DA PODVERSIC A GEDDES DA FILICAJA: LA FILOSOFIA CI SALVERÀ. di Francesca Fiocchi

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Servono enologi per fare un buon vino? Sì, ma servono prima di tutto filosofi. È quanto detto da Giovanni Geddes da Filicaja, amministratore delegato di Ornellaia, e ripreso nei giorni scorsi dal Sole24Ore, alla presentazione del libro celebrativo della tenuta toscana, edito da Assouline. Un libro che racchiude la filosofia produttiva e di vita di Ornellaia, che parte da lontano, dalla cura della vigna e dal rispetto della natura. Ne parliamo perché l’affermazione ha sollevato un polverone. Affermazione forte, sì, ma non senza un fondo di verità, di grande verità. E mi è tornato in mente quanto mi aveva spiegato, dedicandomi del tempo prezioso, Damijan Podversic durante un’intervista che gli feci nella sua terra, in Friuli Venezia Giulia, l’anno scorso (in foto, la macerazione sulle bucce della sua Ribolla Gialla). Damjan, che si definisce a metà tra un contadino e un filosofo, prima di parlarmi dei vini e delle tecniche produttive, iniziò a parlarmi di rispetto, etica, sostenibilità. Quando l’uomo imparerà a vivere seguendo i ritmi della natura? La questione. “Se io inquino la terra con dei prodotti chimici, questi saranno assorbiti, penetreranno in profondità e inquineranno l’acqua che scorre sotto, nelle falde, e che berranno i nostri figli”. Il vino come alimento dell’anima, spirituale. Perché, ci insegna Damijan, i grandi vini si fanno con la filosofia e hanno bisogno di tempo, come l’uomo. E come l’uomo, quindi, sono esseri viventi.

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(Sopra, vigneti Podversic, vendemmia 2018. Il seme di Nekaj dopo 364 giorni è maturo)

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Mi fece riflettere quell’intervista. Tanto che il vino fu l’ultimo dei miei pensieri. Pensai a un’umanità diversa, che si pone delle domande, che vuole capire, che va oltre il mero dato commerciale. Che osserva. Attentamente. Che ascolta. Che segue un metodo. Che ha capito che c’è un rapporto matematico tra i fenomeni, che nulla è a sé stante. Un’umanità che dà valore alla vita prima che al prodotto. Alla terra prima che al conto in banca. E pensai che quello che mi stava dicendo quel vignaiolo in una giornata qualsiasi nel Collio goriziano fosse fantastico. Il senso della vita. E lui lo aveva afferrato. Con quella sua serenità, con quella calma nel porsi, nello spiegare. “Solo comportandosi così, la terra dei nostri figli non si svaluterà”.  Per fare un buon vino, sosteneva e sostiene, ci vuole una grande conoscenza del suolo, del territorio, del pianeta. Del loro valore. I vini sono figli di un equilibrio. Per il grande Giacomo Tachis, riprendendo Galileo Galilei, sono composti di luce e di umore. Il che fa pensare che nel bicchiere ci sia qualcosa in più del semplice liquido e della storia che quel vino porta inevitabilmente con sé. E quel qualcosa in più è l’etica. Che ci tiene lontani dalla massificazione. E che porta con sé un altro concetto: la reputazione.

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(Sopra, presentazione del libro Ornellaia, edito da Assouline)

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(Tenuta Ornellaia, nel cuore di Bolgheri, icona tra i SuperTuscan)

I filosofi servono per costruire un brand a partire da un’etica che oggi ha nella sostenibilità, nel rispetto della natura, nel valore delle bottiglie e non nella loro quantità il focus. Educazione al valore,  e saperlo comunicare all’esterno. Anche Aristotele aveva una concezione qualitativa. Per lui si trattava di arrivare all’essenza. Perché, ecco la metafisica aristotelica, “mentre le caratteristiche sensibili della cosa mutano, l’essenza permane sempre identica a se stessa”. Aggiungerei, per fare un vino servono più saperi: filosofia, estetica, etica, antropologia, storia, geografia dei territori, letteratura e arte. Tutto questo per formare il bagaglio dei nuovi professionisti nel campo del marketing e della comunicazione del vino capaci di valorizzarne la funzione simbolica, religiosa e sociale. “Gli imprenditori agricoli dovrebbero mandare i figli a studiare filosofia, invece di agraria, e iniziare a produrre di meno. Solo così potranno creare quel valore tanto agognato e invidiato ai francesi”, ha commentato Giovanni Geddes da Filicaja. Ornellaia fa parte del gruppo Frescobaldi (106 milioni di fatturato nel 2017) e in soli trent’anni ha raggiunto una posizione ragguardevole nel panorama enoico mondiale. Lo scarto sta nella comprensione di un modo di intendere la vita, prima che il vino. Il vino ne è soltanto un riflesso, una naturale conseguenza. E l’eccellenza non diventa una ricerca spasmodica di qualcosa, ma viene da sé. È insita in un modo di pensare. C’est tout.

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