VITTORIO SGARBI FA IL PIENO ALL’ANTEPRIMA AMARONE di Francesca Fiocchi

Vittorio Sgarbi fa sempre discutere. Come pochi. Amato e odiato, amato o odiato. Sicuramente abile nel far parlare di sé, nel mettere verve. Il suo intervento in apertura all’Anteprima Amarone oggi alla Gran Guardia ha suscitato le prime polemiche tra chi cerca di minimizzare l’evidente e capibile embarras e chi al contrario mette carne sul fuoco. Lì per parlare del legame tra arte e vino, il famoso critico ha esordito con un “A me l’Amarone sta sul caxxo, preferisco il Lambrusco” (è ferrarese, origini nel Polesine in effetti), mettendo poi la pezza “perché è un vino utile e questo mi dà fastidio”, utile, secondo il critico, perché ha saldato il modo di fare vino con la cultura. “Il vino ha sempre accompagnato la storia dell’uomo con testimonianze nella pittura, nella scultura, nella letteratura… Nel vino c’è la radice antropologica che racconta la necessità di arte che è presente fin dalla sua produzione… Il vino non è necessario: lo si sceglie, ci accompagna, dà benessere, ma se ne può fare a meno perché le cose migliori sono superflue”. Il critico mette l’accento sulla comune radice fra vino e vita e su come senza vino non si viva, per concludere sottolineando l’importanza del connubio fra cultura e agricoltura, sempre più indispensabile per un territorio in evoluzione. Io solitamente Sgarbi lo condivido, per la sua schiettezza, per la sua (rara) intelligenza e anche per quel suo essere sopra le righe che solo a lui riesce così bene. A volte, e suo malgrado, lo trovo pure divertente.

Chi scrive è barolista di spirito, tradizione e formazione, vivendo nel Vecchio Piemonte. Ma di fronte a un Amarone fatto e concepito come si deve i miei O-s-s-e-q-u-i. Da qualche anno ho scoperto quelli della Val d’Illasi – non parlo di nessuno in particolare perché avendo tante conoscenze in zona non voglio fare torti, ma due o tre sono veramente super.

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ANTEPRIMA AMARONE. Il Consorzio Valpolicella celebra l’Amarone e il 50°anniversario della denominazione oggi, domani e lunedì alla Gran Guardia di Verona con la degustazione dell’Amarone 2014, una delle annate più difficili della storia. Un amico veronese mi ha raccontato di non aver prodotto Amarone nel 2014 per coerenza con la sua filosofia aziendale, proprio perché sarebbe stato un Amarone sotto tono – il business per lui è secondario alla qualità estrema. Quindi annata complicata e applausi alle 71 aziende coraggiose. Domani apertura al pubblico (lunedì agli operatori) con possibilità di degustare l’annata più recente, il 2014 appunto, quindi un Amarone ancora “giovane” – per i miei gusti troppo giovane – accanto a bottiglie “mature”. All’Anteprima non partecipano Le Famiglie Storiche, l’associazione che riunisce tredici fra le più prestigiose cantine di Amarone, in polemica con il Consorzio per l’utilizzo del nome Amarone. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo alla Gran Guardia per riflettere sulla produzione vitivinicola di oggi. Il focus è su internazionalizzazione, made in Italy e sostenibilità, per attribuire valore, come sottolinea il presidente del consorzio Andrea Sartori, sia alla qualità sia alle pratiche sostenibili. Grande affluenza al summit di ieri dal tema Sustainable Winegrowing, che ha visto confrontarsi i massimi esponenti mondiali di viticoltura sostenibile su nuove tecnologie di precision farming a basso impatto ambientale. Il lavoro in vigna viene a identificarsi con le 3R: “riduci, risparmia, rispetta”. Ieri si sono diplomati anche i primi sette Valpolicella Wine Specialist, i super esperti che hanno superato l’esame del primo Valpolicella Education Program. Oggi il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina si è confrontato con il presidente del consorzio sui temi legati a sviluppo, export, internazionalità e sostenibilità.

Amarone che spinge l’economia di Verona, prima città italiana per export enologico. Un vino ormai presente in 99 Paesi del mondo. Il primo mercato resta la Germania, che assorbe il 25% del totale (+30%), a seguire Usa (+10%), Svizzera e Regno Unito (+5%). Ma anche i consumi interni di Amarone registrano un dato positivo con un +20%. La Doc Valpolicella riflette globalmente su numeri significativi: 62 milioni di bottiglie, 2300 aziende produttrici, una redditività tra le più elevate d’Italia (24 mila euro a ettaro), business per oltre 600 milioni di cui l’80% all’estero: vanno fuori casa 8 bottiglie su 10. Come sottolinea anche Olga Bussinello, direttrice del consorzio, l’obiettivo è di pesare sempre di più sul piano socioeconomico e sempre meno sull’ambiente, grazie alla certificazione RRR perseguita da tre anni.