ROTARI FLAVIO RISERVA 2009… IN MUSICA. DI THOMAS COCCOLINI HAERTL

rotari-flavio.jpgROTARI FLAVIO RISERVA 2009

BRYAN FERRY MAMOUNA 1994 

Capita che nei miei incontri di Vino & Vinile si parli di un vino nato prima del disco o viceversa. Non c’è una regola, perché l’incontro è frutto di un cammino del pensiero. Com’è avvenuto nei miei precedenti incontri, mi capita la degustazione di una bottiglia e subito la mente mi riconduce a un disco grazie a dettagli ben precisi, sensazioni e percorsi della mente. Così mi è capitato, dopo un periodo di sosta forzato, per FLAVIO, la riserva di Rotari del Gruppo Mezzacorona. L’ho sentito per la prima volta all’anteprima del Vinitaly, quest’anno e si è aperta una prima finestra mentale. Non ho riflettuto e realizzato subito l’abbinamento, forse perché mi ha colpito per prima cosa la raffinatezza, oltre alla complessità di questo spumante Trento Doc. Ho cominciato a far lavorare la mente sulla parola raffinatezza e poi mi sono occupato di altro. A luglio ero a Mezzacorona per la visita in cantina, abbiamo concluso l’interessante giornata con la degustazione e sono tornato su FLAVIO. Poi Davide Semenzato, brand ambassador del marchio, mi ha istigato ad una risposta pronta su quale abbinamento avrei trovato, così ho cercato qualcosa che fosse musicalmente un disco di riconferma, un lavoro musicale che, com’è questo vino per la cantina Mezzacorona, rappresentasse la conclusione di un lungo cammino, aprendo poi nuove porte, ma rimanendo fedele all’idea e al gusto di partenza. Così improvvisamente ho ritrovato MAMOUNA di Bryan Ferry del 1994. Da allora è volato il tempo. Quel disco ha rappresentato per me l’assoluta conferma di un grandissimo autore e artista del secolo scorso, entrato senza riserve nella cerchia degli illuminati del pop contemporaneo anche nel nuovo millennio. Quel disco infatti non è stato la sola chiusura di un lungo periodo di lavori discografici intensi e ricercati del secolo che fu, ma anche l’invito a iniziare il nuovo millennio con la volontà di scrivere nuovi brani originali. Bryan Ferry ha del resto sempre caratterizzato la sua discografia omaggiando grandi autori del passato, con particolare dedizione a Bob Dylan (Dylanesque fra tutti, del 2007); così il disco precedente a MAMOUNA, che nel 1993 sancì di fatto il ritorno dell’autore britannico, Taxi – dopo il capolavoro Bête Noir del 1987 – fu sostanzialmente un lavoro di cover. Per gli appassionati del cantante classe 1945, frontman della storica formazione dei Roxy Music uniti dall’altra mente geniale di Brian Eno, fu dunque una lunga attesa, dal 1987 al 1994, per sentire un disco intero di inediti dell’autore. MAMOUNA fu la base di altri tre dischi in divenire di nuovi brani in perfetta sintonia con lo stile elegante e rarefatto di Bryan Ferry: Frantic del 2002 (non senza alcune cover rese totalmente sue), Olympia del 2010, altro capolavoro e infine, almeno per ora, Avonmore del 2014, quasi a sottolineare una rinnovata vulcanica vena creativa dello stesso Ferry, per quest’ultima ravvicinata frequenza di pubblicazione.
E proprio eleganti e rarefatte sono le note di FLAVIO, il gioiello di casa Mezzacorona, un prodotto di punta estremante curato anche nella presentazione della ricca confezione in box di cartone, dall’elegante bottiglia di scurissimo colore blu-nero. Il millennio 2009 ha una nuova etichetta sinuosa e sintetica, ma perfetta nel dialogo col prodotto. Con un rapporto qualità prezzo inarrivabile, secondo la politica commerciale della casa trentina, FLAVIO si fa onore con questo nome altisonante che ci riconduce al prestigio dell’antica Roma. La coerenza stilistica di questo vino con il resto delle bottiglie della cantina Rotari è una delle caratteristiche peculiari di lavoro del coordinatore enologico di casa Mezzacorona, Fabio Toscana, pur avendo FLAVIO una lavorazione ben più lunga e complessa. Analogamente a Rotari 40, la bottiglia dorata celebrativa della casa (1977-2017), FLAVIO è 100% Chardonnay frutto di una vendemmia eseguita completamente a mano e di una rifermentazione in bottiglia con maturazione sui lieviti per almeno 60 mesi. Il grado zuccherino da Brut lo rende un vino estremamente classico, adatto a tanti palati, con un grado alcolico finale relativamente importante per un Trento Doc, prossimo ai 13 %.
Torniamo al disco per compiacerci delle rare stampe su vinile esistenti, perché ancora non ho trovato ristampe adeguate, probabilmente perché il riscontro di pubblico di allora non fu così massiccio come altri dischi da numero uno delle classifiche britanniche, però qui la qualità va ricercata in alcuni brani arrangiati in modo eccelso, così rarefatti da sembrare il diametro finissimo delle bollicine di FLAVIO che formano nel bicchiere appena versato, poi sul palato, una nuvola di microparticelle spumose piacevolissime. Brani come Your painted smile, The only face, Which way to turn, Chain reaction sono così perfetti, delicati e fortemente Bryan Ferry da risultare inimitabili. Sarebbe banale tentare una classificazione al confronto della straordinaria Avalon, non per una questione di perfezione della lirica e della melodia di quel brano che forse resta unico, ma perché queste canzoni di MAMOUNA non sono diventate memoria storica come quel brano del 1982 ancora firmato dai Roxy Music. Lo stile che Bryan Ferry persegue brano dopo brano in MAMOUNA è come un quadro appartenente a un preciso periodo di lavoro, non si discosta mai e ne rappresenta alla perfezione l’essenza dell’artista. È quasi ridondante sorseggiare un goccio di FLAVIO mentre scorrono le note di Chain Reaction: i dettagli musicali e le note descrittive del vino viaggiano sintonizzati alla perfezione. FLAVIO non è infatti mai esplosivo, violento, semmai è lineare, garbato e pulito, trasmette una grande sensazione di storia e qualità con i sui centratissimi aromi di miele di tiglio e albicocca, pesca e note minerali dolomitiche all’olfatto, frutto anche delle sue vigne selezionate intorno ai 600-700 m slm, sopra le ondulate prime colline di Mezzocorona. Al palato FLAVIO è complesso, raffinato e prima di concedersi a una piacevole lunga persistenza ci regala ancora note di frutta secca, ma anche di dolce pasticceria fine, frutto di precisi lieviti selezionati, lasciando trapelare dettagli di nocciola e un’acidità proprio di fine gusto adeguata e rinfrescante.
E’ difficile separarsi dal disco o da FLAVIO, si sono davvero fusi insieme e raramente ho percepito la schietta sensazione di complementarità fra un vino bianco e un disco pop di qualità superiore. Verrebbe da associare Bryan Ferry a un concetto di eleganza più mitteleuropea strizzando l’occhio ad una società dei consumi da Champagne e Art Nouveau, ma il suo essere eccezionalmente Dandy lo porta fuori dal tempo e lo rende così stilizzato, nei decenni, da ricordarmi il lavoro di Miles Davis, sempre intento a togliere note e suonare sempre meno, passando in quel mondo di mezzo fra Jazz e Pop che non può avere confini geografici, soprattutto per un gran vino.

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