FATTORIA DEL COLLE, PRIMA WINE DESTINATION ITALIANA. Di Francesca Fiocchi

thumbnail (10).jpg“Il Brunello è vivo perché non è un vino standard, ma è frutto di una stagione particolarmente eccellente per i vini di collina. Temperature ottime, un ragionevole tasso di umidità, una variabilità da dolce andamento collinare che conferisce personalità al sorso. Siamo vicino al Tirreno, all’Appennino: quando il tempo è buono si vede l’Abetone e al tempo stesso dalle colline di Montalcino il mare”. Ci troviamo alla Fattoria del Colle a Trequanda, l’antico borgo medioevale tra la Val d’Asso e la Val di Chiana, che si staglia su un poggio e sembra raccontarci un passato senza tempo di cavalieri, armi e amori. L’occasione è il premio internazionale Casato Prime Donne 2018 al teatro degli Astrusi di Montalcino, domenica scorsa. A parlare è Francesca Colombini in Cinelli, vivacità culturale e intellettuale che tradisce i suoi 87 anni, seduta al nostro tavolo durante la cena di inaugurazione del Fienile, la nuova sala per banchetti e grandi eventi dal recupero di un antico rudere, che contribuisce a fare della Fattoria del Colle una wine destination, prima casa vinicola italiana con servizi permanenti di intrattenimento per gli ospiti. Con noi anche Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, alla testa di una realtà da 180 milioni di euro di giro d’affari, 9 milioni di bottiglie di Brunello nel 2017 e 4,6 di Rosso, con un export del 70% (di cui il 30% Usa). Questa occasione ci consente di parlare non solo del Brunello ma della storia secolare dei Cinelli Colombini, una storia di “professionisti e uomini che hanno sempre lavorato con le aziende e con la terra”, e della casa fiorentina, ora di proprietà della figlia Donatella, dove abitava il Boccaccio. Gli antenati di Donatella Cinelli Colombini costruirono la Fattoria del Colle nel 1592, che tornò di proprietà della famiglia trecento anni più tardi, nel 1919, dopo che gli avi avevano perso tutto partecipando alle lotte di religione. Siamo in un territorio che è stato la culla per molti  artisti, scrittori, scultori e musicisti, da ultimo Gerard Fromanger, che vive tra Parigi e Siena. Meta ideale per un viaggio slow, esperienziale, che trasuda di miti e leggende. Prima dei cartelli stradali è la terra dai caldi toni dell’ocra che ci dice che siamo arrivati, che siamo nella campagna senese. La zona delle Crete senesi fra Trequanda, Asciano, San Giovanni d’Asso e Buonconvento è il soggetto preferito di molti pittori: colline ondulate, brulle, qualche cipresso e quercia qua e là, qualche casa colonica isolata, una luce dirompente e i fontoni che raccolgono l’acqua piovana. I suoli sabbiosi e argillosi (un’argilla mista a salgemma e gesso) rivelano in profondità fossili marini e molluschi calcificati, resti dell’azione del mare del Pliocene che si restituiscono nel bicchiere del Cenerentola, un rosso territoriale da due vitigni autoctoni: il sangiovese (65%) e il foglia tonda (35%). “Cosa significa essere montalcinese? Essere di famiglia locale anche se non si è nati necessariamente qui, perché le famiglie si spostano. Io sono nata a Modena perché mio nonno era rettore dell’università là, per la stessa ragione mio padre è nato a Sassari”, ci racconta Francesca Colombini. “Sono bravi i miei figli, Donatella e Stefano. Loro sui 45 anni hanno avuto in mano tutto, si sono rimboccati le maniche e hanno incominciato a pedalare. Quando si nasce in una famiglia di imprenditori e professionisti si sa che prima o poi si devono accettare dei rischi, nel bene e nel male. Io e mio marito sapevamo che avevano i numeri, che avevano delle responsabilità, dato che si erano laureati tutti e due. Ma il merito non è nostro, noi gli abbiamo dato fiducia perché questi erano abituati a correre. A Siena c’era il detto ‘a tombe piene’, ma noi abbiamo sempre ritenuto che le persone andassero lasciate correre al momento giusto, con le gambe buone per poterlo fare, per misurarsi con il problema”. Francesca Colombini Cinelli nel 1981 ha fondato il Premio Barbi Colombini, che dopo diciotto anni si è trasformato nel Premio Casato Prime Donne ed è stato portato avanti con successo dalla figlia Donatella in uno dei borghi medioevali più suggestivi non solo della campagna senese ma di tutta la Toscana: Montalcino.

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Violante Gardini, figlia di Donatella, ci racconta il foglia tonda, uno dei due autoctoni che nel Cenerentola fa la differenza, esaltato da un anno in botte di rovere: “È un antico vitigno, frutto di un importante progetto di recupero. Prende il nome dalla rotondità della foglia che assomiglia a un cuore. Il vino nasce nel 2001, un anno dopo la costituzione del Consorzio del vino Orcia, una realtà molto attiva sul piano culturale, grazie anche all’Orcia Wine Festival ad aprile. Il nostro Cenerentola ha una storia lunga, crede nella tradizione nonostante le due sorelle più famose: il Nobile di Montepulciano e il Brunello di Montalcino, che non hanno niente di più della doc Orcia, una denominazione il cui cammino è stato più faticoso perché si doveva far conoscere. Poi è diventata lo stesso una principessa, che nell’etichetta ha la corona ma non il volto, proprio perché chiunque crede in un progetto coraggioso legato al territorio cerca di migliorarsi sempre di più, di superarsi. Noi nel bicchiere diamo la tradizione. I nostri clienti apprezzano Cenerentola al punto che siamo stati quattro mesi senza bottiglie perché tutti ce lo chiedevano. Il vino bisogna condividerlo con gli amici migliori, solo così si godono i momenti più felici”. E a proposito dell’Anteprima Brunello Riserva 2013 degustata: “È una riserva, qualcosa in più del Brunello, una qualità più alta. Ci poniamo tanti piccoli obiettivi, per noi non è mai abbastanza. In tutto quello che facciamo ci mettiamo il cuore, che non è uno slogan ma il nostro essere toscani nel senso più autentico del termine”. Del Cenerentola e del Brunello assaggiamo anche le grappe. “I clienti sono diventati più delle bottiglie”, ci dice Donatella a proposito del Cenerentola. “È finito sei mesi prima del previsto. E stasera l’inaugurazione del Fienile è anche la festa di un vino che è stato una scommessa di coraggio, del recupero di un vitigno autoctono che dall’oblio è oggi esportato in 18 paesi del mondo e riceve grandi apprezzamenti dalla critica e dai consumatori. Questo è il coraggio che ci fa vincere”.

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(In foto sopra, Francesca Colombini Cinelli e Patrizio Cencioni)

Francesca Colombini Cinelli, un personaggio molto conosciuto nelle terre del Brunello, una donna che ha dato grande impulso al sapere, benemerita della cultura vitienologica e del progresso vitivinicolo, nonché autrice di diversi libri. “Con la Ricostruzione l’Italia rinasce dalle ceneri. Tutti, di qualsiasi colore politico, la auspicavano, volevano vedere la luce. Ne avevamo abbastanza dei bombardamenti. I soldi arrivano dall’America, il Piano Marshall per la ripresa europea, denaro che abbiamo debitamente restituito. Arriva così con l’industria la trasformazione fondiaria. Mio papà mi disse di venire via da Firenze per Montalcino. Ricordo ancora le sue parole, del tenore ‘la vogliamo ricomprare l’azienda, la Fattoria dei Barbi?’. E così è stato, vendendo ciò che era necessario vendere per acquistare altro, a cominciare dalle attrezzature, dai macchinari: serviva tutto”. Buon sangue non mente. Anche Donatella è una donna energica, coraggiosa, di viscerali tradizioni contadine che difende sul piano culturale. Un nome che deriva dal latino Donatus e il cui significato letterale è ‘donato’. Nel 1998 raccoglie la sfida di ristrutturare due proprietà dei genitori: il Casato Prime Donne a Montalcino e la Fattoria del Colle a Trequanda, in zona Chianti e Orcia Doc.

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(In foto, le piscine su due livelli della Fattoria del Colle, con area relax Jacuzzi e Hammam)

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La Fattoria del Colle conta su 17 ettari di vigneto, una struttura agrituristica con 17 appartamenti, camere con bagno, una villa e una chiesa del Cinquecento, tre piscine, un centro benessere, un ristorante e una scuola di cucina. Mozzafiato il panorama della tinaia sulle Crete senesi. Più esclusiva la camera che fu del Granduca di Toscana e della sua amante Isabella. Ma si coltivano anche cereali, tartufi bianchi e ulivi. E poi l’orto delle piante antiche, con vere e proprie rarità, che fa da supporto alla cucina a chilometri zero della Fattoria. Donatella ci illustra una ad una le sue piante: verbena, vari tipi di basilico, habanero, menta dalla sorprendente intensità aromatica e piante tipiche del territorio senese, tra cui il dragoncello (che a Siena è il protagonista delle salse), ma anche aglione, “quello a prova di bacio”, salvia argentata, nepitella, “indispensabile per certe cotture”, la cola, dal sapore e dal profumo di coca cola, l’assenzio, “che a Parigi dava origine a bevande con cui i pittori si inebriavano”. E poi i pomodori, fiore all’occhiello della fattoria: “Stiamo lavorando tanto sui pomodori per salse e insalate, su quelli gialli in particolare, che arrivarono per primi nell’Italia meridionale con la dominazione spagnola. Fu Hernan Cortez che dal Messico e dal Perù portò le piante in Spagna e poi nel resto d’Europa. La varietà gialla inizialmente aveva uno scopo ornamentale, dopo scoprirono come fare le salse: si resero conto che il frutto si poteva mangiare mentre il resto della pianta è velenoso”. Della vendemmia 2018 ci dice: “La speranza è fare un’annata a cinque stelle. Le premesse ci sono: ciclo vegetativo lungo, estate piovosa e autunno caldo come vorrebbe il sangiovese. Avremo vini piuttosto alcolici. Di sicuro sarà una vendemmia enoturistica perché abbiamo un clima perfetto per l’uva e per gli enoappassionati”. Senza dimenticarci delle sue amate tartarughe: “Sono animali con una storia antichissima, di duecento milioni di anni, addirittura prima dell’uomo. Ho letto dei libri ed è nata una grande passione”.

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Nel Casato Prime Donne sono 17 gli ettari di vigneto per il Brunello, con botti e tonneau tra affreschi per una visita immersiva nella vera identità della gente di Montalcino. Prime Donne è un vero e proprio progetto: una cantina con organico interamente femminile, un Brunello selezionato da un panel di assaggiatrici donne di primo piano, un premio che valorizza l’apporto delle donne nella società e un percorso meditativo con i messaggi di queste donne: dal premio deriva un percorso di trekking nelle vigne del Brunello che contiene le dediche delle vincitrici insieme a opere di giovani artisti. Il nuovo padiglione per l’affinamento in bottiglia è dislocato su 450 metri quadrati. Ma Donatella è esportatrice di “toscanità” a 360 gradi: il quarto negozio Toscana Lover, di artigianato moderno, è previsto entro il 2020, gli altri sono a Siena, Bagno Vignoni e Cortona. “Non è un artigianato nostalgico verso il passato ma con maestri di tendenza”, ci spiega. “Sono negozi che hanno saputo intercettare il gusto di un pubblico raffinato, alla ricerca di cose particolari. E stanno andando benissimo. Nel mio essere toscana, nella salvaguardia e nella promozione delle tipicità credo fortemente”. Toscana che è tra le prime regioni, se non la prima, al vertice dell’enoturismo: nel 2017 1,5 milioni di visitatori, +25% sul 2016, tanti gli stranieri che hanno scelto di restare a vivere e lavorare in questo territorio. E poi le sinergie, il far squadra, il dialogo costante fra turismo, vino e cultura in senso ampio, amplissimo. Non a caso nel 2003 Donatella ha pubblicato il Manuale del Turismo del Vino e nel 2007 Marketing del Turismo del Vino, mentre nel 2016 Marketing delle Cantine Aperte. Una “toscanità” che arriva prima della parola e si riassume in uno stile di vita semplice ma vissuto con eleganza e finezza di pensiero. Una cultura che Donatella non ostenta ma vive in modo profondo, personale. Cultura che rimane l’unica via percorribile per la riqualificazione di qualsiasi territorio. Basta avere le persone giuste, quelle che vivono seguendo un mix di testa e cuore. Tra i suoi meriti l’aver inventato Cantine Aperte, l’evento che ha portato al successo l’enoturismo in Italia. Da assessore al Turismo del Comune di Siena ha partorito l’idea del trekking urbano. Tanti i riconoscimenti e i premi, anche a livello internazionale. Nel 2014 è Cavaliere della Repubblica Italiana. E, oggi, è alla scadenza naturale del mandato da presidente delle Donne del Vino, dove in questi anni ha spinto l’acceleratore, neanche a dirlo, su cultura, formazione, marketing e sinergie tra i diversi saperi, battendosi come pochi, come poche, per le pari opportunità, per la valorizzazione del ruolo della donna, nelle sue sfaccettature di mamma, moglie e lavoratrice. “Gli uomini producono vino da 8000 anni, ma le donne da una ventina cominciano ad essere più protagoniste. Nel secondo dopoguerra cominciano ad accedere agli istituti professionali e alle università. Diplomate e laureate diventano tecnici di laboratorio e responsabili della corrispondenza in lingua estera delle cantine. Oggi, da un sondaggio Cribis del 2017, fra le 73700 aziende italiane del vino il 26,5% è diretto da donne. Ma quello che colpisce è la forbice tra la classe dirigente femminile del vino che diventa sempre più numerosa e le ‘stanze dei bottoni’, quelle dei CDA dei consorzi, dove le donne non arrivano al 10%”, continua.

Nel bicchiere troviamo tutto questo. Ecco perché il vino va oltre il suo stato liquido. Quello che il produttore ci consegna è la sua anima, un’essenza, una storia, anche personale, soprattutto personale. E i progetti, come quelli iniziati con le Donne del Vino, sono dei figli. E come tutti i figli hanno bisogno della loro mamma per crescere.

Reportage fotografico dell’inaugurazione del Fienile ⬇️🍷

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(Sopra, Anna Pesenti Buonassisi con Rosy Bindi)

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(Donatella Cinelli Colombini con Gioacchino Bonsignore)

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