LA TOGNAZZA, QUANDO COMUNICARE DIVENTA ARTE di Francesca Fiocchi

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Contaminazioni, ibridazioni, cortocircuiti. Tra comics, teatro, cinema. E, naturalmente, vino. O meglio, dal vino si parte creando delle sovrastrutture che intercettano pensieri e idee sempre in movimento. Perché oltre al vino c’è una storia da raccontare. Ma è come la raccontano questa storia a fare la differenza e che a raccontarla sia un attore, un bravo attore di teatro e cinema, che ha il ritmo del racconto e dell’aneddoto, che è parte del racconto e spesso e volentieri dell’ aneddoto. Comunicazione che è il loro biglietto da visita. Questo è il mood da cui partire e da cui una piccola e unita squadra di amici – collaboratori, cogliendo in pieno lo spirito “ugoistico”, ha saputo traghettare verso il futuro il passato, quella che negli anni ’70 era solo un’ azienda agricola ad uso familiare in una cantina moderna che nel rispetto dei valori fondanti sa dialogare all’ esterno, dimostrando una forte personalità. L’essere presenti alla scorsa edizione di Vinitaly, nel gotha del vino italiano, per il primo anno, fa scaturire in chi li conosce da un po’ di tempo e dall’ inizio, oltre che ammirazione, qualche riflessione. Personalmente chi scrive ha ritrovato degli eterni ragazzi, felici di essere arrivati fin lì, con la voglia di andare oltre, consapevoli di aver compiuto da soli tanti piccoli passetti mettendo un piede davanti all’altro, incastrando tempi, umori, sogni, progetti. E sacrifici. Anni in cui tante cose sono cambiate, soprattutto per alcuni di loro. Ma in una cosa la vita non li ha cambiati: in quel rimanere scanzonati, che in fondo credo sia la loro anima più vera. E il vero successo in una vita. Loro non fingono di essere così per tener vivo il ricordo di Ugo: loro sono così. “Quando siamo partiti l’ errore sarebbe stato fare un discorso di memoria all’ indietro”, ci racconta Gian Marco Tognazzi, reduce dal successo al botteghino di A casa tutti bene, di Gabriele Muccino. “Far rivivere Ugo e la sua storia significava capire prioritariamente che i tempi erano cambiati. La Tognazza aveva la responsabilità di guardare avanti e trovare insieme al coraggio di crescere una propria identità nel panorama vinicolo italiano. Di questo oggi siamo orgogliosi. In una bottiglia non portiamo in giro solo il vino ma il nostro modo di essere, di vivere. E di rischiare. L’ idea all’ inizio era di focalizzarsi sul  Lazio, però ci siamo resi conto che così facendo sarebbe stato solo un percorso celebrativo. Per creare un progetto evolutivo bisognava allargarsi, mettersi alla prova con altre regioni, altri vitigni. Ho provato a unire due territori diversi, la Toscana più il Lazio, ossia il Toscazio. Oggi abbiamo una spalla di vitigni toscani importanti”. E continua: “I miei fratelli hanno seguito un altro percorso ma ognuno di noi ha dentro una parte di Ugo gastronomo: Ricky in genere sta dietro ai fornelli, Maria Sole è più esperta in ristoranti, io sono più concentrato sulla materia prima, sulla selezione, anche perché sono tornato a vivere nel luogo in cui sono cresciuto, a Velletri, nella tenuta dove Ugo curava un orto e si divertiva a sperimentare come cuoco e nel vino. Le cavie erano i suoi amici sceneggiatori, registi, attori del grande cinema italiano. Nomi da brividi che si ritrovavano intorno a un bicchiere e da lì partorivano idee, film. La filosofia di Ugo l’ abbiamo applicata all’ azienda, di lui c’è questo, ossia fare seriamente il vino e comunicarlo in maniera non troppo austera, perché il mondo enoico ogni tanto si prende un po’ troppo sul serio”.

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(In foto sopra, Gian Marco Tognazzi, Alessandro Capria e tutto il team La Tognazza al completo con la moto prima in classifica al mondiale MotoGP )

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EDUCAZIONE CINEMATOGRAFICA. Che dovrebbe essere importante come quella scolastica. Perché il cinema non è solo divertimento e passatempo, ma rappresenta l’ Italia, la sua storia, le sue tradizioni. Con tutte le contraddizioni. Assolvendo diverse funzioni: politiche, culturali, sociali, artistiche. Informative e documentarie. Il cinema è la più importante invenzione dopo quella della stampa. E soprattutto nei momenti di crisi dell’ industria cinematografica va tenuta viva la lezione, vanno tenute vive le nostre radici artistiche, perché siamo un popolo di artisti. “È un percorso culturale inverso il nostro: partiamo dalla campagna e quindi dal vino anche per fa conoscere un pezzo di cinema ai ragazzi, quello della commedia all’ italiana”. In questo modo di snocciolare il racconto La Tognazza è apripista. E, soprattutto, credibile. Perché chi racconta è credibile come professionista. Accarezzando il sogno del rilancio culturale dei Castelli Romani, un’ area dalle potenzialità inespresse che potrebbe diventare un vero polo di attrazione in grado di completare l’ offerta turistica di Roma, amalgamando paesaggio, enogastronomia, natura e storia anche cinematografica. “In questo territorio vissero Vittorio Gassman, Gian Maria Volonté, Anna Magnani, Anthony Quinn, Alberto Sordi aveva dei terreni. Una ricchezza in termini di cultura che non deve essere sprecata”.

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La Tognazza ha innovato il modo di comunicare il vino. Dobbiamo dargliene atto. “Io sono un ‘vinificAttore’, prima vinifico e poi faccio l’attore”, non ha dubbi Tognazzi. “L’ hobby dell’attore rimane, ma il vino è passione e lavoro”. Vino che gioca su un doppio binario: della tradizione e della modernità. Il vino è spogliato di inutili tecnicismi, degni delle parodie del miglior Antonio Albanese, ed è riportato sul piano del divertimento, di una serata scanzonata tra amici. È un modo 2.0 di comunicare, che crea neologismi. “Devo ringraziare il mio team perché nel momento in cui l’ hobby mi porta a non essere presente l’ azienda va avanti e sono sereno. Loro mi aiutano sia nel progetto di mantenimento sia in quello evolutivo. L’enologo Franco Bernabei ha dato la giusta quadratura ai vini. Il prodotto è cresciuto notevolmente e ha ancora margini di miglioramento”.

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Vini che spaziano dalle note leggere del lounge all’ eleganza del blues alla forza del rock. Con un uso sapiente del legno. “Il Conte Mascetti è un Igt Toscana che fa 12 mesi in barrique e unisce sangiovese con merlot e syrah. Siamo partiti dalla linea base con il bianco Tapioco, che ha una parte di Vermentino, i due rossi Come se fosse e Antani per creare un’ altra fascia. Anche il Casa Vecchia è un Igt Toscana, un vino molto classico, blend di Sangiovese e di un 10% di Cabernet Sauvignon, che fa 20 mesi di barrique, mentre il Voglia Matta è uno Chardonnay in purezza, anche qui passaggio in legno, di 15 mesi. Ci manca un bianco speculare al Conte Mascetti. Avrei già un’ idea in merito, rimanendo sulla Toscana con due vitigni che, credo, non siano mai stati uniti in blend. Non sarà un vino ruffiano come il Tapioco ma nemmeno così complesso come il Voglia Matta”, continua. “E poi c’è un progetto di wine creators, con cui vorrei fare un discorso parallelo di acquisizione non di vigne ma di prime vinificazioni unendo territori anche molto distanti, naturalmente controllando tutta la filiera, ma è un discorso a parte rispetto alla Tognazza. Siamo in piena evoluzione”. E ora anche la collaborazione con LCR Honda, ossia con Lucio Cecchinello Racing. “Ci hanno chiesto se volevamo essere presenti con le nostre bottiglie nella Lounge Hospitality del paddock dei MotoGP europei e abbiamo sposato l’ idea perché sono matti come noi. Ci siamo portati fortuna a vicenda: al primo Gran Premio sono arrivati come prima scuderia indipendente, al secondo hanno vinto e ora siamo primi in testa al mondiale”.

Di Ugo Michel Piccoli diceva: “Un uomo serio per niente serio”. Una filosofia che dal cinema passa al vino. E al suo racconto semiserio.

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