TASTING ROUTE: MURCIA

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Al tasting dei vini spagnoli di cui vi ho parlato mi sono resa conto che i miei incontri enologici sono stati in effetti più ampi dei sette vini degustati, pur se localizzati nella Spagna costiera. Parliamo di vini mediterranei, caratterizzati da una bella morbidezza dovuta sia ai tannini vellutati sia alla raccolta matura delle uve. Le cantine, che qui chiameremo bodegas, non ci hanno lasciati andar via senza provare dei piacevoli e sorprendenti fuori programma che mi hanno confermato la strada intrapresa dai vini iberici, molto lontani dai giorni di produzione massiva dalla Galizia al Mediterraneo. Qualità che mi ha sorpresa soprattutto in Murcia, zona in passato leader dei vini all’ingrosso e oggi con una nuova linfa ed energia: più qualità, rese basse, legno (finalmente) non più sovrastante e comunque francese perché perfetto per la qualità monastrell, riconoscibilità del vitigno. In questa direzione sta lavorando molto bene l’enologo José Maria Vicente, manager di Bodegas Casa Castillo, cui facciamo i nostri applausi per aver aperto una via verso la finezza degli Jumilla con il Monastrell, la Garnacha El Molar e il Syrah Valtosca. E ricordiamo anche Juan Gil, che nonostante il prezzo di vendita sta realizzando cose molto interessanti da qualche anno a questa parte. In Yecla di Bodegas Castaño abbiamo già parlato, forse la più rappresentativa con i vini Casa Cisca 2015 e Casa de la Cera 2014. Due le altre cantine che ci hanno particolarmente colpiti: Bodegas Barahonda e La Purisima. Cantina Barahonda riesce a fare del monastrell un vino elegante, molto lontano dagli stereotipi più ruvidi e corpulenti. Una bella realtà vinicola e una bella famiglia saldamente ancorate ai valori della terra e in completa simbiosi con il territorio di Yecla, in Murcia, dove nuove e moderne aziende si stanno moltiplicando come i funghi e dove il paesaggio, dalle spiccate attitudini vitivinicole e ritmato da una intensa ruralità, è in armonia con la natura. Un territorio che vuole far conoscere al mondo le potenzialità dell’uva monastrell, oltre ai vitigni internazionali più conosciuti, merito anche dell’intensa luminosità della zona e dell’unicità dei terreni, vini talmente interessanti che quasi dispiace andar via. Caratteristica comune negli assaggi è l’armonia, l’assenza di note stonate, i tannini morbidi: sono vini pronti, molto iberici. Degna di attenzione è anche La Purisima, con i suoi monovarietali e i blend per nulla scontati dove modernità e tradizione vanno a braccetto. La Purisima conta su più di 3000 ettari di vigneto (circa il 60%della Do Yecla) e su più di 100 ettari di viti a piede franco di monastrell, viti che regalano essenza di territorio nel bicchiere. Se il monastrell è l’uva che si adatta meglio a questi suoli e a climi così caldi e secchi e con poca piovosità, altre varietà coltivate con buoni risultati sono garnacha, tempranillo, merlot, cabernet sauvignon e syrah.

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Pregevoli gli assemblage. Personalmente apprezzo il Monastrell con il Syrah, un vitigno quest’ultimo di cui il territorio di Yecla delinea particolarissime caratteristiche organolettiche che esprime benissimo nei caldi frutti rossi e nel carattere intenso. Eccoci ai vini. Da osservare che la vendemmia 2017 ha penalizzato la struttura rispetto alle annate precedenti, ma i risultati sono tutti di ottima qualità soprattutto sui rossi o tintos. El Bicho Raro (che può essere tradotto con “bestia rara” o “tipo strano”) tira fuori al sorso la sua base di garnacha tintorera, un incrocio ottenuto da Henry Bouschet nel 1800 tra Granacha e Petit Bouschet, una varietà ricchissima di antociani. Una miscela esplosiva che in percentuale minore prevede anche syrah e monastrell. Il risultato è un vino caldo e sontuoso, dalla voluminosità ben presente, saporito, fruttato e speziato, intenso e con carica colorante che invoglia al sorso. Di Iglesia Vieja de La Purisima abbiamo già parlato, quindi oggi vi segnalo un vino dallo stile più moderno, ricco di sfaccettature e dal finale lungo: Old Vines Expression 2014, da uve monastrell, syrah e garnacha, 12 mesi di maturazione in barrique di rovere francese che gli conferisce notevole corpo e ricchezza alcolica oltre che ampiezza all’olfatto. E siccome biologico è buono tenete presente anche Barahonda Organic da monastrell e merlot e Organic Barrica da monastrell e syrah (se ne accorgeranno le guide? Penin?).

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Murcia suddivisa in tre Do: Jumilla, Yecla e Bullas. Tre denominazioni con condizioni di suoli similari tranne Bullas, una zona promettente dove il monastrell si esprime al meglio per altitudine e composizione dei suoli. Buoni i risultati sul Monastrell anche ad Alicante e Albacete. Monastrell che in purezza dimostra carattere, come l’Heredad Candela 2015 di Barahonda: fermentazione a temperatura un po’ più alta degli altri monovitigno e meno ossigenazione. Altro monovarietale è il Trapio di La Purisima: vigne di cinquant’anni e resa di un chilo per ceppo per un vino senza compromessi, di ottimo equilibrio e corrispondenza gusto-olfattiva di liquirizia, tabacco, con note minerali e un finale di tostato persistente. Piaceri che conciliano con la vita. Prosit.

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