UNA MOSTRA PER CELEBRARE IL FAI E DONNAFUGATA di Francesca Fiocchi

thumbnail (9)

Galeotto fu il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, dove Donnafugata è toponimo del feudo dei Salina. Nome che cattura la fantasia di Gabriella Anca Rallo, che battezza con questo nome la nuova azienda fondata con il marito Giacomo nel 1983 nella Valle del Belice, a Contessa Entellina. Ma Donnafugata significa prima ancora “donna in fuga”: era la regina Maria Carolina la donna in fuga da Murat, durante la breve Repubblica di Napoli, nelle terre dove ora sorgono i vigneti.  Il nome porta fortuna e inconsapevolmente nasce un mito che travalica i confini regionali: Donnafugata, appunto. Ossia Giacomo, Gabriella, José e Antonio Rallo. L’azienda rappresenta oggi la Sicilia più autentica concentrato di colore, luce e calore. I colori nel loro continuo divenire sono quelli ben colti da Stefano Vitale nelle sue illustrazioni, che sono diventate etichette per alcune delle bottiglie più famose: un fil rouge tra contenitore e contenuto, tra forma e sostanza, tra artista e produttore. Frutto di intuito e lavoro artigianale, quasi sartoriale, come poi sono i vini di Donnafugata, essenze di intuito, e quindi personalissimi. Illustrazioni che sono il tema di una personale a Milano, a Villa Necchi Campiglio, sede del Fai (Fondo Ambiente Italiano), aperta dal 16 maggio al 22 luglio 2018. Il titolo: INSEGUENDO DONNAFUGATA. Le illustrazioni di Stefano Vitale, il vino e la Sicilia. Un dialogo tra arte, musica, vino e letteratura, che prende forma in un percorso multisensoriale attraverso gli ambienti della Villa che culmina con una degustazione di vini nel giardino delle magnolie, guidando il pubblico, tra colori, profumi e sapori della terra e del mare, dalle pendici dell’Etna fino alle scogliere a picco di Pantelleria. Sono illustrazioni che restituiscono un mood preciso, la bellezza rigogliosa di una terra abitata fin dal Paleolitico, con una storia di dominazioni importanti, laboratorio di culture, fulcro e crocevia strategico del Mediterraneo dai tempi protostorici. Un’ isola che può vantare un’antica tradizione di vitigni autoctoni, molti in fase di studio e recupero, da far impallidire le altre regioni.

thumbnail (2).jpg

(Inaugurazione della personale a Villa Necchi Campiglio, ph. Gabriele Basilico)

thumbnail (6).jpg

Stefano Vitale è un artista dal tratto espressivo ed evocativo, le sue sono vere e proprie “visioni”, che hanno dato vita alle etichette Donnafugata e che raccontano il vino e la Sicilia attraverso un linguaggio fantastico e femminile straordinariamente identitario e unico nel suo genere. La mostra che abbiamo visitato domenica scorsa ha registrato il tutto esaurito già due ore prima della chiusura delle 18. Una coda interminabile che testimonia tutto l’affetto dei milanesi per un’azienda riconoscibile e credibile, improntata su valori autentici e su solide basi famigliari, che sa comunicare emozionando la sua terra e i suoi vividi colori. Sicilia descritta da Gesualdo Bufalino come la “cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia…”. Donnafugata fa vino negli angoli più remoti della Sicilia: dalla sede storica di Marsala a Contessa Entellina, nella Valle del Belice, da Vittoria, patria del Cerasuolo, all’Etna. Queste ultime sono due fra le denominazioni più cool a livello mondiale. E poi la magnetica Pantelleria (Bint al-Riyah o “figlia dei venti” in arabo), ultimo avamposto fra l’ occidente e il deserto, culla dello zibibbo e del tipico alberello pantesco, dominata da un paesaggio di terrazzamenti di pietra lavica sferzati dal vento. Qui nasce il passito Ben Ryé, carico di profumi e dolci magie.

thumbnail (22)

thumbnail (26).jpg

Il legame con il Fai si basa su comuni valori di sostenibilità e tutela del paesaggio e nasce grazie all’ amicizia tra Giacomo Rallo (sopra in foto) e Giuseppe Barbera, docente di colture arboree all’ Università di Palermo che nel 2005 stava conducendo un censimento  dei giardini tipici dell’isola di Pantelleria, i giardini panteschi. Nel 2008 la famiglia Rallo dona al Fai un giardino. Ma non un giardino qualunque: una specie di nuraghe monco in pietra lavica, costruito a secco, con al centro un albero di arancio che si nutre della rugiada notturna. Il giardino pantesco. Alto quattro metri e con un diametro di undici. Giardino simbolo del comune impegno per l’educazione alla bellezza e all’armonia tra l’uomo e la natura. Una donazione che è un’ opportunità per la conoscenza  di questa antica architettura agraria, autosufficiente dal punto di vista idrico. I giardini panteschi sono accorgimenti messi in atto dall’ uomo per fronteggiare il clima molto caldo, la scarsità di piogge e i venti incessanti. Un invito a riflettere sulla scarsità d’ acqua, sui cambiamenti climatici e sui processi di desertificazione del pianeta.

thumbnail.jpg

(In foto sopra, Gabriella Rallo e l’artista Stefano Vitale)

thumbnail (3).jpg

thumbnail (30)

Il progetto espositivo, curato da Lorenzo Damiani, ha la struttura di un racconto che ambisce a disvelare temi universali quali il coraggio, l’amicizia, l’innovazione, l’amore per la propria terra d’origine. Attraverso differenti capitoli e tappe, la mostra svela aneddoti, protagonisti e piccole grandi storie di vita e di lavoro. Quella che va in scena è la storia di una famiglia che ha saputo valorizzare la coltivazione della vite nel rispetto dell’ambiente e del territorio, nobilitando la produzione del vino. Come in un film corale, i protagonisti si alternano nelle foto di Guido Taroni e nelle video interviste di Virginia Taroni che integrano il percorso espositivo. In chiusura, un tributo al legame che unisce il FAI e Donnafugata: l’ ultima illustrazione realizzata da Vitale raffigurante il giardino pantesco donato al Fai. La mostra rappresenta anche l’occasione per conoscere il vino attraverso un’esperienza in musica, con alcuni brani del Donnafugata Music&Wine colonna sonora per il visitatore lungo il percorso. La mostra sarà, infine, accompagnata da un catalogo edito dal FAI, il racconto di un viaggio inseguendo questa donna-fugata ora “innamorata”, ora “innovatrice”, ora “in musica”, ora “isolana”, ora “in moto perpetuo”.

thumbnail (27)

thumbnail (16)

thumbnail (8)

Una storia che inizia ufficialmente a Marsala, sede delle cantine storiche della famiglia, nei primi anni ’80 con Giacomo e Gabriella Rallo. Ma la passione per il vino e la visione vengono da lontano. “C’era un rapporto simbiotico di amore profondo con Gabriella, di lavoro, di passione condivisa, puntando insieme ad obiettivi molto alti, di qualità”, spiega José Rallo. “Una costante del loro rapporto era la fiducia. E il rispetto”. Da una parte c’è lei, Gabriella, insegnante di lingue e letteratura inglese; dall’ altra Giacomo, quarta generazione di una famiglia siciliana dedita al vino di qualità. Giacomo sprona la moglie ad abbandonare il suo lavoro per dedicarsi ai vigneti di Contessa Entellina ereditati dal padre. Gabriella si rimbocca le maniche e si mette a coltivare le vigne in una zona distrutta dal terremoto del ’68, uno dei traumi più grandi della Sicilia, che causò oltre trecento morti e centomila sfollati.

thumbnail (19)

thumbnail (17)

thumbnail (7)

“Porta i pantaloni, impartisce ordini agli uomini e quindi c’è una sorta di diffidenza verso di lei all’ inizio. Ma lei con caparbietà va avanti e la sua azienda diventa sempre più interessante. Un modello virtuoso. Gabriella diventa un pioniere della viticoltura siciliana in un settore enologico fortemente dominato dagli uomini. Dimostrando carattere, piglio, ingegno”, continua José Rallo. È lei che va in prima persona in campagna e insegna ai lavoranti un nuovo modo di potare. Valorizzando i vitigni autoctoni, fra cui zibibbo, grillo, nero d’ Avola, frappato, e sperimentando varietà internazionali. Un nuovo corso per il vino siciliano è tracciato. Ma quando Gabriella e Giacomo creano il logo e le prime etichette Stefano Vitale con i suoi colori non è ancora entrato in scena.

thumbnail (15).jpg

thumbnail (18).jpg

“Di solito se qualcuno entra nel mio studio provo un senso fastidio, invece con la Gabry non è successo”, racconta Stefano Vitale. “Era ospite di una mia vicina di casa ed entrando a curiosare improvvisamente mi chiese se avessi mai disegnato etichette per il vino. Gli risposi di no. Fu l’ inizio di un nuovo percorso. Ci siamo piaciuti a vicenda”. La Fuga, prima etichetta dell’ artista, è dedicata a Gabriella, a colei che è fuggita dal suo passato di insegnante per iniziare l’avventura nel mondo del vino con il marito. L’ artista alla scomparsa di Giacomo nel 2016 gli dedica una nuova versione della sua etichetta preferita: il Tancredi, omaggio al rivoluzionario protagonista del Gattopardo. Tante quelle celebri, come Sedara, dedicata ad Angelica Sedara, l’ affascinante Claudia Cardinale nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti. Claudia Cardinale che in segno di amicizia ha partecipato anche alla celebre vendemmia notturna sull’ isola organizzata dall’ azienda. Ma anche Lighea, ammaliante sirena del romanzo di Tomasi di Lampedusa. E ancora Lumera, protagonista di una poesia siciliana che celebra l’ amor cortese e sperimenta il Dolce Stil Novo. Per non parlare della bellissima etichetta dell’ olio extra vergine di oliva, una coltivazione millenaria in Sicilia: l’albero ha il corpo di una donna che per capelli ha rami e foglie. Forse aveva ragione Goethe: “L’ Italia senza la Sicilia non lascia nessuna immagine nell’ anima: qui comincia tutto”.

thumbnail (14).jpg

thumbnail (11).jpg

thumbnail (25).jpg

VILLA NECCHI CAMPIGLIO, Via Mozart 14 – Milano

16 maggio – 22 luglio 2018

Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 10 alle 18.

Ingresso con visita alla villa: Intero: € 12; Ridotto (Ragazzi 4-14 anni): € 4; Iscritti FAI: gratis

Chiusura dal 13 al 17 giugno 2018.

Per ulteriori informazioni: https://www.fondoambiente.it/