… IL BICCHIERE CI PORTA IN FRIULI VENEZIA GIULIA! DI FRANCESCA FIOCCHI

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Non me l’aspettavo. Sì, non mi sarei mai aspettata di trovarmi a comunicare accanto a Roberto Felluga, a Capriva nel suo quartier generale, la filosofia aziendale e il territorio a un gruppo di austriaci che in Collio vengono appositamente per i suoi vini. Per i vini  Marco Felluga e Russiz Superiore. Una casualità che mi ha fatto davvero piacere durante il mio viaggio in Friuli Venezia Giulia alla fine di luglio ospite delle selezioni di ViniBuoni d’Italia. Sottolineo austriaci abituati a bere non bene ma benissimo a casa loro, con Riesling e Gruner Veltliner che raggiungono vette qualitative vicine a quelle tedesche. Parlando di Felluga parlo di Marco Felluga in primis, il patriarca, che a dispetto dei suoi novant’anni ama conversare di vino e quando gli chiedo se è stato esigente nella vita con figli, collaboratori, mi risponde pronto: “Più che esigente intransigente”. Una famiglia la sua che ha fatto la storia del territorio e del Consorzio Vini Collio. Un territorio dove la qualità media è altissima. Poi ci sono quattro o cinque punte di diamante, di alcuni ho già detto, degli altri vi dirò. Ci sono aziende che hanno una qualità alta su uno, due prodotti, ma è difficile trovare chi ce l’ha su tutti. I vini Marco Felluga e Russiz Superiore raccontano storie a parte, fantastiche, vivono di una vita propria e molto lunga, non hanno bisogno di tante spiegazioni, si sanno raccontare da soli, nel bicchiere. Ecco perché non mi è stato difficile parlarne. Giocavo facile…

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Delle aziende di Roberto Felluga vi ho raccontato in occasione dell’uscita del libro “Una storia di intuizioni”, alla cui presentazione milanese ero stata invitata. Ora vorrei soffermarmi sui due vini degustati, un rosso riserva con una vita lunghissima ancora davanti a sé e un bianco che visto il lungo affinamento è come se fosse una riserva. Sono vini con una struttura importante, dove la potenza non sovrasta mai l’eleganza e l’armonia d’insieme, mentre questo non sempre accade nei Riesling austriaci. Nel bicchiere li riconosci subito, l’impronta di Russiz Superiore è chiara e percettibile ed è sempre un piacevolissimo incontro. Sono vini che stanno bene anche da soli tale è la loro precisa e complessa connotazione gusto-olfattiva. Sanno tirar fuori le viscere del Collio: funghi, tartufi, note terrose. Sembra che arrivino al centro della Terra per tornare indietro carichi di complessità minerale, sapidità, sapore, di quel tocco personale del terreno, la ponca, una stratificazione di marna e arenaria di origine eocenica che insieme al microclima, all’escursione termica e agli influssi della Bora triestina mette la sua firma esclusiva sull’annata. Terra, aria, mare, luce, vento ed energia si restituiscono nel calice. E rimani lì, sospeso ad ascoltarli. Vini bianchi che con la loro struttura non trovo difficile abbinarli con il prosciutto crudo, anche affumicato.

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Degustiamo due Russiz Superiore. Più che altro ascoltiamo cosa hanno da dirci. E sono fiumi di parole, come quelle di un amico che non vedi da tempo. Il racconto parte da lontano e procede ordinato, si sviluppa nel suo articolato divenire e dopo un lungo invecchiamento ti consegna un oggi brillante, con un potenziale ancora di crescita. E tu ti accorgi che non hai molto da dire, perché hanno già detto tutto loro. Che vino il Collio Bianco Col Disore 2006, dodici anni di affinamento! Chi dice che i bianchi friulani sono solo giovani non conosce il territorio, o meglio del territorio conosce solo una parte. I bianchi del Friuli, quando è sottesa la qualità, sanno sostenere molto bene il passare degli anni, migliorano esponenzialmente. Come questa bottiglia le cui uve vengono raccolte in parte surmature (5%), blend di Pinot Bianco, di grande espressione, Friulano, Sauvignon, Ribolla Gialla. Breve macerazione a freddo, lieve pressatura, fermentazioni in botti di rovere da 15-30 hl, maturazione da 12 a 18 mesi sui lieviti  in legno grande e un anno di bottiglia. È l’espressione perfetta di cosa intende per vino bianco Felluga. E vigne vecchie di oltre 50 anni che spingono sulla complessità. Vi ricordo che nel centro del vigneto di Russiz Superiore è stata ritrovata un’antica barriera corallina che apporta salinità ai vini. Il punto di partenza è sempre la terra. Ritroviamo complessità minerale, frutta gialla matura, con rimandi tropicali, un floreale bianco ed erbe aromatiche che ingentiliscono il naso. In bocca il Col Disore è morbido, setoso, con un accenno di vaniglia, tutto giocato sull’equilibrio tra sapidità e freschezza. Un piacevole tono agrumato sostiene il sorso. Il finale è caldo e leggermente ammandorlato. “Il progetto è nel vigneto. In cantina stiamo molto attenti ai tempi di macerazione, alle temperature, all’ossigeno, alla solforosa, ai travasi. Tutti i nostri vini sono firme esclusive dell’azienda perché provengono da selezioni massali, però questo lo sentiamo di più nostro perché è un cru. Col Disore nel dialetto friulano significa ‘colle di sopra’, uno di quelli più alti, con le esposizioni migliori. La nostra garanzia non la conferisce una certificazione ma la serietà e la sostenibilità con cui lavoriamo”, spiega Roberto Felluga.

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Ed ora il Collio Rosso Riserva degli Orzoni 2001. A dimostrazione che anche in Friuli si possono fare vini rossi di struttura importante e a lunghissimo invecchiamento, sempre se alla base c’è un’estrema qualità dell’uva e un progetto serio e a lungo termine nel vigneto. Questa riserva  da varietà internazionali (75% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot, 10% Cabernet Franc) matura in piccole botti di rovere e successivamente in bottiglia per un periodo complessivo di almeno tre anni. Noi assaggiamo l’annata 2001, che ha un potenziale di invecchiamento ancora di 10-15 anni. Una firma autentica del produttore valorizzando il nome di un’antica famiglia nobiliare, gli Orzoni, proprietari della tenuta tra la metà del 1500 e la fine del 1700. I rossi rappresentano il 20% della produzione aziendale. Questo vino sta invecchiando con eleganza, è intenso e dalla complessità aromatica impressionante. I profumi di bosco, prugne e ciliegie sotto spirito sono tenuti a bada dalla lunga maturazione che li mantiene su una linea di profondità, delicata la speziatura. Ed ecco arrivare rimandi balsamici, suggestioni di cacao e funghi, note terrose, di tabacco, cuoio. Pieno e avvolgente al palato e di buona corrispondenza: anche qui potenza e persistenza non sovrastano l’eleganza. Con un tocco di liquirizia. Dal fascino voluttuoso. “Stiamo facendo esperienze sui colori dell’acino perché a seconda della colorazione possiamo ricavare un corredo aromatico piuttosto che un altro”, continua Felluga. “Le varietà internazionali sono biotipi nostri frutto di selezioni massali. C’è stata l’intuizione di mio padre che io porto avanti ed è questa l’unicità della nostra realtà aziendale”. Oggi si continua sulla strada dell’innovazione e della ricerca aperta da Marco Felluga. “Per la nostra costante spinta a migliorarci quando abbiamo intrapreso il percorso biodinamico abbiamo invitato Nicolas Jolie, antesignano della biodinamica francese. Poi è arrivato il biologico. A un certo punto abbiamo capito che bisognava andare oltre perché né uno né l’altro rappresentano pienamente la nostra idea di sostenibilità. Siamo andati alla ricerca di altre cose. Abbiamo visto che un processo con acqua e ozono può darci dei risultati e quindi abbiamo interpellato un ricercatore italiano poi uno neozelandese fino ad approdare in Texas. Ci siamo confrontati con l’Università di Udine. Se con un solo supporto di acqua e ozono invece di fare sette-otto trattamenti li riduciamo a due, otteniamo già un grande risultato. Spero che la gente capisca sempre di più l’importanza di impattare meno il vigneto. Questo esperimento così come il progetto VIVA, legato alla viticoltura sostenibile, non ho deciso di seguirli per tenerli per me. Mi auguro che siano un input per tutto il territorio, per tutta Italia”. E a proposito di sfide aggiunge: “Il nostro obiettivo è ridurre la solforosa e l’alcol sempre di più. Avere complessità ma senza raggiungere per forza un grado alcolico di 14,5-15% Vol.. Vorrei più bevibilità. Ci sono zone al mondo che fanno vini eccellenti con una percentuale di alcol del 12-12,5%. Ci stiamo lavorando”. E noi vi aggiorneremo.

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