VINIBUONI D’ITALIA, LE FINALI IN RICORDO DI DONATELLA BRIOSI DI FRANCESCA FIOCCHI

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Friuli Venezia Giulia. Commozione palpabile alle finali della guida ViniBuoni d’Italia, a Buttrio, ricordando Donatella Briosi, la sommelier di origini abruzzesi uccisa dall’ex marito lo scorso giugno in uno studio notarile di Udine. Donatella aveva aderito alla federazione italiana sommelier con sede a villa di Toppo Florio e faceva da supporto alla Pro loco di Buttrio durante la manifestazione Friuli Doc e la rassegna ViniBuoni d’Italia (che si svolge proprio nella fastosa residenza patrizia). Mario Busso, curatore della guida, nella serata finale di proclamazione delle aziende e dei vini premiati con la corona, massimo riconoscimento di ViniBuoni, ha consegnato una targa commemorativa al presidente della Pro loco Emilio Bardus, che commosso ha ricordato l’amica e collaboratrice insistendo sulle qualità umane e sul sorriso “brioso”, capace di sdrammatizzare giornate storte. Commozione e riflessione. Indicibile la tristezza per un episodio che fa male nella sua brutalità e insensatezza. Ma come cantavano i Queen The show must go on. La serata decolla con la lettura dei risultati: 650 i vini finalisti da tutta Italia fra spumanti Metodo Classico e vini da vitigni autoctoni, 441 le corone assegnate dalla commissione tecnica e 350 quelle delle commissioni parallele “Le corone le decido io”. Un elevato numero di riconoscimenti a testimonianza della qualità raggiunta dal vino italiano da vitigno autoctono, una vera e propria risorsa economica, culturale e sociale per un paese. Per l’elenco completo dei premiati vi rimandiamo al sito http://vinibuoni.it/la-guida/le-corone/

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Vi parlerò di due delle aziende che abbiamo visitato durante la rassegna: Tenimenti Civa e Angoris.

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Con Tenimenti Civa siamo a Bellazoia di Povoletto, nei colli orientali, a nove chilometri da Udine. Povoletto si trova sulle due sponde del torrente Torre, a ridosso del confine con la Slovenia, fra le Alpi Giulie e il mar Adriatico. I terreni si sono formati in seguito al ritiro del mare, il clima è ventilato e protetto dalle correnti fredde, con escursioni termiche che favoriscono lo sviluppo degli aromi. L’azienda nasce nel 2016 per iniziativa di Valerio Civa, imprenditore parmigiano fondatore della società di distribuzione di grandi marchi ed etichette Effe.ci Parma. L’ obiettivo era di puntare sul Friuli con un progetto a lungo termine. “Il Friuli Venezia Giulia è una regione particolarmente interessante e con un grande avvenire davanti a sé. Terra di grandissimi vini, anche se per un certo periodo i suoi consumi si sono fermati. Ma ora assistiamo a una ripresa, con una domanda sempre più forte di prodotti friulani, soprattutto bianchi. Crediamo che sia la regione chiave dei prossimi vent’anni, trainata dalla Ribolla Gialla. Non secondario l’ottimo rapporto qualità – prezzo”, spiega Valerio Civa.

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Progetto Ribolla. L’azienda punta a valorizzare sotto la Doc Friuli e la denominazione Friuli Colli Orientali i vitigni autoctoni, scommettendo sulla Ribolla Gialla in versione spumante. Tra le varietà coltivate Refosco e Schioppettino, ma anche gli internazionali merlot, cabernet, sauvignon, pinot grigio e chardonnay. “La ribolla gialla è un vitigno antico, rappresentativo di questo territorio, ma sta trovando solo oggi un grande successo come prodotto moderno, perché ha delle caratteristiche marcate di freschezza e profumi, in più ha un bellissimo nome”, continua Civa, “e incontra il favore del pubblico sia ferma sia spumantizzata. Noi ci concentreremo su un progetto di Ribolla Gialla spumante doc. Negli ultimi anni la ribolla è stata portata avanti come vitigno varietale e quindi non portava in retroetichetta né l’indicazione doc né igt. Dall’anno scorso è stato introdotto un disciplinare con cui si può produrre Ribolla doc secondo determinati parametri. Abbiamo iniziato con un test di 16mila bottiglie, ma da gennaio 2019, visto che possiamo contare su autoclavi per oltre quattromila ettolitri, ne porteremo sul mercato più di 200mila. Siamo stati la seconda azienda vinicola a fare questo tipo di ragionamento”. Uno spumante extra brut. “La tendenza odierna del consumatore è per un gusto più secco e questa è la caratteristica che meglio si addice alla Ribolla. È difficile che sia un prodotto dry, soprattutto nelle zone collinari”. Tenimenti Civa significa 700mila bottiglie (“vendute tutte”, precisa), di cui 100mila di Ribolla, vino aziendale maggiormente prodotto insieme al Refosco. I vigneti si trovano a 200 metri di altitudine su terreno di ponca in cui non cresce mai l’erba. “Sono terre molto secche in cui i rossi si esprimono in modo interessante”, commenta Civa. Friuli Venezia Giulia che quando lavora con serietà sui rossi lavora decisamente bene, con grandi risultati. Focus qualità e invecchiamento. Per il Sauvignon, invece, utilizzano cloni francesi di 30 anni e l’R3. “I cloni francesi sono riservati alla nostra collezione privata, la linea superiore Biele Zoe 85 15. Gli R3 escono insieme ad altri Sauvignon e in questo caso facciamo un blend”. Cinquanta gli ettari vitati in proprietà e conferitori per altri quaranta. Il mercato è al 100% italiano, di cui l’80% grande distribuzione. “Il nostro è un progetto di alta qualità nel carrello a prezzi accessibili. La mancata vendita di tanto prodotto negli anni passati ha fatto sì che negli ultimi tempi si registrasse un calo di prezzo (euro/chilo), pur restando la qualità una costante”. E sul biologico: “Qui da noi è impensabile una gestione del vigneto di questo tipo perché è una zona molto piovosa e con un tasso di umidità altissimo. Proliferano le malattie fungine. Ciò non vuol dire che non si debba essere attenti a un discorso di sostenibilità. Si possono adottare diverse soluzioni per ridurre l’impatto chimico, come il diserbo meccanizzato, inoltre verifichiamo quando è strettamente necessario e su quali vitigni fare i trattamenti”, conclude Civa, che produce un Pinot grigio doc delle Venezie frizzante. “Siamo stati la prima azienda a farlo, due mesi fa. Come Pinot grigio fermo, invece, siamo impostati sulla Doc Friuli, con rese più basse”.

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Angoris. Di questa azienda abbiamo già parlato in diverse occasioni per la qualità raggiunta dai suoi vini, merito dell’enologo Alessandro Dal Zovo. Siamo in località Angoris, a Cormons, cittadina asburgica, di evidenti influenze mitteleuropee. I vini sono territoriali da vitigni autoctoni e da internazionali che si sono ormai acclimatati diventando a loro volta, quanto a risultati, autoctoni. Dal Zovo prima di farceli degustare ci accompagna in un percorso fatto di vigna e cantina.

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Apriamo le degustazioni con lo spumante 1648. L’obiettivo è un Metodo Classico territoriale, che non vuole neanche lontanamente scimmiottare qualcos’altro. Uno Chardonnay 100%, allevato alla cappuccina, da vigneto del Collio, zona particolarmente vocata alla viticoltura. La vigna per la sua esposizione a nord gode dell’aria fredda della notte e di una buona escursione termica, fondamentale per acidità ed aromi. “Per una buona base spumante bisogna produrre uva matura con gradazione alcolica bassa, il che implica una gestione oculata della vigna per quanto riguarda quantità ed esposizione”, spiega Dal Zovo. Un ettaro lo chardonnay, circa 70 quintali per ogni ettaro la resa, settemila bottiglie annue di Metodo Classico, 80mila di Charmat. “La liqueur non è altro che la sua base spumante lasciata invecchiare in barrique nuove. Senza aggiunta di zuccheri. Non è un pas dosé dichiarato ma in sostanza sì”, continua. Uno spumante che è un omaggio all’anno di fondazione dell’azienda, il 1648. “Questo vino nasce con me nel 2006, ero entrato in azienda l’anno prima”. L’affinamento è di 40 mesi sui lieviti, ottimo l’equilibrio.

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Suo anche lo Spiule che assaggiamo, una riserva del 2015. Un vino che esce non prima dell’1 novembre dell’anno successivo alla vendemmia. L’uva arriva da Rocca Bernarda, una zona collinare di origine vulcanica, che si stacca da quello che è il contesto del Collio perché gode di un’escursione termica e di ore di caldo maggiori e beneficia di più dell’aria marina. Vocata per le uve che hanno bisogno di più caldo: tocai friulano, chardonnay, ribolla e un po’ tutti gli autoctoni friulani, compreso il pignolo, ma anche il merlot. Vendemmia a mano, vigna di 25 anni e due tempi di vinificazione: un primo raccolto viene effettuato a maturazione per circa l’80% e vinificato in acciaio; il secondo, un 20% che viene poi vinificato con fermentazione completa e affinamento in tonneaux da 500 litri, avviene con uva in surmaturazione. L’assemblaggio è previsto nel mese di luglio, a seguire un altro anno di affinamento in bottiglia. “L’obiettivo è che il legno sia la cornice del quadro e non il quadro”, precisa. E poi il progetto Pinot nero, con conversione di un vigneto di mezzo ettaro nella zona doc Isonzo, da terreno ghiaioso. “Facevamo con quest’uva un Metodo Classico. Io ho ridotto la produzione da 100 quintali ad ettaro a 60 e adesso lo vinifichiamo in rosso, 70% acciaio e 30% legno. Siamo usciti allo scorso Vinitaly con l’annata 2016”, continua. Pinot nero friulano che fonde la sua forza sull’eleganza, con ottime mineralità e speziatura da pepe nero. “Alla frutta preferisco le spezie. La frutta rossa me l’aspetto più in un Pinot nero altoatesino perché il grappolo matura diversamente. Qui il terreno è ghiaioso, con argille rosse, quindi andiamo sulla parte evoluta del Pinot nero, su note speziate, su un vino da lungo invecchiamento piuttosto che su uno più fresco, d’annata. Siamo più vicini a un Pinot nero francese che a uno altoatesino: c’è una correlazione sia di altitudine sia di terreni. Queste sono tutte produzioni limitate perché rappresentano il vertice della nostra piramide qualitativa”, conclude. In totale l’azienda produce 700mila bottiglie. Il Collio Bianco Riserva 2015 è una piacevolissima sorpresa. Un vino molto caratteristico e di grande finezza, Tre bicchieri del Gambero Rosso. Da uve vendemmiate separatamente di tocai friulano (60%), sauvignon (30%), malvasia istriana (10%). Solo acciaio, imbottigliamento a luglio e un altro anno di affinamento in bottiglia. Caratteristica di quando si fa un uvaggio è che nessuno dei tre vitigni spicchi ma ci sia armonia, complementarietà. Il tocai friulano conferisce struttura e imponenza, il sauvignon freschezza, la malvasia eleganza. Straordinaria la tenuta di un Friulano 2009 riserva aperto appositamente per noi. È il caso di dire che il Friuli non ci delude (quasi) mai.

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