IL MERANO WINE FESTIVAL RACCONTATO DA NOI. Di Francesco Antonelli

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Si è da poco conclusa la 27esima edizione del Merano Wine Festival, nella cornice della caratteristica Merano, cittadina nota come importante centro termale, ricca e frequentata soprattutto nell’Ottocento e nel Novecento quando era soprannominata “il balcone fiorito” dell’impero Asburgico sul Mediterraneo. Il paese, e analogamente anche il suo evento enogastronomico più importante, è costruito secondo scelte dettate da eleganza, aristocrazia e prestigio. Venendo al Festival e in particolare alla kermesse centrale, The Official Selection, devo dire che ho notato come l’impronta stilistica che ha guidato le scelte dei selezionatori sia stata ispirata a principi “aristocratici” dove la ricerca finale si è orientata verso una promessa eccellenza, operando scelte nette e precise prese di posizione che hanno però escluso parecchie istanze del vino italiano. Mentre il Vinitaly, per intenderci, è un circo talmente vasto da riuscire ad includere tutte queste istanze (grandi nomi, piccoli produttori, biodinamici, artigiani e sognatori), a Merano l’esclusività (nel senso di scelta esclusiva) ha comportato un restringimento della proposta, indirizzata spesso verso le più blasonate etichette italiane a discapito ad esempio delle nuove leve del vino artigianale che si sta affermando sempre con maggiore successo produttivo. Apprezzabile il simposio Naturae e Purae in apertura di Festival, che non ha trovato però una rappresentanza nei giorni successivi e in particolare nella collezione di vini della Official Selection.

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Nella vastità dell’offerta, comunque molto variegata, ho quindi cercato di creare un percorso che mi permettesse di apprezzare al meglio le referenze presentate, andando a ricercare tra i banchi d’assaggio quell’approfondimento di cui avevo bisogno. Molto appagante in questo senso è stata la visita della sala Kursaal, al centro dell’edificio, che ospitava una ricca rappresentanza dell’enologia del Trentino Alto Adige, esempio di perfezione, ricerca e naturalità. Sul palco ho potuto apprezzare due notevoli bolle di Lieselhof. La prima è il Clarice Brut Metodo Classico, traguardo di lungo percorso aziendale dove l’obiettivo era di fare uno spumante totalmente naturale. Il concetto di naturale si amplia di molto rispetto ai sistemi convenzionali perché il vitigno con cui si produce questo spumante è un PIWI, Souvigner Gris, resistente alla malattie, quindi non soggetto ad alcun trattamento. Il ciclo naturale si estende dalla pianta alle pratiche di cantina e dà un vino sofisticato, dalla bolla avvolgente e di freschezza spinta e sostenuta. Sullo stesso concetto anche il Lieselhof Brut, proposto nella verticale di 3 annate (2015, 2014, 2013). Stesso vitigno resistente e una diversa declinazione per annata di sensazioni agrumate e lieviti, per finire con una gradevolezza alla beva con bolle fini e vellutate. Sempre da questa cantina viene un interessantissimo “Vino del Passo”, da vigna di 1250 metri di altitudine, una nuova scommessa estremamente promettente che unisce la ricerca di nuovi territori alla vitivinicoltura piwi. Il vino è realizzato con Vitigno Solaris, che cresce su terreni rossi di argilla calcarea e ferrosa e dà un vino dai profumi speziati, di erbe d’alpeggio, con una base di frutto giallo e una gran rotondità al palato, oleoso, sostenuto e persistente. Spostandoci di pochi chilometri in territorio trentino ho apprezzato Endrizzi, da località Masetto, vicino a San Michele all’Adige, con due ottime bolle. Il primo vino, il Brut Millesimato Pian di Castello, sta a contatto coi lieviti 36 mesi ed è prodotto dall’omonimo vigneto, strutturato come un autentico clos: circondato da boschi e allevato a guyot da oltre 30 anni, ospita viti di Chardonnay e Pinot Nero provenienti dalla Champagne. Come tutte le cantine che producono TrentoDoc anche Endrizzi segue un rigido disciplinare produttivo: questo spumante proviene da terreni coltivati con sistemi ecocompatibili, senza concimi chimici e in maniera naturale. Lo assaggio da una Magnum appena stappata e lo sento fine al naso, con sentori minerali, fragrante in bocca con una bolla cremosa, elegante. Di questa cantina ho apprezzato il fatto che a presentarmelo ci fosse contemporaneamente la quarta e la quinta generazione reggente, Daniele e Paolo, discendenti dei fondatori che iniziarono l’opera nel 1885. Concludo l’assaggio con Masetto Privè Riserva, un TrentoDoc iconico della cantina Endrizzi realizzato per i 130 anni di età. È a dosaggio zero e dopo una lunga maturazione di almeno 84 mesi sui lieviti mostra aromi eleganti e maturi di frutta candita e liquirizia, note speziate abbinate ad una mineralità vivace.

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Mi sposto da Pedrotti spumanti, una cantina molto interessante sempre in Trentino, e precisamente a Nomi. Tradizione, famiglia, sguardo all’ambiente e alla naturalità del prodotto in tutta la filiera sono anche i cardini del lavoro di Pedrotti, che realizza spumanti apprezzati in particolare per la grande attenzione al dosaggio degli zuccheri, riuscendo a far risaltare mineralità, finezza al naso e bella acidità alla beva. Come nel caso del Brut Nature, da uve Chardonnay e a dosaggio zero, con minimo 30 mesi sui lieviti. Più eclettico il Brut Millesimato (90% Chardonnay, 10% Pinot Nero), con minimo 48 mesi sui lieviti, un residuo di 6 grammi/litro di zucchero e questa grande evoluzione in bottiglia: può essere apprezzato sia in bevuta singola che accompagnato con qualche grande piatto della cucina trentina o anche con un buon formaggio di malga. Molto bene la presenza di Cantina Merano, con due Sauvignon Blanc in assaggio: il primo, l’ultimo uscito anno 2017; il secondo un prodotto unico, del 2006, fuori produzione e con etichetta vecchia. Piacevole e contenuto nei profumi quello più giovane, comunque elegante; il secondo una perla, un vino che non tornerà più: dorato, ancora fresco, con dei viraggi olfattivi dati da una lievissima ossidazione che ne ha esaltato gusto, retrogusto e profumi. Una degustazione molto positiva che dimostra come l’eccellenza possa essere anche un prodotto alla portata di tutti: Merano è infatti una cantina che riunisce numerosi piccoli produttori per un totale di 260 ettari vitati nella vallata di Merano e dei Comuni circostanti di Lagundo, Tirolo, Caines, Rifiano, Scena, Marlengo, Cermes e Lana, proseguendo fino alla Val Venosta.

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Spostandomi al piano superiore dell’edificio dopo questa interessante parentesi su bianchi e spumanti dell’Alto Adige, ho trovato una grande preponderanza di cantine toscane con vini, certo, blasonati, come il Brunello e i Supertuscan, ma con poca scelta rispetto a nuove tendenze e con pochissime referenze da autoctoni, vera grande unicità ed eccellenza italiana, assenza che considero una grande mancanza nella selezione effettuata. Mi sono quindi orientato verso il nuovo che avanza e ci influenza dall’estero nella sezione internazionale della sala Czerny. Interessante la cilena Viña Falernia, dalla valle dell’ Elqui, molto a Nord rispetto alle tradizionali vallate vitivinicole cilene: un territorio arido, dove la vite fu originariamente impiantata per la distillazione di brandy e pisco. I fondatori sono italiani e più precisamente trentini, emigrati all’inizio degli anni 50. La stessa azienda produce anche papaya. Chardonnay intenso nei profumi, certamente frutto di una sofisticata lavorazione in cantina, così come il Carmenere “Pedriscal” Riserva, da singolo vigneto; un classico e persistente Carmenere sullo stile dei molti degustati in Cile, dal colore scuro, tendente al nero, gran tostatura derivante da legno giovane, poi china, prugna e catrame, bocca corposa con un gran residuo fisso. Di altissima qualità anche dal punto di vista del mercato internazionale sono i vini distribuiti da Via dell’Abbondanza. Insolito, geniale il Vallisto Extremo Criolla 2017. Uno dei primi esperimenti di vinificazione di qualità della varietà Criolla, nata dall’incrocio forse spontaneo di una varietà autoctona americana con una europea e solitamente usata per vini di quantità prima del boom enologico argentino. Viene dall’area di Catamarca, nella regione di Salta, Nord Argentina. Territorio molto arido e soprattutto dove la vite si coltiva all’altitudine di 2600 metri. Vigna vecchia, di circa un centinaio di anni e una lavorazione che vuole nobilitare un’uva così semplice rendendola un vino di beva evoluto. Il colore è un rosso rubino scarico, il frutto maturo non eccessivo e il tannino molto asciutto ed elegante che fa ricordare qualche buon Pinot Nero, il che è certamente un successo. Federico di Via dell’Abbondanza aveva portato in assaggio, oltre a due ottimi Malbec (Gran Malbec de Potrero 2016 Gualtallary Uco Valley e Callejon del Crimen Gran Reserva Malbec 2015 sempre della Valle di Uco) anche il celebre Gran Enemigo Cabernet Franc 2013 Gualtallary, noto per aver preso 100/100 da Robert Parker.

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Altre interessanti sorprese sono arrivate da Slovenia e Istria. Klet di Goriska Brda è una cantina che ha recentemente ricevuto parecchie menzioni per i suoi rossi, ma anche la Ribolla rimane un top di gamma. Ho assaggiato quella base, venduta a una cifra irrisoria per la qualità che esprime e ho apprezzato il bel colore acceso, naso di mela verde e acacia e oleosità e freschezza in bocca. Salendo di qualità nella gamma che la cantina propone, Rebula Bagueri, che porta anche una piccola macerazione sulle bucce e affinamento in botte grande, dorata e con leggeri sentori terziari di legno e cedro, persistente in bocca. Sempre dall’altra sponda dell’Adriatico, pochi chilometri a nord di Pola proviene Medea, con una interessante Malvasia Istriana anno 2017, molto citrica con sensazioni di frutto tropicale, probabile effetto dei terreni rossi con forte scheletro pietroso. La stessa cantina produce anche un ottimo olio d’oliva. Ed è sulla parte gastronomica espressa nella Gourmet Arena che ho trovato grande varietà e ricerca con punte di vera eccellenza come i balsamici di Giusti, affinato ed extravecchio, oltre che a una cospicua scelta di condimenti balsamici; Acqua Pazza gourmet e una colatura di alici di Cetara in sale d’Agrigento, presentate in una curiosa confezione col contagocce; il salame di fichi dell’azienda Santomiele e gli affettati affinati all’Amarone di Bacchus. Novità di questa edizione anche la Spirits Experience Area, con possibilità di degustazione di diversi liquori e distillati, dove sono stati premiati i 150 anni della distilleria Varnelli con una targa a Simonetta Varnelli, consegnata direttamente dal patron della manifestazione Helmuth Kocher.

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