ROSÉ PROTAGONISTA A MERANO

 

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Il Rosato da vitigni autoctoni al Merano Wine Festival avrà per la prima volta uno spazio tutto suo. Della lunga kermesse altoatesina ormai agli sgoccioli ci parlerà il nostro Francesco Antonelli. Qui due parole sui rosati che stanno prendendo sempre più piede come vino a tutto pasto, per la loro versatilità, ma anche per tutto l’anno. Sdoganando l’idea che il massimo della piacevolezza il sorso lo regali solo nella bella stagione. Cancellate questo modo di pensare, fa molto retrò.  Lo dice anche un vero wine hunter come Helmuth Kocher che il rosato “sarà uno dei trend del futuro”. Insieme ai vini vulcanici. Una crescita inarrestabile che ha preso il via nel 2003. Lo spazio Rosé – Vino in Futuro, per stare sulla cronaca, sarà protagonista al Merano Wine Festival da sabato 10 a lunedì 12 novembre e sarà una delle principali novità dell’edizione 2018. Ma quali rosati? Chiaretto di Bardolino, Valtenesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Salice Salentino Rosato, per un totale di quasi 100 etichette. Queste le doc complementari presenti da territori storicamente vocati alla produzione in rosa del vino. I vini dei cinque consorzi hanno accompagnato le anteprime del festival (in foto sopra, al centro Helmuth Kocher) e accompagneranno anche gli altri eventi con la stampa che precederanno il Merano Wine Festival. Da non perdere la masterclass di Costantino Gabardi sabato 10 novembre alle ore 11 all’hotel Therme di Merano.

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Questi i consorzi che come ben sappiamo la scorsa primavera si sono riuniti nel Patto del Rosé per la sua promozione unitaria in Italia e all’estero. Un patto d’intenti strategico siglato a Bardolino che riunisce nel progetto di valorizzazione quei rosati da territori storicamente vocati e da vitigni autoctoni. I cinque consorzi  apriranno le porte anche all’Etna  e al Cirò, due realtà importanti e con grandi espressioni qualitative, in modo da offrire un quadro più rappresentativo dell’Italia e al tempo stesso avere più peso. Al momento insieme rappresentano una produzione poco superiore a 16 milioni di bottiglie. L’idea è guardare alla Francia per promuovere il rosato come brand italiano. Rosato che ha vari festival dedicati. Su tutti il Palio del Chiaretto a Bardolino, kermesse enogastronomica che a giugno di ogni anno registra un boom di presenze. O ancora Rosexpo a Lecce sempre a giugno. L’obiettivo sarà collocare il rosato in una congrua fascia di mercato e di prezzo e soprattutto creare una linea comune pur nelle inevitabili differenze stilistiche. Se in Francia su 100 bottiglie consumate 35 sono di rosé, in Italia siamo a 6 su 100. A scrivere un bel libro sul bere in rosa la scrittrice Elizabeth Gabay con il suo “Rosé: Understanding the pink wine revolution”. Sicuramente le sinergie aiuteranno anche a ripensare al concorso dei rosati e a farne un evento di caratura nazionale e internazionale con esperti da tutto il mondo.

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