RITORNANO… I SIGNORI DEL VINO di Francesca Fiocchi

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Sabato scorso a Palazzo Bovara, a Milano, hanno presentato in anteprima il trailer della nuova edizione, la quarta, de I Signori del vino, realizzata in collaborazione con il MIPAAF. Contenuti nuovi, tanta carne al fuoco per un ritorno che si preannuncia scoppiettante e ricco di emozioni. Fil rouge il vino come fatto culturale, ma soprattutto una bella amicizia che dà linfa al programma e che oggi è molto rara nell’ambiente televisivo. Loro, giornalisti, autori e volti storici della trasmissione, sono Rocco Tolfa, vicedirettore del Tg2, e Marcello Masi, già direttore del Tg2 e oggi conduttore del programma di agricoltura Linea Verde. Sono bravi e simpatici, che non guasta. Che (anche) si divertano traspare. E questo è un po’ il senso della vita: fare le cose che si amano e divertirsi facendole. La prima puntata andrà in onda sabato 27 ottobre alle ore 17.10 su Rai2 e sarà dedicata alla Sardegna. Sardegna, isola del vino in grande spolvero, che inaugura anche il forum Wine2Wine con un’anteprima a Verona il 25 novembre. Quanto alla durata di ogni puntata non saranno più i venticinque minuti cui ci avevano abituati ma quarantacinque. Una promozione che attesta il successo della formula e premia quel loro modo di raccontare garbato, misurato e al tempo stesso popolare, di chi cerca di far arrivare a tutti, con la (rara) dote della semplicità, un messaggio che in fondo non è per tutti.

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A Luciano Ferraro del Corriere della Sera, che li ha intervistati alla presentazione in esclusiva del loro programma, hanno raccontato gli inizi non facili. “Ferraro ha spiegato la storia del vino in televisione fino ad arrivare a noi, fornendoci anche uno spaccato culturale del paese”, dice Rocco Tolfa al nostro giornale online http://www.winestopandgo.com. “Ha raccontato che Mario Soldati alla fine degli anni ’50, con la televisione appena nata, si è inventato il Viaggio nella valle del Po in quattro puntate, intrecciando genti, ricette, tradizioni, che poi diventerà il suo famoso libro Vino al Vino. Negli anni ’70 è arrivato Luigi Veronelli con Ave Ninchi, che hanno rivoluzionato la tv culinaria con una trasmissione in cui si parlava di vino e di cucina tra informazione e siparietti che tenevano incollati i telespettatori. Poi non c’è stato più niente, la televisione non si è più occupata del vino come racconto del mondo del vino, non intendo il sommelier che lo decanta in una trasmissione: di quello c’è pieno”. E continua: “L’idea de I signori del vino è nata per caso. Io e Marcello Masi siamo due appassionati. Lui quattro anni fa era anche direttore di Tg, io facevo il vicedirettore. A un certo punto ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti quello che allora era solo un sogno: ma perché non proviamo a raccontare questo mondo che ci appassiona tanto? In un paio d’ore abbiamo scritto e poi presentato un progetto in azienda, che con qualche difficoltà è stato accolto. La prima edizione è andata in onda a mezzanotte ed era una sorta di prova. Però anche in quella collocazione oraria abbiamo fatto ascolti importanti. E la trasmissione non solo è stata confermata ma è cresciuta”.

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(In foto, la bella Italia raccontata da Marcello Masi e Rocco Tolfa nel loro programma televisivo)

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VINO E CULTURA. “In questa quarta edizione abbiamo scelto dei temi conduttori che raccontano la cultura del vino in Italia, i territori, i loro vitigni tradizionali, i produttori che hanno portato quei vitigni a dei livelli di eccellenza per poi andare a comunicarli in tutto il mondo”, spiega Tolfa. “In Sardegna il tema è stato l’archeologia. Abbiamo visitato il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, dove sono custoditi reperti vinari e sono stati ritrovati dei semi che risalgono a 5000 anni fa, per raccontare che la cultura del vino fa parte della nostra identità millenaria. Un difetto in questo tipo di comunicazione in Italia è che non raccontiamo le storie, che poi sono le storie di quel produttore, di quel territorio e si intrecciano con le tradizioni, i legami, le storie di un singolo vitigno, di un singolo vigneto. In Francia, invece, suonano le campane perché Napoleone fece fermare la sua armata davanti a un vigneto per salutarlo con le sciabole. Da noi storie così ce ne sono tantissime ma non vengono valorizzate”.

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(Il giornalista Rocco Tolfa nella sua rubrica Tg2 diVino. In foto con Josko Gravner)

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(L’Italia e la sua agricoltura eroica)

La loro è una tv che si rivolge a un pubblico generalista e sicuramente è un bel bigliettino da visita per far conoscere l’Italia oltre che agli italiani agli stranieri. Un racconto scevro di descrizioni del vino, tecnicismi fini a se stessi, ampollosità. “Non servono a niente, allontanano le persone. Il nostro modo di narrare è serio ma al tempo stesso abbastanza divertente, perché parliamo a un pubblico Rai e, non dimentichiamocelo, può esserci gente cui non interessa il vino ma la storia di una famiglia, di un territorio”, continua Tolfa. “Quest’anno il programma si amplia e raccontiamo anche aspetti correlati, come l’ambiente, il rispetto della natura”. Rocco Tolfa conduce anche la rubrica Tg2 diVino che va in onda il sabato alle ore 13 all’interno del telegiornale. “Lì realizzo interviste, parlo a un pubblico che si sintonizza per ascoltare la notizia del giorno. Il taglio è culturale”. Dalla prima edizione del programma di strada ne è stata fatta. “All’inizio raccontavamo i signori del vino, da cui il titolo, cioè quei produttori che hanno segnato un territorio, la svolta in una regione. Un esempio è Gaja in Piemonte. Quando inizia a raccontare il suo Barbaresco e il suo Barolo lo fa in un modo tale che affascina gli americani, tanto che il Barolo, che peraltro si produceva anche prima, diventa famosissimo nel mondo. Ci sono dei personaggi che marcano la storia di un luogo in maniera indelebile. La zona del Barolo negli anni ’60 era un’area depressa, così tutte le Langhe. Basta pensare che la gente vendeva a due lire i terreni e andava a lavorare in fabbrica a Torino, alla Fiat. Oggi quella zona è diventata patrimonio dell’Unesco e un ettaro di terra arriva a costare tre milioni e mezzo di euro, più della Champagne, più della Borgogna. Questo per dire che ci sono personaggi che hanno lanciato e fatto crescere un territorio e una denominazione. Abbiamo raccontato Tasca d’Almerita in Sicilia, i Felluga in Friuli Venezia Giulia. Livio Felluga è morto qualche anno fa a 103 anni e la sua storia è incredibile. Anche quell’area si stava spopolando. Lui invece compra terreni e mette la cartina geografica sull’etichetta proprio per dire che quel vino era legato a quel territorio. Poi gli Antinori in Toscana. E il marchese Incisa della Rocchetta, un personaggio schivo che però porta sulle spalle la storia di Bolgheri, che è nata grazie all’intuizione di suo padre. Bolgheri non era zona da vino. Il padre, un nobile appassionato della Francia, importa vitigni francesi, come il cabernet sauvignon. Li pianta lì, fa un vino per se stesso, poi grazie all’enologo Giacomo Tachis, che gli viene mandato da Antinori, nasce un mito sullo stile di Bordeaux: il Sassicaia. In una degustazione anonima a Londra il Sassicaia sbaraglia i migliori Cabernet Sauvignon al mondo. Da allora Bolgheri esplode. Grazie a questi personaggi visionari. È stata la visione che ha accomunato nei diversi territori ed epoche storiche nobili e grandi contadini illuminati. La visione di credere in quelle terre mentre tutti le lasciavano, perché erano convinti di realizzare un vino importante”. O come la storia di Rita Tua, che Tolfa ci racconta con passione. “Siamo a Suvereto, vicino Bolgheri. L’azienda Tua Rita, che si ottiene invertendo le lettere del nome della titolare, produce grandi etichette lavorando ancora con metodo artigianale, come il Merlot Redigaffi, primo vino italiano ad ottenere il punteggio centesimale 100/100 da Robert Parker con l’annata 2000. Ma tanti anche i riconoscimenti di Wine Spectator. I due coniugi vanno in pensione anticipata, nel 1984 acquistano un terreno per vivere a contatto con la natura, fanno il corso da sommelier, viaggiano in Francia. La particolarità è che si tratta di una delle primissime realtà italiane di successo ad essersi sviluppata sul modello ‘vin de garage’. Quando Incisa della Rocchetta chiama i giornalisti internazionali che volevano fare dei pezzi su Bolgheri, invita i produttori della zona. Un giornalista americano rimane colpito da un vino in particolare e il giorno dopo va a cercare la  produttrice, la signora Rita Tua. Ma pur girando in lungo e in largo non riesce a trovarla perché la cantina non aveva l’aspetto di una cantina, sembrava una casa normale. Ora sono cresciuti e non è più così. Dopo un paio di mesi esce la notizia che quel vino aveva ottenuto un punteggio stratosferico. Sono storie bellissime, affascinanti”. A proposito del ruolo della donna Rocco Tolfa dice: “Oggi non è più una distinzione tra uomo e donna ma tra chi è capace e chi non lo è. Le donne sono bravissime in quello che fanno, molte sono enologhe, agronome, manager”.

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“Quando, come in questi casi che ho appena raccontato, c’è un sogno, una visione, questa ti trascina, ti fa fare sacrifici. Ce ne sono tantissime di storie così. Nella prima edizione abbiamo incontrato una donna, Arianna Occhipinti, una produttrice siciliana di Vittoria, giovane, che ha studiato enologia fuori dalla sua terra ed è ritornata per comprare un terreno. Il padre per responsabilizzarla, d’accordo con la banca, le fa firmare delle cambiali che in realtà aveva coperto, solo che la figlia non lo sa. Lei oggi ha rilanciato il Cerasuolo di Vittoria, conosciuto in tutto il mondo, e viaggia per raccontare questo vino. A cambiare le zone, i territori, sono le visioni di alcuni che ci credono, con coraggio”.

La forza di credere in un sogno. È il racconto di un’Italia che ci piace. Forse, l’Italia migliore.

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