IL NOSTRO VIAGGIO IN MURCIA DI FRANCESCA FIOCCHI

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Prosegue il racconto sulla Spagna, sperando di fornirvi spunti per ottime bevute. Oggi vi parlo del nostro viaggio in Murcia, sulla strada del Monastrell, il vitigno rosso più famoso della regione. Fra vino, reperti archeologici e luoghi di una bellezza selvaggia e di una luminosità talmente abbagliante da restarti appiccicati addosso come l’Attak. Sotto 40 gradi in media di caldo. Siamo nella parte sud-orientale della Spagna, sul Mar Mediterraneo, stretti fra l’Andalusia, la Comunità Valenciana e a nord Castilla-La Mancha. Una zona arida d’estate e con inverni molto freddi, ricca di tradizioni popolari e permeata di misticismo, consolidato il turismo devozionale. L’economia è basata sull’agricoltura, in particolare ortaggi e frutta. Di grande suggestione l’itinerario enoturistico di Bullas, vigneti fra 400 e 1000 metri, Jumilla e Yecla, tre città di secolare tradizione vitivinicola ad altissimo tasso di meraviglia. Dai suoli calcarei, pietrosi, soprattutto in Jumilla e Yecla, con vigne vecchie senza portainnesto. E con tanta qualità nel bicchiere e margini di crescita grazie a studi e sperimentazione continua su varietali, monovarietali e assemblaggi. I vigneti sono laboratori a cielo aperto, docet Bodegas Castaño, la cantina che abbiamo scelto di visitare per la capacità di coniugare tradizione e ricerca. Questo triangolo virtuale, cui aggiungiamo anche Albacete e Alicante vista la qualità raggiunta da Monastrell e Garnacha Tintorera, è la Spagna più autentica, al di fuori delle solite rotte commerciali e turistiche, da vivere in maniera slow: a piedi o in bici tra monti, fertili pianure, piscine naturali (come El Salto del Usero vicino a Bullas) che ci mostrano la meraviglia di una natura incontaminata. E il mare, che  si fa sentire nei vini. Ai confini con la Murcia risalendo verso Valencia incontriamo la provincia di Alicante: più di trecento giorni di sole all’anno, spiagge bianche a ridosso del monte Benacantil: sulla sua sommità si erge il Castello di Santa Barbara con vista sulla baia (che vi assicuro rigenerante dopo le fatiche della salita).

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(El Salto del Usero, una delle sette meraviglie della regione)

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IL REGNO DELL’UVA MONASTRELL. In Murcia sono 47.130 ettari vitati per tre denominazioni di origine: Yecla, Jumilla e Bullas. E Monastrell con timbri diversi:  Yecla e Jumilla spingono più su aromi mediterranei e vini morbidi, dai tannini setosi; quelli di Bullas sono più opulenti, forti. Yecla, tra Jumilla e Alicante, è l’unica denominazione che comprende solo una città, l’omonima. Tradotto significa più o meno ottomila ettari di vigneti, il 23% del totale regionale, un fazzoletto di cantine, a malapena dieci, contro una cinquantina della D.O. Jumilla, dove gli ettari coprono il 61%. Jumilla, la più conosciuta, la più mediatica. Quanto all’export, Unione Europea, Stati Uniti, Cina e Giappone assorbono il 70% della produzione della Murcia (tre milioni di litri della D.O. Yecla, 19 di Jumilla e 800mila di Bullas). Un’area in cui c’è chi fa ancora invecchiamento in legno invasivo. Bodegas Castaño, nel centro di Yecla, è il referente indiscutibile del territorio per il Monastrell. Qualità anche su alcuni vini della cooperativa La Purisima. Segnalo inoltre Lavia in D.O. Bullas, Pepe Mendoza ad Alicante, José Maria Vicente di Casa Castillo, Juan Gil e Bodegas El Nido in D.O. Jumilla. Bodegas Castaño è una solida realtà familiare con potenziale di crescita, una cantina che ha nobilitato il Monastrell della denominazione, pioniera nella difesa del suo valore storico e culturale. Forse non tutti sanno che il nome Monastrell deriva dai monaci che furono i primi a coltivare questa varietà. L’uva, assetata di sole, si addice perfettamente al clima caldo e asciutto della Murcia. Monastrell che vinificato in purezza regala l’espressione migliore: vini meno “piacioni” che in passato, più giocati sull’eleganza e sulla freschezza. A partire dalla metà degli anni ’80 alcune cantine hanno iniziato in Yecla una rivoluzione silenziosa, pionieristica, per vini più varietali. Due le sottozone: Campo Abajo e, ad un’altitudine maggiore, Campo Arriba, dove si producono vini con più estratto. Oltre alla monastrell sono coltivate garnacha tintorera, macabeo, garnacha tinta, tempranillo, cabernet sauvignon, syrah, merlot, chardonnay, petit verdot e un po’ di moscatel. Yecla esporta più del 90% della sua produzione in oltre 40 paesi.

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(Sopra, con l’export director Daniel Castaño)

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Bodegas Castaño significa radici, tradizione, autenticità, puntando su un vitigno autoctono: il monastrell. La cantina è storica e risale al capostipite Ramon, ma le prime bottiglie uscirono sul mercato solo nel 1980, annata ’78, con il nome di Viña Las Gruesas,  da una delle proprietà (finca) aziendali che con i suoi 195 ettari è la più estesa. D’ora in poi il vino seguirà la strada dell’imbottigliamento e quindi della qualità. E la cantina conoscerà un’inevitabile espansione. Oggi sono 650 ettari vitati, di cui 400 a monastrell, un dato importante se consideriamo che nel mondo la superficie che occupa questa varietà è di 120mila ettari, 50mila in Spagna. In California e Sud Australia è conosciuta come Mataro, in Francia è il Mourvedre. I vigneti della famiglia Castaño sono ripartiti in nove fincas: Las Gruesas, El Spinal, dove c’è un vigneto sperimentale con varietà internazionali da differenti latitudini, Pozuelo, Arabì, Casa Marta, Hoya Muñoz, Las Gateras, Casa Igarza ed El Cuadrado, l’unico fuori dalla D.O. Yecla. Diversi i riconoscimenti all’estero. Due vini si sono aggiudicati l’argento e il bronzo al Decanter Asia Wine Awards fra migliaia di campioni da tutto il mondo, rispettivamente Castaño Organic Monastrell 2016 e Hecula Monastrell 2015.

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Tutto parte dalla vigna. Da una grande attenzione per i varietali. Il territorio che si apre allo sguardo sembra non conoscere confini.  Bodegas Castaño è la prima cantina in Yecla a ragionare su vini monovarietali tintos da uve monastrell: Hecula, dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, due biologici (uno giovane e l’atro invecchiato quattro mesi in barrique) e il premium Casa Cisca, da vigne più vecchie, di cento anni e a piede franco, del terreno migliore, a 700 metri di altitudine. Eravamo curiosi di assaggiare da finca El Cuadrado un vino da uva monastrell con una piccola aggiunta di petit verdot, ma ci dicono che non è più in produzione perché l’obiettivo è valorizzare la D.O. Yecla. Monastrell che è l’unico vino in purezza, ma lo possiamo trovare anche in assemblaggio: con le altre varietà, invece, si fa solo il coupage.

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CAMPO ARRIBA E CAMPO ABAJO. La prima che visitiamo è finca Las Gruesas in Campo Arriba: minor produzione ma maggior qualità, ottima escursione termica che rende il vigneto più umido e suolo pietroso che conferisce mineralità ai vini. Duecentocinquanta i litri di pioggia all’anno. Con Campo Abajo siamo a 400 metri di altitudine e a 30 chilometri di distanza: suolo più argilloso e ricco di materia organica, un solo vigneto, Espinal, dove si coltiva anche merlot e cabernet sauvignon. Tre gli enologi: il superlativo Mariano Lopez, Ramon Castaño e sua figlia Angela. Le vigne più giovani hanno cinque o sei anni. La nostra visita prosegue nei vigneti biologici, tre i vini: un Macabeo monovarietale e due Monastrell: uno giovane e l’altro invecchiato. “Viste le condizioni climatiche di questa zona, molto secca e calda, non corriamo il rischio di malattie fungine. La maggior parte dei nostri vigneti non è certificato biologico ma è come se lo fosse perché i trattamenti sono ridotti al minimo”, spiega Angela Castaño. A lato delle vigne ulivi delle varietà Royal, Picual e Cornicabra per una piccola produzione di olio extra vergine.

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(Sopra, il monte Arabí con le pitture rupestri)

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I vini li degustiamo con l’enologa Angela Castaño, quarta generazione della famiglia (in foto ⬇️). Di lei colpisce la competenza internazionale: non a caso Angela, compiuto il ciclo di studi, si è presa un po’ di tempo per viaggiare e assorbire come una spugna nuove conoscenze.  Ci racconta di avere fatto la vendemmia in molti paesi del mondo: dal Cile alla Nuova Zelanda, ma anche Argentina, California, Australia, Francia, Germania. Ed è ritornata in azienda con idee precise e voglia di sperimentare. Oggi si divide fra la cantina e la vigna. “Monastrell a parte, il macabeo è la nostra prima varietà. La seconda che meglio si è acclimatata è la garnacha tintorera”, spiega.

Ora i vini: alcuni ci hanno emozionati più di altri ma tutti partono da un livello alto di qualità. Con il Monastrell si raggiunge l’eccellenza. Il primo in degustazione è un bianco di ottima bevibilità da uve macabeo e chardonnay 2016. Il macabeo fermenta in acciaio inossidabile a temperatura controllata, lo chardonnay in barrique per due mesi e poi li uniscono. “Il macabeo è una delle varietà più coltivate”, ci racconta Angela. “È quella regina del cava e del vino espumoso”. Attacco sapido, fresco, fragranze citrine e floreali su tono di un fruttato bianco, con un tocco di lieviti e panetteria, nel finale miele e una nota leggera di barrique che ingentilisce. Setoso. L’acidità del Macabeo compensa la dolcezza dello Chardonnay. Buon equilibrio. Color cipolla il rosato 100% monastrell della finca Espinal, da Campo Abajo di argilla e sabbia. La vendemmia notturna aiuta a preservare il carattere fruttato e gli aromi, il terreno conferisce sapidità e mineralità. Corrispondenza gusto olfattiva di frutta fresca, ciliegia, fragola e piccoli frutti di bosco rossi, con nuances di petali di rosa. Grazioso e gradevole.

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(Sopra, l’enologa Angela Castaño)

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Bodegas Castaño raggiunge con i rossi la capacità di emozionare. Prima di parlarvi del Monastrell Hecula, il loro vino più venduto (300mila bottiglie), che porta in etichetta il volto dell’imperatore Adriano, non possiamo svincolare il nostro racconto dalla città di Yecla, che è una fra le più importanti enclave romane, di grande ricchezza archeologica. Nelle viscere del sito di Los Torrejones è stato ritrovato un busto dell’imperatore Adriano risalente al 135 d.C.. Una notizia che ha destato molto scalpore. Senza contare che a Yecla ha sede un rinomato museo archeologico municipale, istituzione di carattere scientifico e culturale. Ovunque ci si giri i riferimenti al mito di Roma sono palpabili. Hecula è l’antico nome romano di Yecla. Nel bicchiere intensità, eleganza, complessità. Hecula 2016 rivela un Monastrell di grande personalità e molto varietale, i sei mesi in barrique di rovere francese (80%) e americano (20%) ingentiliscono con aromi sottili di spezie dolci e un tostato integrato con il frutto maturo un vino franco che gioca su struttura, intensità, tannini morbidi e asciutti, freschezza, con una giusta acidità che lo mantiene in equilibrio. Liquirizia, note balsamiche, un tocco di cacao ed erbaceo conferiscono ritmo al gusto. Per nulla piacione. Saliamo di livello quanto a complessità gusto olfattiva con il Monastrell Casa Cisca 2014, una super selezione di solo (purtroppo) 15mila bottiglie. Rispetto al precedente vigne più vecchie (di cento anni), a piede franco e un invecchiamento in barrique di rovere americano (in maggioranza) e francese più lungo, sui venti mesi, che esalta la personalità del vino e la sua struttura importante con note terziarie speziate, eteree, di cuoio e tabacco, su tono balsamico. In bocca è ampio, il sorso morbido, la salivazione continua: c’è voglia di berne subito ancora. Allungo gustativo di frutta in confettura: piccoli frutti a polpa rossa e nera, fichi, prugna. Sensazioni di aromi mediterranei, resina e viola. Mani esperte hanno saputo tirar fuori eleganza. Una Murcia che ci ha mostrato radici, modernità e vibrazioni nei momenti conviviali. Valorizzando la cultura vitivinicola spagnola nella sua genuinità.

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