DA JUMILLA A RIOJA, SECONDO TASTING DEI VINI SPAGNOLI DI FRANCESCA FIOCCHI

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A Vinitaly International #WinestopAndGo è stato invitato dai produttori spagnoli anche al secondo tasting. Quattro vini memorabili: corpo, frutto, lunghezza gustativa. Hacienda Villarta ci ha emozionati, peccato che mancasse il cioccolato!

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Si inizia con Bodega Carchelo, azienda familiare da oltre trent’anni in Murcia, la prima della Do Jumilla a ottenere, in base a un progetto pionieristico, il sigillo di comunicazione responsabile per rispetto dei principi di professionalità ed etica contenuti nel codice della federazione delle associazioni dei giornalisti di Spagna (FAPE). Un’azienda seria, molto attenta all’ambiente e al sociale: ai valori dello sport, ai giovani, alla cultura. Segnalo il vino AUTISTA, il cui ricavato è destinato all’associazione ASTRADE per bambini affetti da autismo. Opera dell’enologo Joaquin Galvez, matura dai quindici ai venti mesi in barrique e non meno di un anno in bottiglia. Un vino preciso, di una pulizia assoluta, come la finalità che si propone. Con questa cantina ci troviamo a 600 metri s.l.m. nel parco regionale della Sierra del Carche, una zona  dal cima mediterraneo e continentale, a ottanta chilometri dal mare, soleggiata e protetta dai venti dalla montagna. Cento gli ettari aziendali situati in distinte vallate e a differenti esposizioni e altitudini. Le varietà coltivate nell’area sono monastrell, syrah, tempranillo (che anche al Sud cresce bene) e cabernet sauvignon. Capisaldi: vendemmia manuale, estrema selezione in vigna e fermentazione malolattica in barrique francesi nuove. Degustiamo il Selecto da uve monastrell, syrah, tempranillo e cabernet sauvignon. Un fruttato esplosivo nonostante l’uso del legno nuovo: il rovere si percepisce appena, così le spezie dolci. Al palato è carnoso, saporito, con note cremose e balsamiche e tannini vellutati. Il suo potenziale lo raggiungerà tra una decina di anni. Davvero versatile.

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Il secondo vino è di Vinto Wines, azienda che tira fuori il massimo della qualità dai singoli vigneti. Oscar Why è un riserva del 2012 DOCa Rioja, cru della linea “The big question about wine”. Tempranillo al 70%, il resto è graciano dei vigneti di San Vicente de la Sonsierra. La cantina vi dirà poco perché è giovane: nasce nel 2016 ad Alicante (Valencia). I suoi vini si rifanno a tre costanti: immagine, qualità e prezzo. Non è il classico Rioja con le tipiche note di ossidazione ma è un vino moderno. Le uve sono raccolte a ottobre, l’invecchiamento è di venti mesi in legno di rovere francese e americano e di due anni in bottiglia. Anche il packaging è giovane e creativo. Non è facile trovare queste caratteristiche di beva e piacevolezza dopo venti mesi di sosta in barrique , la chiave è il suo uso sapiente: le botti nuove sono igienizzate con vapore per evitare sapori amari, così si ottengono tannini morbidi ed equilibrio tra frutto e legno. Siamo distanti da certi vini rustici iberici. Altre bottiglie di loro produzione? Eva Where (un rosé da tenere d’occhio), Alex What (tempranillo), Hugo When (crianza da garnacha, graciano tempranillo), Sara Who (viura).

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Cantina Felix Solis Avantis è un colosso da trecento milioni di euro nel 2017 (+6% rispetto all’anno precedente), che aumenterà la sua capacità di vinificazione nella sede centrale in Valdepeñas, convertendosi così nella terza cantina più grande al mondo, dietro a Gallo Winery in California e ad Accolade Wines in Australia. Miglior bodega spagnola nel Berliner Wein Trophy 2018. E una delle prime cantine a esportare il vino nel mondo negli anni ’80, oggi con una presenza in oltre centoventi Paesi, coniugando tradizione e modernità. Il gruppo nasce in Castiglia-La Mancha e vanta sedi nelle principali aree vinicole della Spagna sotto sette denominazioni: Rias Baixas, Toro, Ribera, Rioja, Rueda, La Mancha, Valdepeñas. Più altre cantine in Cile. Degustiamo un vino della Ribera del Duero, una denominazione che sta crescendo moltissimo in qualità e numeri. Ribera del Duero copre quattro province di Castiglia e Leon, a nord di Madrid: Burgos, Segovia, Soria e Valladolid, per un totale di duecentocinquanta cantine e ventiduemila ettari vitati. Bodega Felix si trova a Burgos. In Ribera conta su settanta ettari propri che arrivano a milleseicento collaborando con quattrocentocinquanta viticoltori della zona. Siamo su un altopiano a 800 metri s.l.m., dal clima continentale, di grandi contrasti, che conferisce ai vini la caratteristica di invecchiare. Sotto questa denominazione si producono per ora solo tintos e rosé.  Ma veniamo al vino. È il Condado de Oriza annata 2014, 100% tempranillo (o tinta del pais), invecchiato in botti di rovere americano e francese per ventiquattro mesi, a seguire altri dodici in bottiglia. Va decantato almeno mezz’ora prima essendo una riserva. Austero, con note minerali, di fumo e di tabacco. Tannini evidenti, decisi.

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L’ultimo vino è firmato Hacienda Villarta. Oltre cinquant’anni di storia, il punto di forza è l’eleganza nell’uso del legno. E naturalmente grandi vini, che difficilmente deludono. Siamo a Toledo, nella zona di montagna dalle terre color ocra e povere di calcare, che favoriscono la produzione di vini eleganti, frutto di tre elementi: clima, acqua (attingono al pozzo), legno (note appena accennate). All’assaggio il pluripremiato Besanas Reserva 2013 Do Mentrida, blend di tempranillo e cabernet sauvignon, in piccola parte syrah e petit verdot. Ventiquattro i mesi di legno, in botti vecchie, gradazione alcolica elevata ma bella presenza del frutto. Una loro caratteristica sono le lunghe fermentazioni. Colore profondo, carico, al naso note di liquirizia e legno francese: vaniglia, spezie, caffè tostato. Di allungo gustativo ma va decantato per la nota erbacea che altrimenti arriva in maniera troppo forte. Da servire a inizio pasto e dimenticarselo. Fino al momento del cioccolato fondente.

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