina, un luogo curato e, per quanto piccolo, proporzionato all’attuale produzione.
Federico manifesta tutto il suo orgoglio romagnolo nel raccontarci del suo vino, uno in particolare: il Dracone Riserva, la prima verticale, che nasce con il millesimo 2006.

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Il segreto, se così si può chiamare, di un piccolo produttore che ha sposato la filosofia FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), risiede oltre che nelle quantità umane di vino prodotto a mano da una piccola cantina come Palazzona di Maggio, dal giusto equilibrio dei lieviti autoctoni selezionati, scelta che condivido. Siamo già per fortuna così lontani dai primi anni del vino sperimentale Bio italiano; qua tutto è perfetto, dalla limpidezza e dal bel colore alla prova visiva, fino alla persistenza finale di un taglio bordolese ricercato e adeguato alle aspettative. Federico Perdisa si racconta senza timori, del resto il padre ci aveva già svelato che da piccolo il promettente vignaiolo scorrazzava fra i filari con il trattore, prima ancora di incontrare sulla strada la scuola francese e altri giovani che come lui, ad esempio il bolognese Andrea Berti – enologo di Folesano, che andremo a trovare presto -, hanno iniziato a perfezionare il nostro vino, sia nei vitigni autoctoni come Sangiovese o Barbera, sia negli internazionali, senza timori reverenziali e con un pizzico di geniale follia. La verticale di Dracone Riserva è costituita da 2009 e dai millesimi fino al 2006.

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Le percentuali del taglio bordolese sono intorno al 45% di Merlot, 45% di Cabernet Franc e 10% Petit Verdot, a seconda delle annate e per ogni vendemmia si parla di meno di 10.000 bottiglie, un piacere per gli amanti delle produzioni artigianali. E in effetti del 2007 lo stesso padrone di casa ammette che gli sono rimaste solo pochissime bottiglie, 6-7 magnum, ma credo che ad oggi, mentre vi scrivo, viste le festività nel mentre e la generosità tipicamente romagnola della famiglia… sia esaurito! Peccato, perché fa parte di quei vini di cui non ci si stanca mai di parlare, un’annata che rispetto alle altre concede all’olfatto un primo sentore di Cabernet Franc, meno rotondo del Merlot, ma sicuramente più ricco. Il vino viene affinato in fusti di rovere, tonneaux di secondo uso per 24-30 mesi, poi in bottiglia per almeno 18 mesi. La gradazione è intorno al 14,5% Vol., come del resto ci si aspetta a queste quote e in questi luoghi. Non saprei scegliere facilmente fra le quattro annate sentite, certamente posso dire che il 2009 merita di aspettare ancora un po’, mentre il 2008 è pronto, con un piacevole equilibrio di tannini e note acide. Sul 2007, qualsiasi cosa vi possa dire… è finito! Ma temo che anche il 2006 sia difficile da trovare. La prima annata di Dracone Riserva, il 2006 appunto, è rimasto solo in bottiglia 0,75 lt, mentre gli altri millesimi ci sono stati tutti serviti in magnum. Aspettiamoci allora tanto dalle prossime annate in riserva, 2011 (già tutta venduta), 2013, 2015 e 2016.

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La posizione climatica favorevole con una buona difesa dalle perturbazioni rende comunque interessante anche la produzione del Sangiovese: la differenza principale fra Ulziano e Le Armi (Riserva) sta nel fare solo acciaio il primo, mentre il secondo completa un affinamento uguale al Dracone Riserva sempre in botti da 500 litri di secondo utilizzo. Il Dracone Colli d’Imola Rosso DOP, in degustazione nella verticale con il 2010 e annate precedenti fino al 2006, ha comunque un affinamento in legno tonneaux per 18 mesi. Mentre il 2010 presenta ancora una spinta alcolica che tende a coprire, nel 2009 sono i tannini a predominare, poi all’indietro 2008, 2007 e 2006 regalano una buona armonia, adeguata persistenza e sempre un giusto rapporto fra Merlot e Cabernet Franc, fra tannini, morbidezza e acidità finale.
Davvero una degustazione verticale da ricordarsi, in queste terre di confine, ove la scelta di lavorare con un taglio bordolese premia eleganza e indipendenza. La produzione di Palazzona di Maggio si completa con uno Chardonnay in purezza, Maleto, vinificato in bianco prima senza macerazione, a temperatura controllata e con una gradazione intorno al 13% Vol.. Vini che si possono trovare anche in centro a Bologna, allo storico ristorante Pappagallo, a due passi dalle torri, all’interno di uno dei palazzi più antichi del capoluogo: pasta casareccia e lasagne, giochi di consistenze, cotture, forme e dimensioni, e tanta creatività e sperimentazione per un’esperienza gastronomica di alto livello. Per non parlare della carta vini, tocco di classe firmato dal maitre e socio del progetto Michel. Come farsi mancare l’eccellente Albana secco Codronchio della Fattoria Monticino Rosso, lo champagne De Saint Gall, brut blanc de blancs, il sublime Chablis Reserve de Vaudon 2015 di Joseph Drouhin e per un gran finale lo champagne Sir Winston Churchill 2004 di Pol Roger… c’est magnifique! 

Palazzona di Maggio è un microcosmo senza confini di pregiudizio, un luogo capace di mantenere le tradizioni senza rimanerne bloccato. Rappresenta oggi perfettamente l’Italia del vino, produzioni vitivinicole ricercate, la cura e l’amore di una famiglia legata alle proprie origini, la bellezza del territorio e un futuro tutto da scrivere. E da bere.

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 (In foto sopra, i tre soci titolari del mitico Pappagallo di Bologna)

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Livin’ and lovin’ Colli Bolognesi!