GORGONA, L’ISOLA CHE NON C’È

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Oggi vi facciamo conoscere un altro bel progetto vitivinicolo. Arriva dalla Toscana. Dall’isola che non c’è. Da Gorgona, per la precisione, l’ultima isola penitenziario. Il luogo, prima del progetto, va inquadrato, non foss’altro per la sua anima apparentemente scontrosa, selvaggia. Sicuramente struggente. Gorgona è lunga tre chilometri e larga meno di due, estesa per 220 ettari. Siamo di fronte a Livorno. Qui nasce una comunità piccola e isolata, con la sua prospera colonia agricola. Nella storia rifugio di eremiti e monaci. Difficile da raggiungere quando il mare è agitato. Ma la bellezza non è fine a se stessa. Da un piccolo vigneto di Vermentino e Ansonica, piantato nel 1999, si fa il vino con una valenza sociale. È il vino dei detenuti, una cinquantina. E nasce da una collaborazione tra Frescobaldi e l’istituto di pena dell’isola.

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Dal 1869 Gorgona, l’isola più piccola e meno conosciuta dell’arcipelago toscano, è una colonia penale all’aperto dove i detenuti possono muoversi liberamente e imparare un lavoro in vista del reinserimento nella società. Qui il tempo si riempie. Con un mestiere responsabilizzante, in un’ottica positiva di sconto della pena. Le celle sono vissute solo per il riposo. E una giornata all’aria aperta non ha prezzo. L’isola, con i suoi venti che soffiano forte, è un concentrato di biodiversità vegetali di grande interesse botanico: il 90%  è costituito da boschi, macchia mediterranea e in piccola percentuale anche da orti, oliveti, colture cerealicole e vigneti. Un luogo di straordinaria suggestione. Capraia, Elba, Giannutri, Giglio, Montecristo, Pianosa sono le sorelle maggiori di Gorgona. È qui, su terreni piritici ferrosi protetti dai venti che soffiano in prevalenza da sud-ovest, che sorge il vigneto. I vini di grande freschezza  sono lo specchio dell’equilibrio che regna sull’isola: dei suoi colori, dei suoi profumi tipicamente mediterranei, delle sue spiccate note iodiche che si liberano nell’aria. Il primo nato è il bianco da vermentino e (in piccola percentuale) ansonica, di ottima acidità, sapidità e struttura. Dopo qualche tempo è arrivato a fargli compagnia il Gorgona Rosso, un 100% sangiovese che sul cammino incontrerà il vermentino e diventerà un blend, da un vigneto di 1000 mq di 728 viti di sangiovese. Dieci i giorni di macerazione, fermentazione malolattica, affinamento in orcio di terracotta.

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La storia parte da lontano. Ed è la storia di un’intuizione, quella di un funzionario ingegnoso, allora direttore della casa di pena, Angelo Biagio Biamonti. Anche in questo caso tutto parte da un uomo di cultura e di scienza, che prima del vino come fatto materiale ne individua una funzione e un valore precisi. Nel proseguire il nostro viaggio nel mondo meraviglioso del vino ci accorgeremo come questo tipo di approccio, spesso sottovalutato, è presente in molte realtà vincenti. Biamonti poco dopo la sua nomina scrive  il libretto “Cenni storici, geologici e botanici sull’isola di Gorgona”. Nel 1872 mette a dimora tremila piante di vite nel sud dell’isola. Nasce una prima embrionale forma di viticoltura. All’inizio il vino è rivolto all’autosostentamento e si rivolge all’interno di altri istituti carcerari. Bisogna aspettare un bel po’ perché l’approccio filosofico ne abbracci uno di tipo professionale. I tempi sono maturi solo nel 2012, quando la direttrice del carcere invia una email a diverse aziende lanciando una proposta. Ad accogliere la sfida è Frescobaldi, che decide di occuparsi delle vigne e ne pianta altre. E al vecchio ettaro se ne aggiunge uno ulteriore, ma c’è anche la stalla e il caseificio. Un progetto in crescita. Frescobaldi coinvolge la designer Simonetta Doni, che disegna l’etichetta. Perché questa, ci insegna la Doni, può decretare la fortuna di un vino. Etichetta che racconta ogni anno un aspetto dell’isola. Nel 2017 ne descrive la fauna: dal coniglio selvatico al falco pellegrino al gabbiano reale. Il vino va in giro per il mondo, poche bottiglie ma ben posizionate: Enoteca Pinchiorri a Firenze, Trimani a Roma, Romano a Viareggio, Lorenzo a Forte dei Marmi e poi Usa, Germania Hong Kong.

Frescobaldi coltiva le diversità della toscana, i suoi territori. In un’ottica di produzione sostenibile le bottiglie sono di peso inferiore, rispettose dell’ambiente. Fra le tenute del gruppo, Ornellaia, Attems (Friuli), Masseto, Danzante, Luce della Vita e le tenute Perano, Nipozzano, CastelGiocondo, Pomino, Ammiraglia, Castiglioni e Remole. Il vino Gorgona si produce in una zona riparata dai venti, da vigneto in regime di agricoltura biologica, gestito da detenuti che lavorano con regolare stipendio e istruiti  dagli enologi e dagli agronomi di Frescobaldi. È un vino che dà un futuro, che aiuta il reinserimento sociale e soprattutto il rigeneramento morale del condannato. Nella cattività di un carcere esce solo il lato peggiore della persona. Un vino liberato. Un vino che regala sorsi di libertà.

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