VIAGGI E ASSAGGI/ARGENTINA di Francesco Antonelli

ARGENTINA – Memorie di viaggio… E assaggio!

… Arrivai a Salta passando da Nord, dalla Bolivia. Ricordo che fu un itinerario molto particolare. Attraversai la frontiera in un punto poco battuto che si chiama Aguas Blancas, nella città boliviana di Bermejo proprio sul fiume che porta lo stesso nome. Il passaggio da uno Stato all’altro era fatto da una piccola barca in legno che ospitava circa 6 persone incluso il timoniere, un uomo robusto dai caratteristici tratti andini e la guancia gonfia dalle foglie di coca. Quel punto della frontiera è attraversato da pochissimi turisti, la maggior parte arrivano in Argentina scendendo dalla città di Tupiza dopo lo straordinario trekking nel deserto di sale più alto del mondo: il Salar de Uyuni (in foto sopra).

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Io invece provenivo da Tarija, dove avevo fatto una deviazione di alcuni giorni per andare ad assaggiare i misteriosi vini boliviani. Raggiunta la città di Salta sono sceso imboccando la mitica Ruta 40, una strada lunghissima che corre per più di 5mila chilometri parallelamente alle Ande da Nord a Sud, unendo virtualmente i territori di più antica tradizione andina, con i panorami mozzafiato regalati dalla natura in Patagonia. Con le opportune deviazioni da questa arteria principale potrete “surfare” questa enorme catena montuosa, salendo e scendendo attraverso vallate spesso aride e ventose, sempre soleggiate, attraversando fiumi, città e…. Vigneti! Il territorio in cui ero diretto e che fa parte della regione di Salta era la Valle del Calchaquies: è qui che la Ruta del Vino è riconosciuta come la più alta del mondo, trovandosi ad attraversare località vinicole che passano tra i 1600 metri di altezza e i 2400 di Molinos, dove si trova Bodega Colomè, che produce Altura Maxima, un Malbec ottenuto da vigneti in agricoltura biodinamica a 3111 metri di altitudine. I vini che si ricavano in queste regioni sono certamente influenzati dall’altitudine nella quale crescono le uve. La maggiore radiazione solare, ad esempio, favorisce un maggiore ispessimento della buccia e maturazione fisiologica dell’acino, i vini quindi risultano più ricchi di componenti e si registrano alti livelli di resveratrolo, la molecola considerata un potente anti tumorale per l’organismo.

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La perla della vallata è sicuramente il villaggio di Cafayate, un paese di modeste dimensioni circondato totalmente di vigneti e bodegas tra le più importanti della nazione. Il vitigno simbolo di questa regione è il Torrontes, un bianco semi aromatico dalla provenienza incerta considerato dagli argentini alla stregua di un vitigno autoctono. Si ritiene che sia un incrocio tra Moscato d’Alessandria e la Criolla Chica, una varietà selvatica americana certamente autoctona. Altri studiosi ritengono che sia una evoluzione del Torrontes galiziano, mutato dopo anni di assestamento nel nuovo habitat. L’aroma e la nota più suadente del Moscato emergono al naso al primo respiro.

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Emblematico il primo sorso fatto alla Bodega El Transito (Av. Belgrano 102 – Esquina Silverio Chavarría, Cafayate – Salta), una delle più vicine alla piazza principale e raggiungibile anche a piedi. La cantina è giovane ma vanta già una discreta distribuzione nelle enoteche con le etichette Pietro Marini e Pedro Moises, che oltre a essere rispettivamente nonno e bisnonno dell’attuale proprietario Andrès Benjamin Nanni rappresentano un chiaro tributo alle radici italo spagnole di moltissimi argentini. Il Torrontes 2013 Pietro Marini è un riassunto di tutto ciò che significa la parola Torrontes: giallo dorato quasi brillante, al naso si preannuncia come un vino dolce, con la classica aromaticità invitante del Moscato, non particolarmente sofisticato, con aromi citrici di arancia, limone e frutti tropicali in sottofondo. In bocca rivela la caratteristica che è la particolarità di questo vino, cioè che nonostante sembri in tutto e per tutto un vino dolce, in realtà è secco con una piacevole freschezza.

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Il percorso lungo la Ruta 40 continua scendendo e attraversando la città di Tucuman e la vallata di Catamarca, mentre raggiungendo La Rioja (omonima dell’importante regione vinicola spagnola) e fermandosi un paio di giorni in questa cittadina si può fare base per arrivare a Chilecito, una piccola nicchia vinicola della zona, che si distingue per la produzione tra gli altri vini della Bonarda. A questo punto devo fare un inciso. Io attraversai quei territori in un periodo che corrisponde a tutti gli effetti alla nostra estate, quando le temperature massime possono raggiungere oltre quaranta gradi. La visita ai vigneti e in generale la visita turistica potrebbe essere l’ultimo dei vostri pensieri quando in camera avete l’aria condizionata tutta per voi e infatti, scoraggiato dalle temperature veramente troppo alte, dovetti rinunciare alla due giorni di esplorazione a Chilecito. Se posso suggerire un altro dettaglio durante gli spostamenti via terra in Argentina è di prestare attenzione alle distanze. Se apparentemente due località sembrano vicine, interpretando questo dato dalla cartina, in realtà per raggiungerle possono servire diverse ore di auto, pullman o treno per cui, in questi casi, conviene sempre calcolare prima le tempistiche di viaggio onde evitare pericolosi ritardi, come nel mio caso, quando arrivai a notte inoltrata nella mecca del vino argentino: Mendoza!

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Se parli di vino in Argentina parli per forza di Mendoza ed è proprio per questo che in città lo sport preferito da tutti i turisti è… Visitare cantine vinicole ad oltranza! Le due denominazioni principali che sorgono a poca distanza dalla città di Mendoza sono Maipù e Lujan de Cuyo e l’offerta è veramente alta e di gran qualità. Ma come raggiungerle?Sicuramente il mezzo più pratico e veloce è l’auto a noleggio ma in questo caso occorre considerare (come ho segnalato poche righe sopra) che le distanze sono sempre vaste e ci si sposta su percorsi anche complessi, quindi per sicurezza l’auto sarebbe da affittare con conducente per evitare inutili perdite di tempo e a quel punto la spesa potrebbe diventare veramente alta. Escluderei le classiche visite guidate promosse dalle agenzie della zona, perché sono rivolte più che altro a un pubblico poco esigente che si accontenta di una mezza giornata “mordi e fuggi” tra vigneti qualsiasi e non offrono una proposta di qualità (hanno l’unico vantaggio di essere totalmente organizzate). Esiste poi un terzo servizio che è una via di mezzo fra questi due appena citati che si chiama “bus vitivinicola” (Av. Las Heras 601, 5500 Mendoza, Argentina); un percorso fisso sul quale girano diversi autobus privati di color vinaccia e che tocca le cantine più importanti; le fermate cittadine sono tutte nelle centrali Plaza Independencia e Calle Rivadavia e si può saltare su ogni bus che si desidera e scendere in prossimità delle cantine prescelte.

Di seguito direttamente dal loro sito la mappa degli itinerari e delle bodegas visitate (spesso si paga un ticket di ingresso che include anche le degustazioni e può variare dai 7/8 € in su):

http://www.busvitivinicola.com/index.php/recorridos

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(In foto sopra, bodega Monteviejo e arte in Monteviejo)

È stato istituito anche un percorso che raggiunge Tunuyàn e Tupungato nella valle di Uco, che normalmente sarebbe più difficile da raggiungere e prevede la sosta in tre prestigiose cantine: Monteviejo, Salentein e Andeluna. Questo servizio lo consiglio a chi non vuole perdersi alcuni assaggi importanti seguendo un itinerario fisso ma sufficientemente vario. L’ultima alternativa, decisamente la più economica è il buon vecchio autobus extraurbano. Con la linea 151 partendo dal centro città si raggiunge il distretto di Coquimbito, nel dipartimento di Maipù.

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Attorno alla fermata Plazuleta Rutini si possono noleggiare per una giornata delle biciclette e percorrere la chilometrica Calle Urquiza, ai lati della quale sorgono le cantine più antiche della nazione; interessanti La Rural-Rutini Wines, Trapiche, Navarro Correa, Tempus Alba, e Bodega Carinae. Con la linea 16,17 o 19 si raggiunge Lujan de Cuyo, storica denominazione argentina, la prima ad aver ricevuto nel 1989 la Doc per il Malbec, vitigno simbolo dell’enologia del territorio. Il percorso verso Lujan è un lungo rettilineo su una strada contornata di alti ombrosi platani che ricordano in un certo senso una delle tante statali italiane. Ai bordi della strada invece scorrono dei canali che convogliano l’acqua di disgelo direttamente dalle Ande e la portano a ogni singolo vigneto. Questa è la vera ricchezza che ha permesso un importante sviluppo agricolo fin dai primi anni del 1900. A Luyan ho visitato la prestigiosa e centenaria cantina di Luigi Bosca (San Martín 2044, 5507 Luján de Cuyo, Mendoza). Tra gli assaggi ricordo un Malbec molto interessante: Terroir Los Miradores, realizzato con uve di proprietà nel vigneto della Valle di Uco, in specifico da Tunuyan.

Il Malbec è un’ uva straordinaria che viene da Bordeaux dove è sempre stato relegato a vino minore da taglio bordolese; troppo sbilanciato e difficile da vinificare, con tannini eccessivamente intensi. Quando la fillossera distrusse le viti europee, la Francia si accorse che i pochi esemplari di Malbec sopravvissuti erano in Argentina e a loro dovettero chiederli per ripristinarli, per questo gli argentini oggi considerano il Malbec una vite autoctona: scoprirono che quest’uva si adattava perfettamente alla regione mendocina e riusciva a dare un vino completamente diverso da quello spigoloso francese, con tannini più soffici e un gusto più intenso e concentrato, migliorato generalmente da un lungo passaggio in botte piccola, che tuttavia non appare spesso troppo marcato. Questo Malbec Los Miradores appare di colore molto intenso, scuro; al naso prima frutti rossi e neri maturi e poi balsamico e fichi caramellati; in bocca è soffice, corposo nel finale e molto persistente.

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La visita a Bodega Luigi Bosca è istruttiva anche per la sperimentazione che questa cantina sta portando avanti sull’utilizzo del rovere, a fianco di quelli francesi e americani stanno trovando spazio anche legni russi e cinesi. Chi desidera proseguire con le degustazioni a poche centinaia di metri si trova Bodega Lagarde altro nome storico, presente dal 1897.

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La ruta 40 continua ancora più a Sud addentrandosi nei territori freddi e umidi della Patagonia. In questa zona le due località più vocate sono le provincie di Rio Negro e di Neuquèn, dove si trova Bodega Fin del Mundo (località San Patricio del Chañar), una cantina dal nome molto rappresentativo per questo territorio agli antipodi del mondo. Come nel Nord abbiamo trovato il Torrontes e nella centrale Mendoza la massima espressione del Malbec in queste province, umide e ventose e con grande sbalzo termico, troviamo un buon adattamento di vitigni come Pinot Nero e Merlot tra i rossi e Sauvignon, Semillon e Chardonnay tra i bianchi.

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(In foto sopra, il blend di Merlot e Cabernet Franc della linea di vini La Poderosa di Bodega Del Fin Del Mundo, che prende il nome dalla motocicletta con cui Ernesto Guevara percorse gran parte della Patagonia)