IL VARIEGATO MONDO DELLE MALVASIE

 Malvasia, un grande vino spesso bistrattato, un grande vitigno – anche se il termine indica numerosi vitigni con caratteristiche gustative e ampelografiche diverse e quindi sarebbe più corretto parlare di Malvasie. L’Associazione Vini Malvasia del Mediterraneo, che ha sede presso l’Accademia italiana della vite e del vino a Conegliano,  ne riunisce tutti i produttori. «Lo scopo – dichiara il presidente Angelo Raffaele Greco – è di creare una rete di aziende diffusa che comunichi la conoscenza di questo antico vitigno, a bacca bianca, nera e rosa, capace di dare vita a vini straordinari e complessi, con  un notevole potenziale aromatico floreal-fruttato e a lungo invecchiamento». Se è istriana eccelle in prossimità del mare, dove si carica di sapori salmastri e si caratterizza per una sapida mineralità che diventa la sua nota distintiva principale.

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L’associazione, nata nel 2014 per volontà dei professori Antonio Calò e Angelo Costacurta, alla quale hanno aderito diverse aziende, fra cui Conte d’Attimis-Maniago di Buttrio (Ud), Pezza Viva di Torre S. Susanna (Br) e Bepin De Eto di San Pietro di Feletto (Tv), costituisce un’importante realtà che mira ad esaltare le peculiarità della zona del bacino del Mediterraneo attraverso un programma di valorizzazione delle diverse varietà di Malvasia in Italia (Malvasia Istriana, di Bosa, delle Lipari, Puntinata del Lazio, di Casorzo, di Candia, nera, rosa ecc.) e all’estero, dalla penisola ellenica, dove questo vino sembra nato per poi diffondersi  in tutto il bacino del Mediterraneo grazie ai traffici di Venezia, fino alla Spagna (nelle isole Canarie e nella parte continentale del paese). «La Malvasia, vitigno simbolo dell’evoluzione del vino nel Mediterraneo, unisce da sempre popoli e culture  diverse», spiega Stefano Cosma, storico e membro del comitato per il concorso internazionale Il Mondo delle Malvasie a Vinistra. Se in Friuli viene tradizionalmente vinificata in bianco, sul Carso, in Istria e nel Breg si presta a lunghe macerazioni, da due a venti giorni, e dà vita a vini più strutturati e alcolici. Ancora oggi rappresenta una produzione di eccellenza con un grande potenziale di condivisione e confronto ed è protagonista di numerosi festival, da quello di Portorose e Pirano (Slovenia) a quello di Parenzo (Croazia), fino ai festival italiani, in Sardegna e a Parma. Anche una manifestazione locale, come il Gran Premio Noè a Gradisca d’Isonzo (Go), ha dedicato l’edizione 2016 alle “Malvasie senza confini”, con degustazione di Malvasie del Friuli Venezia Giulia, dell’Istria croata e della Slovenia. Fra i prossimi impegni, oltre a partecipare agli eventi più rilevanti, l’associazione ha in programma di coinvolgere le Università, italiane e straniere, per un approfondimento riguardante le ricerche genetiche sulle varietà di Malvasie nel mondo.

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