SARDEGNA. QUEL MIRTO CHE NON TI ASPETTI… E NON SOLO!

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Vino e non solo! Vinitaly è un’ottima vetrina anche per liquori e distillati in generale, lo abbiamo toccato con mano al padiglione International con la Compagnia dei Caraibi, dove una bottiglia di Blackbull Scotch Whisky di 40 anni si aggira sui mille euro, e vi assicuro che li vale tutti! Qui per parlarvi di Italia, nello specifico (ancora) della Sardegna, un’isola che è un laboratorio officinale a cielo aperto, custode di vere e proprie emozioni enoiche dai colori brillanti, purissimi, invitanti. Il Mirto, nell’antichità pianta sacra a Venere, è uno dei suoi simboli e l’interpretazione di Myrsine, un piccolo opificio sardo specializzato nella produzione di liquori artigianali, ne esalta le proprietà gustative e aromatiche, regalando la sensazione di gustare delle calde bacche di mirto, con netti profumi di macchia mediterranea e sottobosco. Un liquore profumato, corposo, di una bella morbidezza e leggermente astringente nel finale, per non parlare del colore violaceo dovuto a un carico di antociani. Gli oli essenziali che si formano in superficie sono indice di naturalità perché la bacca li contiene in quantità elevata. La varietà utilizzata ha bacche tonde dolci, di colore nero-violaceo. In questo caso siamo di fronte a un prodotto di nicchia a livello regionale. “Per una bottiglia di mirto bisogna aspettare minimo 4 mesi, rispettando tutte le fasi dettate dalla natura”, ci spiega il titolare di Myrsine Giovanni Agus. “Le bacche vanno messe in infusione con l’alcol per circa 40-60 giorni, poi è estratto l’infuso e la parte pressata è scartata. Quello che si ottiene è solo il cuore del mirto, che è lavorato con acqua e zucchero, fatto riposare per circa 5 giorni e poi filtrato. A questo punto sono estratti gli oli essenziali, è lavorato e fatto riposare altri 5-6 giorni, a seguire l’imbottigliamento completamente a mano”. L’azienda vende quasi tutta la sua produzione sull’isola, quasi 50mila bottiglie, di cui 26mila sono di mirto, seguono il filu ‘e ferro di Cannonau, che è una grappa morbida, il liquore alla liquirizia, il limoncello, l’amaro di erbe. Mirto, ideale con i dolci ma non lo disdegniamo a fine pasto con un pecorino semistagionato. Invece con un rametto di mirto aromatizziamo gli arrosti di porchetto che si tagliano con la forchetta.

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Siamo sulle colline, a 600 metri di altezza, nell’entroterra di Cagliari, a Dolianova, piccolo centro della regione storica del Parteolla, con una lunghissima storia di ulivi, vini e vigne. Qui crescono alcuni dei più famosi vitigni dell’isola, nota anche per una delle sue chiese romaniche più importanti, l’ex cattedrale di san Pantaleo. Una misteriosa leggenda greca narra che la ninfa Myrsine, amata dalla dea Minerva, sia stata trasformata in un arbusto, il mirto appunto. Mirto la cui pianta più grande e antica (5,5 metri di altezza e 153 centimetri di circonferenza tronco) è stata rinvenuta nelle campagne di San Vito, a Minderrì.

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L’azienda produce anche un liquore da estratti di liquirizia, denso e cremoso, dal sapore deciso e aromatico. Liquirizia che in sardo è “regalizia”, chiare le influenze della Spagna, dove è chiamata “regaliz”. Un liquore ottimo anche per guarnire dolci e gelati che si ottiene dalla radice messa a cuocere con acqua e zucchero, cui è aggiunto successivamente dell’anice stellato. Il risultato è morbido al palato, dolce. Una vera esperienza gustativa, leggermente amaricante, è il liquore di ulivo selvatico sardo D’Olea, da infusione di foglie d’ulivo e agrumi. Anche qui tempi lunghissimi di lavorazione per una chicca prodotta in quantità limitate perché, ci dicono, le operazioni di sgrassatura, da effettuarsi solo con certi tipi di agrumi, non sempre danno i risultati sperati in quanto “la parte grassa resta e il prodotto va buttato”. Per constatarlo Giovanni Agus ha invitato noi di #WineStopAndGo direttamente in Sardegna, dove ci metteremo alla prova nell’elaborazione di qualche liquore artigianale…

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