VINITALY, IL GRANDE TASTING DELLE DONNE DEL VINO di Francesca Fiocchi

Le Donne del Vino protagoniste a Verona di questa cinquantaduesima edizione di Vinitaly, un’edizione  in crescita che ha superato le 4380 aziende, 130 in più dell’anno precedente. Aumentata anche la presenza degli espositori esteri nell’ International  Wine Hall, che hanno raggiunto i 36 paesi rappresentati contro i 29 del 2017.  Aziende che sono il punto di riferimento del settore enologico, che vale per il Paese 5,9 miliardi di euro di export e che sta puntando sempre di più sui vitigni autoctoni, custodi fedeli dell’identità di un territorio con vini di carattere, spesso interpretati in modo originale. Tante le iniziative firmate dalle Donne del Vino, tra cui la presentazione della guida di Repubblica DIWINE, il tasting su vitigni autoctoni da viti di ottant’anni, una tavola rotonda con importanti e rappresentative donne dell’Asia per riflettere sull’export e sul ruolo delle donne nei consumi del vino e il Galà alla Gran Guardia per festeggiare i trent’anni dell’associazione nazionale (sotto le foto della serata). Donne sempre più impegnate in azienda e di cui si auspica l’entrata in maniera più significativa nei cda dei consorzi, come sottolineato dalla presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.

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La degustazione condotta da Ian D’Agata, uno dei massimi esperti del mondo e autore di Native Wine Grapes of Italy, apre alla riflessione sull’importanza delle vigne vecchie e dei vitigni autoctoni, molti dei quali ancora in fase di studio e recupero, basta pensare alla Sicilia e alla grande ricchezza e biodiversità del suo patrimonio viticolo. Solo attraverso gli autoctoni si può comprendere il potenziale qualitativo del vigneto Italia. Sono vini da selezioni rigorose, frutto spesso di viticolture eroiche ed estreme, ricercati e apprezzati come pochi e che spesso diventano vini di culto. E proprio per questo vigneti e vigne vanno tutelati in modo consapevole con politiche di difesa paesaggistica ed ambientale mirate. “Tanti sono i vantaggi del restauro del vigneto storico italiano e della diffusione di pratiche in grado di allungare la vita delle piante”, spiega Donatella Cinelli Colombini. “Un approccio rivoluzionario rispetto alla pratica di reimpianti frequenti, applicata negli ultimi 50 anni in modo massiccio, che se da un lato presenta indubbi vantaggi produttivi dall’altro priva i vini del timbro unico e personale che le viti vecchie sanno regalare”.

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thumbnail (2).jpgDieci i vini presentati, provenienti da sei regioni. Deliziosi, senza tannini ruvidi, tutti di assoluta qualità, che ci hanno emozionati e in cui abbiamo sentito tanto territorio. Scopriamoli insieme alle loro produttrici:

Annalisa Zorzettig (Cividale del Friuli, Friuli Venezia Giulia), Zorzettig, Malvasia Myò Vigneti di Spessa doc Friuli Colli Orientali 2016

Gilda Martusciello Guida (Quarto, Campania), Salvatore Martusciello, Ottouve Gragnano della Penisola Sorrentina doc 2017

Elisabetta Donati (Mezzacorona, Trentino Alto Adige), Azienda Marco Donati, Teroldego Rotaliano doc Sangue di Drago 2015

Eliana Maffone (Pieve di Teco, Liguria), Tenuta Maffone, Ormeasco di Pornassio Superiore doc 2015

Gaetana Jacono (Acate, Sicilia), Valle Dell’Acate, Cerasuolo di Vittoria docg “Classico” 2014

Silvana Raniolo (Vittoria, Sicilia), Tenuta Bastonaca, Etna Rosso doc 2014

Restituita Somma (Bacoli, Campania), La Sibilla, Vigna Madre doc Campi  Flegrei, Piedirosso 2013

Elena Bonelli (Serralunga d’Alba, Piemonte), Ettore Germano, Barolo docg Lazzarito Riserva 2011

José Rallo (Ragusa, Sicilia), Donnafugata, Ben Ryé Passito di Pantelleria doc 2015

Michela Marenco (Strevi, Piemonte), Marenco Vini, Passrì di Scrapona Strevi doc Moscato Passito 2013

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#WinestopAndGo spende due parole su un piccolo gioiello, il Teroldego Sangue di Drago dell’azienda Marco Donati. Un gran cru da una zona gloriosa, la Piana Rotaliana, nella Valle dell’Adige. In Italia non abbiamo la cultura del cru ma il Teroldego ne ha uno storico associato a lui e, ricordiamolo, non sono tanti i vini italiani che possono permetterselo. In questo caso è ottenuto esclusivamente dalla vigna storica del Maso Donati, da cloni che sono un grande esempio di biodiversità. Un vino dai tannini morbidi, pieno, con buona acidità e con un grande potenziale di invecchiamento. Dal colore impenetrabile, quasi nero. Al naso è un’esplosione di profumi floreali, su tutti la viola, e fruttati di ciliegia e lampone maturi, con fini sentori speziati. Al gusto è caldo e si apre al cioccolato fondente e a sensazioni vegetali mentolate e lievemente balsamiche. Aggraziato il finale di mandorle dolci.

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Altro bel vino è il Cerasuolo di Vittoria Valle dell’Acate, di Gaetana Jacono. Si beve la Sicilia del Ragusano nei suoi profumi caldi, l’eleganza, la delicatezza e la versatilità. Un vino più che di struttura e concentrazione di grande finezza. Siamo nel Sud Est della Sicilia, che in questo periodo sta conoscendo un grande rilancio nel mondo con i vini rossi, vini che stanno prendendo sempre di più il posto del Malbec argentino. In un Cerasuolo si riconosce sempre il Frappato, in questo caso presente al 40%, il restante è Nero d’Avola. Tannini vellutati, sottili, buona freschezza e note speziate che si immergono in nuances di liquirizia e piccoli frutti rossi croccanti. La Sicilia che ci piace. Indubbiamente.

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Quando entra in gioco un Etna impossibile non parlarne. Etna Rosso che in questo periodo è un vino “hot”, molto richiesto dal mercato. Un vino elitario per nascita e vocato all’esclusività. In degustazione quello della Tenuta Bastonaca, di Silvana Raniolo. Con questa azienda siamo in un antico palmento del Settecento, 15 ettari, fra antichi ulivi e vigne di Frappato, Nero d’Avola, Grenache e Tannat. Il sogno si compie con l’acquisizione di  un ettaro di viti a Nerello Mascalese e Cappuccio di 50 anni nel comune di Castiglione di Sicilia, dove l’Etna regala un paesaggio estremo. Bella mineralità, tanto frutto rosso e mirtillo e una fine nota di pepe nero e liquirizia. Lungo il finale. Direi di continuare su questa strada…

Photogallery del Galà alla Gran Guardia per i 30 anni delle Donne del Vino e presentazione DIWINE:

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(Donatella Cinelli Colombini con il presidente di Veronafiere Maurizio Danese)

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(La guida DIWINE di Repubblica)

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(Presentazione guida DIWINE con il direttore de Le Guide di Repubblica Giuseppe Cerasa)

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(Con Stevie Kim, direttrice di Vinitaly International Academy)

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(Tavolo Zenato)

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(Daniela Mastroberardino)

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(Con Marilisa Allegrini e Wine Spectator)

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(Donatella Cinelli Colombini)