IL CILE DI FRANCESCO ANTONELLI

Se siete appassionati di vino e state partendo per il Cile, sicuramente avrete già un piano di viaggio abbastanza articolato per godere appieno della ricchezza vitivinicola che questo Paese sa dare. Se volete qualche suggerimento in più sui luoghi da visitare, seguite questi sei consigli, per vivere un’esperienza degustativa unica nei dintorni di Santiago del Cile! Da anni ormai questo immenso territorio si è fatto conoscere in tutto il mondo per la piacevolezza dei suoi vini, apprezzati per la struttura e il corpo i rossi, per la finezza e mineralità i bianchi.

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Canyon, pueblos andini, lagune, miniere, vigneti, villaggi di pescatori, spiagge, cascate, isole, vulcani, torrenti, fiordi, canali, boschi e 4300 chilometri di deserti ne fanno un Paese unico, inaspettato, eterogeneo quanto al clima e ai suoli. Dal fascino dei geyser del Tatio alla piacevolezza di un bicchiere di Carmenere. Mi raccomando la macchina fotografica! I vigneti sono protagonisti nella Valle di Colchagua, che si estende dalle Ande all’ Oceano Pacifico, nella parte centrale del Cile. Alberi secolari e tradizioni antichissime dal sapore magico regnano sovrani nelle più vecchie aziende agricole Mapuche. Tutto questo in un solo Paese.  Le caratteristiche geografiche e ambientali fanno del Cile una cosiddetta “isola continentale”, un luogo isolato biologicamente dall’Oceano Pacifico a Ovest, dal tratto più alto di Cordigliera delle Ande a Est e dal deserto di Atacama al Nord, tra i più aridi al mondo. Queste particolarità fanno sì che esistano pochissime minacce biologiche per la vite, tanto che molte di esse sono ancora a piede franco e la brezza oceanica, unita a un clima particolarmente soleggiato, contrastano la possibilità di malattie legate all’umidità; la maggior parte delle uve quindi cresce in un ambiente che può definirsi “bio” o per dirla col loro termine “organic”, pur non essendo sempre certificate in tal senso.

Nella parte centrale del Paese, per circa 1200 Km, si estende una specie di unico grande vigneto, in una zona caratterizzata da un clima mediterraneo e densa di micro zone e vallate con caratteristiche ambientali e di suolo uniche.  Per l’appassionato di vino è praticamente un piccolo “paese dei balocchi” anche se i costi delle degustazioni e delle visite in cantin non sono sempre così accessibili.

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Questi 6 luoghi del vino nei dintorni di Santiago sono a mio avviso da tenere in considerazione per vivere una reale esperienza di assaggio “andino”. Ma con calma, ci sono pur sempre 5 fusi orari da smaltire!

  1. Bocanarìz VinoBar

Una prima ottima opzione potrebbe essere proprio quella di addentrarsi nei meravigliosi quartieri bohemienne di Santiago, la vibrante capitale, passeggiando tra edifici del primo Novecento e modernissimi grattacieli. Bocanarìz Vino Bar si trova nel Barrio Lastarria (Calle José Victorino Lastarria 276, Santiago) ed è probabilmente una delle enoteche meglio rifornite della città. La sua carta dei vini è stata più volte citata e premiata dalla prestigiosa rivista Wine Spectator. L’obbiettivo principale del locale è quello di proporre una ricca offerta gastronomica e dall’altro lato proporre interessanti degustazioni all’insegna del vino cileno.

Le degustazioni tematiche proposte si possono scegliere da un vero e proprio menù con più calici in assaggio: tra questi alcuni molto interessanti sono Expresiòn del Pacifico, assaggio di vini caratterizzati da una particolare influenza oceanica, Vinos de Autor, l’espressione di grandi firme dell’enologia nazionale, De Mar a Cordillera, dal mare alla Cordigliera e quello che ho scelto io: Carmenère Emblema Nacional, un percorso di 5 assaggi attorno alla massima espressione di questo vitigno molto particolare, di origini francesi ma considerato autoctono dai Cileni, che l’hanno riscoperto tra i propri vigneti circa un ventennio fa. Le sale interne sono gremite di macchine all’azoto per poter servire tipologie di prodotti anche di fascia alta ma alla portata di tutti.

  1. Viña Aquitania

Già nei dintorni di Santiago possiamo trovare due vigneti in produzione, nella zona immediatamente circostante alla cintura metropolitana. Viña Aquitania (Av. Consistorial 5090, Santiago, Peñalolén, Región Metropolitana) è una bodega (termine spagnolo con cui si identifica una cantina che produce vino) che sorge più in alto rispetto alla città, proprio a ridosso della catena montuosa delle Ande. In questo vigneto si coltiva Cabernet Sauvignon e Syrah. Attaccato al vigneto, la cantina di Viña Aquitania, da cui si accede a un mirador che offre una visuale mozzafiato: da un lato le Ande che digradano verso sud e sotto di queste la metropoli che si espande a perdita d’occhio. Viña Aquitania ha una storia abbastanza moderna che fonda le sue radici nell’esperienza francese: nel 1990 tre soci, tra cui Bruno Prats e Paul Pontallier, stimati agronomi e vignaioli della regione di Bordeaux, acquistarono 18 ettari nella periferia di Santiago, insieme a Felipe de Solminihac, vignaiolo cileno di origini francesi. Il terreno è proprio nel cuore della storica “Maipo Valley”, la prima regione vitivinicola della storia cilena ai piedi delle Ande. È possibile anche assaggiare e acquistare i vini prodotti, praticamente tutti da vitigni internazionali.

  1. Bodega Cousiño Macul

A un paio di chilometri di distanza dalla precedente e raggiungibile anche a piedi, si trova una cantina storica cilena molto conosciuta anche all’ estero: Bodega Cousiño Macul (Av. Quilín 7100 Peñalolén, Santiago). Ci troviamo sempre nella prima periferia urbana, all’inizio della Valle di Maipo, considerata il terroir d’elezione del Cabernet Sauvignon nazionale. Queste due cantine sono spesso molto frequentate proprio per la vicinanza alla città e la facilità con cui si riescono a raggiungere: basta una corsa di autobus o taxi. La bodega è molto prestigiosa e il visitatore viene accolto con grande stile: in questa, vicino a Santiago, con il suo vigneto di Cabernet Sauvignon la famiglia Cousiño ha voluto tenere solo la parte più importante della produzione, il Lota, un vino lavorato totalmente da mani femminili, il cui nome è ispirato alla cava di carbone che alla fine dell’ ‘800 fece la fortuna della famiglia, prima che decidesse di dedicarsi al vino. Tra alberi di rovere francese e un giardino all’ italiana, ben curato, sorge la struttura della cantina, che ha all’ interno una sezione che ospita vecchie botti realizzate con un legno locale, il Raulì, e un’altra con alcuni cimeli storici, come la prima imbottigliatrice automatica, che risale circa al 1920. Particolarmente d’ effetto è il momento degli assaggi nei sotterranei, ai quali si accede attraverso un percorso illuminato da tante candele e si può godere appieno della freschezza della cantina, costruita con materiali locali, ma con una tecnica ingegneristica molto interessante che permette una notevole ventilazione all’interno. Tra i vini degustati mi ha incuriosito molto Shiraz Antigua Reserva, un vino di gran qualità commercializzato a buon prezzo. Uno Shiraz nuovo, originale, inaspettato: colore rosso molto carico e tendente al violaceo, naso che evoca aromi floreali e, inspiegabilmente, una nota che ricorda il mango. In bocca, torna il vero Shiraz, la cui robustezza risulta smussata da un passaggio di 12 mesi in botte piccola che restituisce un finale speziato e piccante.

   4. Bodega Santa Rita

Più fuori dalla città, all’ altezza della località Alto Jahuel ma sempre nella valle di Maipo, sorge un’ altra bodega molto importante, Santa Rita (Camino Padre Hurtado 0695 – Alto Jahuel). Si può raggiungere anche con una corsa in autobus dalla stazione metro Universidad de Chile – Calle San Francisco (linea Alameda – Alto Jahuel). Lasciate le ultime case, il paesaggio diventa improvvisamente brullo, intervallato da ampi spazi rigogliosi che denotano la grande vocazione agricola del territorio. Poco prima di raggiungere questa cantina, appare quella di un altro nome importante dell’enologia cilena e mondiale, Concha y Toro, sicuramente ad oggi la marca più venduta di vino cileno al mondo, che però ho deciso di saltare scoraggiato dalle impressionanti dimensioni che la fanno apparire come un grande stabilimento industriale. Le dimensioni delle cantine cilene e, più in generale sudamericane, sono completamente diverse da quelle che un europeo può immaginare. Diciamo che non esistono piccoli agricoltori né vignaioli che si sporcano le mani in vigna e vendono in prima persona il proprio prodotto: qui una cantina normalmente esce sul mercato con diversi milioni di bottiglie, numeri impressionanti se paragonati alla media delle nostre realtà produttive. Raggiungo la mia destinazione dopo una camminata tra i campi, sotto il solleone. Santa Rita è una bodega con una storia antica da raccontare. La cantina è ricavata da un’ antica casona coloniale color rosa carne circondata dal viola tenue della lavanda e da quello elettrico della bougainvillea in fiore. Richiedono puntualità massima e prenotazione obbligatoria, altrimenti anche se arrivate da 14 mila chilometri di distanza non entrate, ed è previsto un contributo economico per il biglietto d’ingresso (io ho pagato circa 30 dollari). La casona ha un valore storico per la nazione, perché nelle cantine trovarono rifugio nell’ anno 1814 centoventi patrioti di ritorno dalla battaglia di Ranchagua, combattuta per l’indipendenza cilena. Oggi una delle numerose linee produttive dell’azienda, che solo nell’Alto Jahuel conta più di duemila ettari di terreno, è dedicata al mito dei centoventi: centoventi combattenti nazionalisti che qui trovarono rifugio durante la battaglia d’indipendenza. La linea 120 è in un certo senso l’ entry level dell’ azienda, che vanta anche produzioni di altissimo livello. Il 120 comunque, sia in versione bianco sia rosso è uno dei vini più venduti in Sud America e anche negli Stati Uniti. Per l’assaggio ci siamo spostati nella cantina sotterranea, tra teche impolverate che ospitavano bottiglie datate 1984 e le ultime riserve. Particolarmente pregevole l’aspetto emotivo e comunicativo sviluppato durante le visite, che dovrebbe essere d’ispirazione anche per i nostri produttori. L’ospite viene calato in un’ atmosfera molto particolare e accogliente tanto da rimanere impressa positivamente nei ricordi e rendere l’evento visita/degustazione una vera e propria esperienza. Vino consigliato: Santa Rita 120 Cabernet Sauvignon, intenso e con una sottile trama tannica ad accompagnare la beva, un vitigno emblema della vallata di Maipo e allo stesso tempo dall’ottimo rapporto qualità prezzo.

   5. Emiliana Organic Wineyards

Un’ altra vallata interessante è quella che si attraversa sulla Ruta 68, quando da Santiago si va in direzione dell’oceano, verso la città portuale di Valparaiso. Si tratta della Valle de Casablanca, terroir dei migliori Sauvignon Blanc e Chardonnay del Sud America con le sue colline erbose battute da una brezza fresca costante che proviene dall’oceano. Tra queste trovate l’ Emiliana Organic Wineyards, una cantina nota per i suoi bianchi, prodotti in vigneti con certificazione biologica. La cantina è particolarmente orientata a una gestione sostenibile e attenta al rispetto della natura. Emiliana Wineyards  è ampiamente distribuita anche in Italia con ottimi bianchi delicati e di tutto rispetto, tra cui appunto Sauvignon Blanc, Chardonnay e Gewurztraminer.

   6. Valle del Colchagua

La vallata è stata nominata “Regione dell’anno 2005” dalla prestigiosa rivista statunitense Wine Enthusiast, per onorare gli alti livelli qualitativi conseguiti. Si può raggiungere con il “treno del vino”, con partenze due volte alla settimana dal paese di San Fernando e con questo arrivare a Santa Cruz. Sul treno a vapore con carrozze d’epoca i passeggeri possono assaggiare i vini locali godendo del paesaggio vitato e fermarsi per visitare alcune cantine. Pronti a partire?

Per maggiori informazioni  http://www.visitcile.it