VINITALY 2018, LA GEORGIA

Cosa non perdere al prossimo Vintaly, edizione n.52? Fra i tanti suggerimenti #WineStopAndGo vi consiglia il padiglione internazionale (D) con una Georgia in grande spolvero e in crescita economica. Qui si può godere delle sue tecniche ancestrali di vinificazione, riconosciute patrimonio Unesco nel 2013, e di tutto lo spirito caucasico. Vini che sono riscoperta del valore etico e storico della viticoltura, portatori di naturalità e tradizione. Vini da approcciare in maniera diversa, vini da capire, sicuramente non standardizzati. Biologici, biodinamici e Kvevri, le grandi anfore di terracotta, capienti talvolta più di mille litri e spesso rivestite da un film di cera d’api,  che da più di settemila anni vengono interrate e poi ricoperte con terra o sabbia per isolarle e in cui avviene la fermentazione prima e l’affinamento poi sia dei rossi sia dei bianchi. In Europa li chiamano orange wine, in Georgia amber wine e sono i bianchi vinificati con lunghe macerazioni sulle bucce, tecnica che crea complessità aromatica, corpo e una certa tannicità, oltre che un colore giallo, denso, scuro. Non è il concetto di vino bianco cui siamo abituati.

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Nella zona dell’Imereti al mosto viene lasciata solo una parte delle vinacce e il vino risulta così più chiaro e ricco di acidità vegetale. Il metodo in anfora ha ormai travalicato i confini della Georgia e sta dando ottimi risultati anche in Italia, basta pensare al Friuli Venezia Giulia di Josko Gravner e al Trentino di Elisabetta Foradori.  Georgia che vanta oltre 500 vitigni autoctoni, un patrimonio immenso e, dicevamo, in crescita economica costante, con Tbilisi, la Capitale, meta sempre più ricercata dagli enoturisti. Alcuni dati: nei primi sei mesi 2017 l’export è aumentato del 60% e del 51% in valore. Secondo i dati UIV, nel 2016 il volume totale delle esportazioni è stato di 50 milioni di bottiglie (+ 38% vs 2015) per un valore di 113,8 milioni di dollari (+16% vs 2015). Primo paese per le esportazioni è la Russia, seguito da una Cina che sembra sarà il mercato di riferimento del vino georgiano.

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Destreggiarsi fra i vini georgiani non è semplice se non si ha un po’ di pratica. La viticoltura è la più antica del mondo, datata 8000 anni fa. Nel villaggio neolitico di Gadachrili Gora gli archeologi hanno rinvenuto nel vasellame il più antico vino mai conosciuto. La vite cresceva selvatica e la sua bevanda aveva proprietà medicamentose. In nessun altro luogo del pianeta esiste una simile varietà genetica di vitis vinifera, fra cui il rosso Saperavi e i bianchi Tsolikouri e Rkatsiteli. Vini che non sono uguali a nessun altro vino, figli di una ferma caparbietà a cercare una propria strada. Vini che rivendicano una precisa identità territoriale. Perché questo è lo spirito georgiano, fiero, vocato all’indipendenza. Georgia di religione cristiano ortodossa, meta affascinante fra architettura e enologia. Georgia che di recente ha ospitato anche le Donne del Vino Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, una delegazione di 18 produttrici e sommelier lungo una rotta del vino fra mito e realtà, fra grandi orci di argilla cotta e magiche iridescenze. Una terra di contraddizioni che spazia dalle nevi alpine del Caucaso alle zone semidesertiche dell’est, memore di un passato culturalmente ricco, testimoniato dalle rovine degli imperi persiano, bizantino e arabo. Un viaggio che cambia prospettive e percezioni. Ne vale sicuramente la pena.