SIMPLY THE BEST A MILANO di Francesca Fiocchi

Simply the best. Che non è il titolo della celebre canzone di Tina Turner ma la seconda edizione dell’evento organizzato in questi giorni a Milano, al Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, da Civiltà del bere, che ha riunito in un unico contesto, con possibilità di degustazione per operatori di settore e appassionati, i vini più premiati dalle guide. Solo cinquanta aziende, fior fiore dell’enologia italiana, che hanno ottenuto i massimi voti contemporaneamente da almeno tre guide enologiche nazionali.

Io ho raccolto l’invito di Zenato, che in occasione di Vinitaly presenterà in pompa magna un nuovo libro (ma ne parliamo più avanti), e in una giornata di lavoro complicata sono riuscita a fare un salto. A salutare Nadia Zenato e Lucia, che più che un ufficio stampa interno all’azienda è un membro della famiglia. Lo confesso, quando ricevo un invito e conosco la serietà dall’altra parte mi faccio in quattro pur di esserci, perché mi dispiace deludere. In questo caso giocava a favore che l’evento fosse a Milano, la mia città. Devo dire che ero incuriosita dall’Amarone Riserva Sergio Zenato 2011, che ha ottenuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, i 5 Grappoli di Bibenda, le Super Tre Stelle di Veronelli. Oltre i 93 punti di Wine Spectator e James Suckling. È un Amarone che parla forte e chiaro di territorio, grazie al legno che non sovrasta il varietale: ottima la scelta di lasciarlo maturare in botti grandi, almeno quattro anni. Segue affinamento in bottiglia per un minimo di un anno. Il profumo è un esplosione di fruttato, speziato, tostato, balsamico, senza rinunciare all’eleganza. In bocca è generosamente strutturato, equilibrato, pieno,  con un retrogusto di ciliegia e frutta rossa. Un Amarone 80% corvina, 10% rondinella, 10% oseleta e croatina, da vigneto in Sant’Ambrogio di Valpolicella. Siamo sui 350 metri slm, vigne di vent’anni, 6/7 gemme per pianta e una resa di 80 quintali per ettaro. Un vino da godersi lentamente, apprezzandone ogni sfumatura. Un vino caldo che ti abbraccia, ma con la stessa eleganza dell’uomo in frack di Modugno.

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thumbnail (3)È stata anche l’occasione di provare, oltre i grandi vini premiati dalla critica enologica, il Lugana Sansonina 2015 “Vigna del Moraro Verde”, espressione di un’identità: 100% Trebbiano di Lugana, a fermentazione spontanea con lieviti indigeni presenti naturalmente nell’uva e attivazione di un piede fermentativo con grappolo intero in barrique, cinque giorni prima della vendemmia, segue affinamento sur lie su fecce fini. Sorso fresco, asciutto, minerale. La lenta fermentazione esalta il patrimonio olfattivo che vira da mandorla e note di miele a suggestioni di frutta esotica. “Questo vino nasce dall’esigenza di valorizzare il legame con il territorio del Garda”, spiega Nadia Zenato. “La forte territorialità è amplificata dalla volontà di vinificare le migliori uve di uno dei più vecchi vigneti argillosi e minerali della Lugana, la Vigna del Moraro Verde, di oltre 40 anni, riscoprendo le antiche tradizioni di vinificazione e focalizzando il lavoro in cantina  sulla fermentazione spontanea. È stato mio padre, Sergio, a trasmettermi questo forte attaccamento territoriale, che è la nostra nota distintiva”. Il progetto nasce nel 2012, dopo un percorso di sperimentazione di tre anni, e con la vendemmia 2014  si imbottiglia la prima cuvée di Lugana Vigna del Moraro Verde.

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(In foto, gli originalissimi gioielli firmati da Zenato)

E siccome il vino oltre che qualità è umanità, sogno, attesa, chiudo parlandovi di Carla Prospero, che nel 1997 si è rimessa in gioco insieme alla figlia Nadia e ha creato La Sansonina, un’azienda con vigneto di 13 ettari vicino a Sirmione, terra a forte vocazione bianchista dove lei spiazza tutti e crea un vino rosso da una selezione di cloni di Merlot, il Sansonina appunto. Poi sono nati il bianco Lugana Doc, Evaluna (da uve cabernet sauvignon e cabernet franc) e il Vigna del Moraro Verde. La signora Carla è donna di pensieri fini: “Abbiamo lavorato insieme io e mia figlia, due voci un’unica intesa. Una squadra affiata ed entusiasta è il tesoro più prezioso per un’azienda come la nostra, che coniuga passione e impegno professionale. Il cuore porta spesso a fare grandi cose se lo sappiamo ascoltare”.

Meriterebbe una nota a parte il loro Bolgheri Doc 2015 di Podere Prospero. Ma sarà per un’altra volta, un altro invito…