MONASTRELL YECLA, MURCIA di Francesca Fiocchi

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Parliamo ancora di Spagna, meta del nostro prossimo viaggio lungo una ruta del vino che si preannuncia indimenticabile. Parliamo stavolta di Yecla, una cittadina della Murcia, nel Sud Est, con un importante passato islamico, vicina alle più famose Alicante e Valencia. Yecla è l’unica Do della Spagna che copre l’omonima città, altre Do invece ne comprendono più di una. Siamo a una settantina di chilometri dal Mar Mediterraneo ma il clima è continentale come quello di Jumilla: estati calde, inverni rigidi, precipitazioni scarse e una media di ore di sole all’anno altissima, circa 3000. Condizioni estreme che favoriscono la Monastrell (Mourvedre in Francia), che predilige climi caldi e asciutti e che caratterizza l’80% del vigneto Yecla. A sorprenderci è il fatto che oltre l’85% del vigneto iberico, una percentuale più alta dell’Italia, sia coltivato con varietà autoctone, come in questo caso la Monastrell. I terreni della denominazione arrivano fino a mille metri s.l.m.. I più alti (campo arriba), rocciosi, donano complessità e corpo pieno ai vini. Quelli più bassi (campo abajo), sabbiosi, restituiscono vini più semplici, ma sempre di grande personalità e riconoscibili.

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Ne parliamo perché allo scorso Vinitaly, al padiglione International, #WineStopAndGo è stato invitato, unico blog italiano, al tasting. Tre vini, tre aziende. I vini da Monastrell, con le debite differenze tra terre alte e terre basse, sono corposi,  concentrati, molto tannici e con una gradazione alcolica elevata. La prima azienda in degustazione è  Bodegas Barahonda: due fratelli, quarta generazione, i bisnonni hanno iniziato nella seconda metà del 1800 a produrre vino. Summum, 100% Monastrell, da vigne di settant’anni a piede franco, è carnoso, complesso e aromatico, ricco in colore. In questa terra la Monastrell dà il suo meglio. Sono terreni arrriba, ossia quelli più alti, che regalano le emozioni maggiori al naso e in bocca. La complessità deriva da un uso sapiente del legno: 90% rovere americano e 10% francese. Di allungo gustativo e potenza, dai tannini morbidi, questo vino esprime bene il frutto, dosando potenza ed eleganza. Yecla è la denominazione della Spagna che esporta maggiormente: circa il 92% della produzione varca i confini.

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Il secondo è Hecula, uno dei vini-icona della Familia Castano, cantina di carattere familiare, con una lunga tradizione alle spalle nella produzione di vino di qualità da uve Monastrell ed export in oltre quaranta Paesi. Se ci sono circa 120mila ettari di Monastrell nel mondo, 50mila sono in Spagna e 400 appartengono alla famiglia Castano. Più di 500 gli ettari aziendali in differenti proprietà della Do Yecla. Il vino, 100% Monastrell, è più chiuso al naso e meno fruttato del precedente e si sente di più l’alcol. In evidenza note di invecchiamento in legno e di pelle, buona acidità e tannini da lucidare. Sono terreni alti, ma più bassi di Bodegas Barahonda: qui siamo a 750 metri s.l.m., con vigne di una cinquantina di anni.

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Iglesia Vieja (“chiesa vecchia”), terzo vino, emblema dell’azienda cooperativa La Purisima, è un Crianza 2015 e proviene dai terreni bassi: siamo a 90 metri s.l.m., in presenza di viti di quarant’anni da suolo sabbioso e calcareo, un chilo di resa di uva per vigna. Un vino 70% Monastrell e 30% Cabernet Sauvignon e Tempranillo, dodici i mesi in barrique di rovere francese e altri diciotto in bottiglia. Speziato, dal finale balsamico, concentrato, predomina il Monastrell che dà piacevolezza di beva ma va aspettato ancora un po’. Se il primo vino degustato è pronto, gli altri vanno letti in prospettiva.  L’Iglesia Vieja Crianza nasce nei primi anni ’90 da una elaborazione sperimentale di vigne vecchie di Monastrell e rappresenta uno dei primi vini della nuova era della Murcia. L’azienda nasce nel 1946 da alcuni agricoltori che volevano migliorare la qualità degli Yecla. E ci sono riusciti.

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