ROCCA DI FRASSINELLO E LA NECROPOLI ETRUSCA IN VIGNA. Di Francesca Fiocchi

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La necropoli etrusca rinvenuta nelle vigne di Rocca di Frassinello, in piena Maremma, fra Bolgheri e Scansano, e la relativa mostra-museo inaugurata lo scorso 1 novembre, a cui noi siamo stati invitati, spostano il focus dal vino – e ce ne vuole perché sono grandi i vini di Alessandro Cellai – ad alcune considerazioni che reputo prioritarie. Primo: l’attenzione per la cultura di Paolo Panerai e il vino come fatto culturale, quel fil rouge attraverso cui leggere la storia, in questo caso dagli Etruschi a noi. Secondo: il mecenatismo nell’accezione di investimento culturale nell’ambito di attività di restauro e manutenzione di monumenti e aree archeologiche, che dà valore anche all’immagine di un’azienda. Terzo: la sinergia tra pubblico e privato come modello virtuoso per rilanciare i territori. Nel caso specifico il restauro di tombe etrusche all’interno della proprietà di Panerai è frutto di una collaborazione proficua che va avanti da qualche anno con la Soprintendenza Archeologia della Toscana e l’Università di Firenze. “L’operazione Etruschi è in continua evoluzione. In queste terre c’è tanto da scoprire. Il nostro piccolo grande sogno è poter realizzare una scuola di archeologia proprio qui. Abbiamo diversi ruderi da recuperare, c’è tanto spazio. Cultura, educazione, vino e turismo sono una grande opportunità. Gli Etruschi hanno insegnato ai Barbari e ai Galli a bere il vino. I cinesi, mercato del presente e del futuro, sono invece convinti che il vino l’abbiano inventato i francesi”, commenta Paolo Panerai. “Far rivivere l’archeologia in una linea imprenditoriale è significativo. Architettura e archeologia finiscono per sovrastare un po’ il vino, ma è quest’ultimo che permette di fare le scoperte archeologiche”. Quarto: la visione, il sogno e il rischio imprenditoriale di credere anni or sono in questa terra, allora non in spolvero come oggi, ma da riscrivere dal punto di vista enologico. Un sogno che ha portato a una sinergia con Domaines Barons de Rothschild- Chateau Lafite. Il rilancio si riesce a intravedere grazie anche alla nuova Doc Maremma, nata recentemente se ci confrontiamo con altre denominazioni, che sta trainando il territorio, complice l’unificazione a livello ministeriale del turismo con il comparto agroalimentare. Il prossimo focus è destagionalizzare i flussi turistici con proposte mirate per far finalmente decollare un territorio che è un museo a cielo aperto e ha tanto da offrire quanto a storia, arte, paesaggio e vini. Basta pensare che Rocca di Frassinello, fiore all’occhiello di Domini Castellare di Castellina, dichiarato monumento di interesse nazionale, porta cinquemila visitatori all’anno in Maremma, da maggio a settembre. Quinto: l’illuminato coinvolgimento di un grande architetto (e amico), per realizzare una cantina unica nel suo genere, sullo stile di una vera e propria fabbrica del vino: sua maestà Renzo Piano. Intuendo al volo la forza comunicativa dell’opera in se stessa. “Per dieci anni non abbiamo potuto mutare la destinazione d’uso dell’edificio, motivo per cui abbiamo ospitato solo importatori e partner commerciali. La novità è che dal 1 gennaio potremo offrire ospitalità con la formula bed & breakfast. I winelovers avranno anche la possibilità di passeggiare nelle vigne all’interno della tenuta seguendo dei  percorsi naturalisti appositamente creati”, spiega Pericle Paciello, responsabile della comunicazione di Domini Castellare di Castellina. “Un punto su cui bisogna lavorare è la costruzione del territorio. Ma bisogna farlo insieme con tutti i produttori, fare gioco di squadra per rilanciare la Maremma toscana come wine destination, come accade per il Chianti Classico o Montepulciano, che hanno flussi turistici importanti”.

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(In foto da sinistra, Stefano Cantini, Patrizia Passerini, Paolo Panerai, Pericle Paciello e Francesca Fiocchi)

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(Sopra, la celebre barricaia progettata da Renzo Piano, esempio di come la storia sposi l’efficienza strutturale)

Secondo la rivista americana di settore Architectural Digest, che ha da poco ripubblicato la sua classifica, Rocca di Frassinello è tra le venti cantine più belle del mondo ed è consigliata come destinazione culturale e architettonica. Il 10 novembre l’appuntamento è con Architetto in cantina, l’evento diffuso in tutta la Toscana e organizzato da Wine Architecture con il supporto della Fondazione Architetti Firenze per valorizzare il binomio architettura e vino. Sarà presente, come ogni anno, Renzo Piano. Tante le destinazioni unificate in un solo luogo fisico: il vino, l’architettura, l’archeologia, l’arte, la storia. E ora anche il nuovo Centro di Documentazione Etrusco Rocca di Frassinello, un percorso espositivo ed esperienziale interno alla tenuta, uno dei primi musei privati d’Italia, che fa parte della Rete dei Musei di Maremma. “Dopo due anni di esposizione temporanea diventiamo il primo museo privato della provincia di Grosseto”, continua Paciello. “Per noi non è solo un’operazione filantropica ma anche di comunicazione del vino perché ha risvolti sulla nostra immagine all’estero, fa capire chi siamo, da dove veniamo, la nostre radici gloriose. Gli etruschi erano grandissimi viticoltori e coltivavano la vite come la vedevano crescere spontaneamente nei boschi, ossia come arbusto rampicante. Era detta vite maritata perché si avvinghiava agli alberi da frutto. In Campania con questa forma di allevamento si produce ancora, ma sono in pochi a farlo, l’Asprinio d’Aversa. Gli Etruschi non solo coltivavano la vite ma commerciavano il vino, come i Greci e i Fenici. Il Tirreno è pieno di relitti con anfore dell’Etruria. Nella proprietà abbiamo un distaccamento degli Etruschi di Vetulonia. Siamo stati contattati dalla Soprintendenza che ci ha dato la notizia e abbiamo finanziato il restauro delle tombe, dove abbiamo ritrovato corredi e oggetti specifici che ci fanno capire quale importanza rivestisse il vino nella comunità etrusca. Un esempio è il Kantharos, il tipico vaso da  vino con due alte anse. Questo per dire, ed ecco la valenza comunicativa, che la vite, abituata a crescere in questi territori da più di tremila anni, si è acclimatata e come tutte le specie vegetali abituate a resistere alle avversità ambientali ha bisogno di minor supporto di agenti esterni.  In sostanza, si fa meno fatica ad avere delle uve in ottimo stato sanitario, che poi è la base per fare grandi vini. È fondamentale comunicarlo, altrimenti ci mettiamo in competizione con territori esteri nuovi, senza nessuna tradizione in campo enoico, come la Cina per esempio, dove il vigneto ha una  storia recente. Le sue dimensioni fanno paura perché hanno già il più grande vigneto al mondo. Quindi, dobbiamo capire che non possiamo parlare solo di vini ma anche di salubrità delle uve per avere un prodotto genuino. Le viti si acclimatano per selezione naturale. Questa è la grande portata comunicativa del progetto etrusco”.

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(In foto sopra, lo stamnos attico rinvenuto nel tumulo 9 della necropoli di San Germano. Sotto, la danza dionisiaca riprodotta in 3D)

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(Sopra, l’etruscologo che ha condotto gli scavi Luca Cappuccini)

Ma a Rocca di Frassinello c’è anche un parco archeologico fruibile per tutti senza necessità di pagare il biglietto. Più due percorsi di passeggiata nelle vigne per vivere l’esperienza della tenuta a contatto con la natura, due i bacini lacustri naturali dove non è difficile imbattersi in fagiani, lepri e, a volte, cinghiali. Uno è il percorso che porta alla vigna Baffonero, da cui si ricavano le uve pregiate che danno vita al grand cru 100% Merlot; l’altro è il percorso Vigna San Germano, che consente di ammirare anche esemplari di fauna selvatica e prevede la possibilità di visitare le tombe etrusche della necropoli di San Germano. Disseminate delle pillole informative sul viaggio che il vino ha fatto dal Caucaso, dove si dice ne sia nata la cultura, fino all’Etruria. Un viaggio interessante che ben documenta anche Patrizia Passerini nel libro Andare per vini e vitigni (Mulino).

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Ma come bevevano il vino gli Etruschi? Omero e il gastronomo e cuoco romano Apicio ci raccontano che veniva diluito con l’acqua e siccome era asprigno e senza particolari profumi venivano aggiunti miele, spezie fra cui pepe, fiori secchi e cacio. Nel Carpe Diem c’è un verso in cui Orazio suggerisce di filtrare i vini prima di berli, proprio per rimuovere quanto aggiunto per insaporirlo. Tutto questo viene raccontato attraverso i reperti nella mostra pensata da Italo Rota, architetto e designer che aveva allestito il padiglione del vino all’Expo e il Musée d’Orsay di Parigi, coadiuvato da Francesca Grassi. Grande protagonista lo Stamnos, un antico vaso in ceramica rossa per la mescita del vino nei banchetti, realizzato e dipinto ad Atene intorno al 480 a.C. Il suo utilizzo per il vino è documentato  dal corteo dionisiaco con le Baccanti che lo decora, inno a questa bevanda. L’idea di Rota è dare vita alla staticità della loro danza. E  lo fa replicando con la carta gli abiti delle donne etrusche e riproducendo con la tecnica 3D il carosello della danza. Nelle teche laterali anfore da vino, oggetti legati alla bellezza femminile, kit da simposio come calici e coppe. Al defunto veniva donato un oggetto rituale, molto spesso una coppa di vino, con l’auspicio che questo rendesse più agevole il trapasso. A condurre gli scavi della necropoli, cui si devono questi ritrovamenti, il professor Luca Cappuccini, etruscologo dell’Università di Firenze. A restituirci il suono di alcuni strumenti musicali rinvenuti tra i reperti è il musicista Stefano Cantini. A seguito della conferenza, il pranzo esclusivo per pochi selezionati ospiti con la degustazione del Rocca di Frassinello con etichetta etrusca in edizione limitata e la possibilità di ammirare l’opera Rapture of the Grape  (Il rapimento dell’uva) del fotografo David La Chapelle, che ha dato vita anche all’etichetta del vino Rocca di Frassinello ed. Lim. 10 Vendemmie, con cui la cantina ha festeggiato, appunto, le sue prime 10 vendemmie.

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A regalare emozioni infinite il maestro Stefano Cantini con le sue note vibranti che si espandono nella barricaia, sulla quale si accendono i riflettori anche nel mese di luglio con il concerto di inaugurazione del Grey Cat Jazz Festival, la rassegna musicale che si svolge nei luoghi più suggestivi della Toscana e coinvolge diversi artisti di spessore. Se poi la barricaia è quella progettata da Renzo Piano con le barrique tutt’intorno a gradoni che diventano duemila occhi in un ribaltamento della prospettiva la suggestione quasi sacrale è assicurata. Anche il vino avrebbe applaudito.

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