L’ARMATA DEI VINI ARTIGIANALI

Segnalo a ridosso di Vinitaly, dal 13 al 18 aprile, alcuni eventi paralleli in cinque differenti comuni d’Italia, per un totale di poco più di 4000 vignaioli artigiani del vino. Non si discute la qualità di vignaioli che nella loro filosofia produttiva si ispirano al concetto di autentico e naturale. Ci interroghiamo però sull’opportunità di così tanti eventi nel volger di così poco tempo, alcuni addirittura coincidenti tra loro e con la grande kermesse veronese, che peraltro dedica un ampio spazio, nel padiglione 8, ai vini bio, artigianali e sostenibili con due saloni VnitalyBio e Vivit e Collettiva Fivi (quest’ultima con 158 aziende). Se da una parte Angiolino Maule di VinNatur parla di una “non possibile concorrenza” per noi di fatto lo è. E poi, elemento da non sottovalutare, mettiamoci nei panni di un lavoratore dipendente, e molti sommelier, per citare una categoria, lo sono perché di fatto fanno anche un altro lavoro, che non possono chiedere continui permessi e per di più così ravvicinati. Difficile secondo noi di #WineStopAndGo sostenere l’argomentazione della possibilità di partecipare a più banchi d’assaggio quasi contemporaneamente e soprattutto di farlo bene, dedicando tempo e attenzione a tutti i prodotti e i produttori. Forse sarebbe stato più saggio per il bene del mondo del vino naturale e di chi da certi prodotti è incuriosito farli “accadere” con una calendarizzazione diversa. Basta mettersi d’accordo. Ci verrebbe da dire che queste cose accadono in Italia, e in pochi altri posti del mondo, ma evitiamo polemiche.  Detto questo, segnalo per la qualità dei produttori coinvolti, che in molti casi conosciamo personalmente, cinque eventi rivolti ai vini artigianali, vere e proprie nicchie in espansione in Italia e all’estero: da VinNatur, capitanato da Angiolino Maule, Summa e Viniveri ai nenonati Fuorisalone dei vini conformi e C’era una volta. Secondo la ricerca Vinitaly/IRI 2018 le vendite di vino bio sono cresciute nella distribuzione organizzata italiana nel 2017 del 45,3% in volume e del 40,5% quelle degli spumanti, per un totale di oltre 4 milioni di litri e 25 milioni di euro. Realtà e orientamenti del gusto di cui bisogna tener conto.

Vediamo alcune di queste alternative in piccolo a Vinitaly:

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VinNatur. Quindicesima edizione, da un’idea di Angiolino Maule, a Villa Favorita, a Sarego, nel Vicentino. L’omonima associazione, fondata nel 2006, raggruppa oltre 200 viticoltori, che si sono dati delle regole autonome comuni più astringenti rispetto a quelle che governano il biologico sia per la coltivazione della vite sia per la vinificazione. In totale sono 1500 ettari di vigna e sei milioni di bottiglie l’anno. Presenti in questa edizione 170 artigiani del vino da nove paesi diversi. La Francia sarà rappresentata dagli Champagne rigorosi e complessi di Tarlant e dai vini di Domaine Vinci Estangel, di Emmanuelle Vinci (biologa) e Olivier Varichon (enologo), nel cuore di Roussillon, dove hanno acquistato 6 ettari di vigne molto vecchie. Per l’Italia citiamo Franco Terpin al confine con la Slovenia e cascina Tavijn, di Ottavio e Nadia Verrua, che produce Grignolino, Ruchè e Barbera nel Monferrato. Tutti gli incassi dell’evento saranno devoluti alle ricerche sui terreni e i tralci. Dal 14 al 16 aprile, costo 25 euro.

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Summa. Ventunesima edizione e oltre 80 produttori d’eccellenza (anche dal Kazakhstan) ospiti di Alois Lagader, produttore altoatesino che organizzò il primo evento sul vino sostenibile (allora si chiamava Quintett). Location l’Alto Adige di Magrè (Bolzano), il 14 e 15 aprile. L’appuntamento è con il vino biologico per una due giorni certificata come green event, e continua la partnership con Demeter, che controlla il lavoro e i prodotti dei vignaioli che praticano questa coltivazione biologico-dinamica. La strada da percorrere è quella del vino, la Südtiroler weinstraße, che tocca diversi paesi dalla forte identità vincola, tra cui appunto Magrè. L’obiettivo è  rimasto lo stesso degli inizi e racchiude l’anima altoatesina più autentica: quello di allontanarsi dal concetto di fiera del vino, promuovendo realtà di grande onestà produttiva, che lavorano con sudore  e con un particolare taglio internazionale. Tra i partecipanti Les Graves de Viaud, cantina biodinamica della Côtes de Bourg in Francia. Dalla Val Gardena anche Alois Lageder. Come non citare le etichette Löwengang, Cor Römigberg e Krafuss? E poi i signor Riesling, Gruner Veltliner e Sauvignon blanc di Bernhard Ott, da un’altura con affaccio sul Danubio. E ancora, ma la lista non è esaustiva, Emidio Pepe, Weingut Odinstal, Weingut Frank John, Elisabetta Foradori, Il Borro, Mas de Quernes, Montevertine. Per conoscerli tutti vi consiglio un salto. Tante le visite guidate, le conferenze, le degustazioni guidate e le verticali esclusive in uno scenario di viticoltura sostenibile a misura d’uomo, in un’atmosfera familiare e accogliente. Parole d’ordine ‘sperimentazione’ e ‘innovazione’. Costo 80  euro.

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Viniveri. Sono più di un centinaio i vignaioli artigianali che parteciperanno all’evento organizzato dal Consorzio Viniveri, nona edizione (quindicesima se calcoliamo anche i primi appuntamenti a Villa Favorita). Siamo a Cerea, nel Veronese. Qualche nome? Cominciamo da Beniamino Zidarich con la Vitovska e finiamo con Gianfranco Manca (Panevino) e i suoi vini biologici e biodinamici da vitigni autoctoni della Sardegna, a cui si aggiungono il Nebbiolo, la Barbera, il Ciliegiolo e il Montepulciano. Due parole su questo viticoltore molto interessante che a un centinaio di chilometri a nord di Cagliari porta avanti una viticoltura di piccoli numeri con rischi e fatica vera. Sono vini diversi a ogni vendemmia, circa 15-20mila bottiglie all’anno. E poi i Barolo di Giuseppe Rinaldi e Cristiano Guttarolo, da Gioia del Colle (Bari), che ha investito nell’altopiano delle Murge, in suoli carsici, rossi, a 400 metri di altitudine sull’Adriatico. Per Bibenda il suo è un Primitivo vero, sincero, dallo stile tradizionale e rigoroso. Il tema scelto per il 2018 è “L’amore per la natura e suoi cicli”. Oltre all’Italia vini da Francia, Spagna, Austria, Slovacchia, Portogallo e Grecia. Costo 30 euro. Ma oltre alle degustazioni al bicchiere ci saranno banchi con produzioni agroalimentari artigianali, come formaggi, cioccolato, salumi e prodotti da forno. Diversi i convegni e i dibattiti. Si inizia venerdì 13 con i vini naturali di Josko Gravner.

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Fuorisalone dei vini conformi. L’appuntamento è il 13 aprile a Castel D’Ario (Mantova) con EKW, movimento d’avanguardia enoica, che presenta il primo Fuori Salone. Un vero e proprio mercato alternativo del vino in cui pescare realtà più piccole e agli esordi, un numero davvero ristretto di viticoltori, appena 25, ma le buone referenze non mancano: Aldo Viola dalla Sicilia, Fortunato Bressanelli dalla Val Camonica – circa un ettaro di vigneti e 1300 – 1500 bottiglie l’anno fra Barbera, Cabernet Sauvignon e Merlot – e Granja Farm dalla Val di Susa al suo primo anno di imbottigliamento. Da Piacenza due vigneron particolarissimi. Il primo è Giulio Armani, maestro, faro, guida, titolare della cantina Denavolo. Differenti complessità in ogni singola bottiglia, vini straordinariamente gastronomici, schietti, autentici, dal sapore antico: Catavela, un orange wine fresco, blend di malvasia di Candia, Ortrugo, Marsanne, Trebbiano romagnolo; Dinavolo, bianco emiliano macerato sulle bucce, uvaggio di  varie uve tipiche locali; Dinavolino, altro bianco molto fresco e minerale, dal sorso snello ma complesso, di spiccata sapidità. Il secondo è Andrea Cervini e il suo Vino del Poggio: viticoltura pulita, solo rame e zolfo,  vigneti in Val Trebbia. Lo riconoscete per l’elefantino, simbolo di passione e umiltà, e infatti lui ama stare lontano dai riflettori. Di Cervini consiglio La Barbera, maschia come poche, Il Navel, da uve barbera e bonarda, e il Bianco del Poggio, una malvasia aromatica di Candia da mordere. Un puro piacere berli. Costo ingresso 15 euro.

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C’era una volta, sabato 14 e domenica 15 aprile. L’evento è nato nel 2017, si legge sulla loro pagina Facebook, dall’idea di alcuni appassionati di vino e di alcuni produttori, con lo scopo di radunare in un’unica location, una villa veneta a Barbarano Vicentino, ai piedi dei Colli Berici, 40 vignaioli stranieri (Francia, Spagna, Austria in primis) e italiani per raccontare i vini espressione del territorio e di un lavoro senza compromessi: sono vini che si bevono. Presenti anche espositori di birra, cibo, distillati e banchi per lo street food. In tutto sono una trentina di vignaioli, ma di questi solo sei italiani: Le Coste, Farnea, Lammidia, Podere Magia, Can Libero e Costadilà. Tra i francesi Yann Durieux, nella Côte d’Or, Patrick Desplats con Griottes che arriva dalla Loira. Ma anche Partida Creus del Basso Penedès, in Spagna. È qui che quasi vent’anni fa si sono trasferiti i due architetti piemontesi Antonella Gerosa e Massimo Marchiori per fare i vignaioli. Costo ingresso 10 euro.