AL VIA #BENVENUTOBRUNELLO2018

Ed eccoci agli sgoccioli di un’altra anteprima che si preannuncia memorabile. Stiamo parlando di Benvenuto Brunello 2018, dal 16 al 19 febbraio al Chiostro Museo di Montalcino, una delle capitali mondiali del vino nonché simbolo della Toscana più autentica, quaranta chilometri a sud di Siena. Un paesaggio agricolo di 24mila ettari, di cui solo il 15% è occupato da vigneti, iscritto dall’Unesco nel Patrimonio dell’umanità dal 2004. Vino e territorio diventano qui un binomio inscindibile. Per raccontarcelo nasce “social wall”, la piattaforma per sapere tutto quello che succede durante questa rinnovata edizione della kermesse (#benvenutobrunello2018 sarà l’hashtag ufficiale). Un evento per gli operatori di settore, dall’anno scorso aperto anche ai wine lovers, per svelare le nuovissime annate del re del Sangiovese e per intercettare i primi riscontri della critica nazionale e internazionale sull’ultima vendemmia, la 2017. Si chiude così una intensa otto giorni di anteprime, fra viaggi per cantine e assaggi nel cuore di un territorio che sa spendersi bene grazie alla sinergia di più attori e a una mentalità improntata sull’export. I produttori, ben 135 aziende, presenteranno il Brunello di Montalcino annata 2013, la riserva 2012, il Rosso di Montalcino 2016 ma anche Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo. Alle ore 20 della giornata d’apertura la cena di gala, in mattinata il dibattito dal titolo “Il Brunello nel mondo, dalle cantine al web. Incontro con i protagonisti della Rete”. Il 17 si continua con l’assegnazione del Premio Leccio d’Oro 2018 a ristoranti ed enoteche che si sono distinte per la miglior carta dei vini di Montalcino e, evento nell’evento, la presentazione della vendemmia 2017, con la comunicazione del rating – da 1 a 5 stelle – e la posa della relativa formella celebrativa. Da non perdere la tavola rotonda sul futuro del vino e del clima visto dalle nuove generazioni. Novità assoluta sono i quattro seminari di approfondimento di Luca Martini, miglior sommelier al mondo nel 2013: due sessioni nella giornata di domenica su Brunello e tartufo, per capire cosa succede quando questi due giganti si incontrano, e sul Moscadello e due il lunedì sul Rosso di Montalcino, con la sfida tra Brunello giovane e Rosso vecchio, un vino quest’ultimo che non teme il passare del tempo.

Si riuscirà quantomeno ad eguagliare con la 2013 la strepitosa annata 2012? Annata quest’ultima che era riuscita ad avvicinarsi a quella leggendaria del 2010 e a quella altrettanto speciale del 2004, grazie a vini meno corposi e più eleganti, meno “legnosi” e più longevi, più varietali, dall’acidità vivace e dai tannini finissimi. Vedremo. Altre vendemmie a cinque stelle sono la 2015 e la 2016. Brunello che figura tra i 4 migliori vini del mondo per Wine Spectator, ci riferiamo all’annata 2012 di Giacomo Neri, peraltro unica cantina italiana a comparire nella top ten. Grande fermento intorno alla vendemmia 2017: la bravura dei vignaioli nella gestione del vigneto sarà fondamentale vista l’annata complicata dal punto di vista meteorologico. È proprio dall’annata che dipende quanti anni questo vino può migliorare in bottiglia.

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(In foto sopra, la lista delle aziende partecipanti a Benvenuto Brunello 2018)

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I NUMERI DEL BRUNELLO. Questo vino, che sopporta lunghissimi invecchiamenti, migliorando nel tempo, è uno dei più ricercati dai collezionisti. Lo scorso mese di dicembre ha registrato un +7% nelle vendite secondo Vinarius, che fornisce una panoramica relativa alle enoteche associate. Brunello motore economico del suo territorio con un giro d’affari sui 170 milioni di euro. Brunello che è lo sfuso più caro d’Italia con i suoi (quasi) 900 euro a quintale. Senza contare che l’indotto turistico intorno a questo vino è cresciuto negli ultimi anni del 20%, con oltre un milione di presenze sul territorio, complice anche la vicinanza con San Giovanni d’Asso, patria del tartufo bianco delle crete senesi. Nel 2016 sono state prodotte oltre 9 milioni di bottiglie. L’ export copre il 70% della produzione. Il Paese dove se ne beve di più sono gli Stati Uniti (30%), in salita i paesi asiatici (Cina, Giappone, Hong Kong) grazie agli investimenti effettuati. Ed è proprio nel Sud Est asiatico che si giocherà la sfida del futuro. Ma quanto costa comprare un appezzamento per produrre Brunello? Tenetevi forte: più di 500mila euro all’ettaro.

E il Consorzio l’anno scorso ha compiuto cinquant’anni. Era il 1967, il giorno dopo il riconoscimento della Doc, che si costituiva. In questi anni ha visto crescere la denominazione sotto il profilo della qualità e dei numeri. Quanto a visibilità le Anteprime toscane sono una vetrina importante, cui facciamo i nostri sinceri applausi per l’altissimo profilo dei vini presentati fino ad oggi dai rispettivi Consorzi di tutela. Una Toscana che non delude (quasi) mai. Anche sotto l’aspetto del clima.

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