TANTI AUGURI FIVI!

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L’aveva annunciato a inizio 2018: sarà l’anno degli autoctoni legati alle zone della tradizione, il gusto premierà i vini immediati, a svantaggio dei barricati, e il rosato sarà sempre più protagonista di una rinascita culturale, di un nuovo modo di intendere il vino. “C’è voglia di qualcosa legato al territorio in maniera forte, lo riscontro anche in Francia”. E a proposito dei materiali del futuro per l’affinamento non ha dubbi: Il cemento o il legno grande, che fanno respirare senza cedere. Saranno vini sempre più sostenibili, con poco uso di solforosa. Stiamo parlando di Matilde Poggi, presidente Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), 1200 vignaioli associati da tutta Italia, per un totale di circa 80 milioni di bottiglie. Premesse doverose prima di parlare dell’evento Fivi più atteso dell’anno. Parte anche quest’anno, generando attesa e curiosità, l’ottava edizione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti a Piacenza Expo. Fivi ha scaldato oggi i motori confermandosi con oltre 600 vignaioli presenti – record storico! –  la seconda fiera più grande d’Italia, non solo a livelli di numeri ma soprattutto per la qualità dei vini presentati, vero successo della kermesse piacentina. Un’edizione importante questa in corso perché Fivi, nata sul modello dei Vigneron Independant d’oltralpe, compie dieci anni.  Sottolineiamo la parola “mercato” perché il vino si può assaggiare e acquistare, saltando la mediazione (e gli inevitabili rincari). L’evento Fivi è ormai un momento irrinunciabile per i veri appassionati di vino, che in fiera possono interfacciarsi con i piccoli produttori che vivono ancora il piacere delle cose fatte bene, con buon senso,  seguendo idealmente l’intera filiera, dalla vigna alla cantina. Lo scopo è proprio mettere in contatto, creare un collegamento tra il consumatore e il produttore, un’opportunità di confronto con vignaioli che fanno del vino un percorso lavorativo ed esistenziale, un proprio vivere in sintonia con la terra. Dal punto di vista organizzativo, i vignaioli non sono divisi per regione ma distribuiti “a caso”, tiene a precisare Matilde Poggi, in modo da creare dinamismo negli assaggi e curiosità. Scelta criticabile, ma visti i larghi consensi generali  preferiamo focalizzarci sulla qualità dei vini che anche quest’anno si preannuncia eccellente.

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Vignaiolo dell’anno premio Leonildo Pieropan (che gli verrà consegnato domani) è Giuseppe “Bepi” Fanti, uno di quei personaggi con radici autentiche nel territorio, dall’approccio non dogmatico, in particolare a lui si deve la riscoperta della Nosiola in Trentino, vitigno autoctono altrimenti destinato all’estinzione. Una di quelle figure di stimolo per altri vignaioli che alla logica dei numeri antepongono l’amore puro per il territorio e il proprio lavoro. Ma da non perdere sono anche le quattro degustazioni di approfondimento, che permettono di scoprire zone diverse di produzione: Trentino, Barolo, Colli Tortonesi e Lazio – quest’ultima regione in auge per quanto riguarda il Sirah e con alcuni vitigni autoctoni come il Bellone al centro di importanti progetti di valorizzazione.

FILOSOFIA FIVI. Ma cosa significa essere vignaioli indipendenti? Sul sito si legge che Fivi ha lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni – a Roma come a Bruxelles -, promuovendo la qualità e l’autenticità dei vini italiani. Diventando nel corso dei suoi dieci anni di storia un punto di riferimento credibile per i vignaioli e i consumatori, aggiungiamo noi. Il vignaiolo difende il suo territorio, coltiva la vigna, raccoglie la sua uva e vinifica le proprie uve, imbottiglia nelle proprie cantine, soprattutto vende il proprio vino. Quindi il vignaiolo indipendente parte dalla vigna. È attento all’ambiente e alla salute del consumatore: uno su due lavora in regime biologico o biodinamico, ma la tendenza è in crescita. Gli Indipendenti seguono interamente il ciclo di produzione, sono aziende familiari, artigianali profondamente serie. Raccontano un territorio leggendolo in maniera onesta. E sono sempre in prima fila quando si tratta di difendere i diritti della categoria di fronte alle istituzioni, dando prova di essere indipendenti anche dalle parti politiche. Uno dei prossimi obiettivi? Cambiare la rappresentatività all’interno dei consorzi di tutela.

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MATILDE POGGI. Figura fondamentale di Fivi, è alla guida dell’associazione dal 2013. Pasionaria degli autoctoni come è stata definita, una sorta di Evita Peron del vino aggiungiamo noi. Una delle prime donne negli anni ‘80 a lavorare in modo sperimentale, testando varietà, sistemi di allevamento e uvaggi. Il suo sogno? Che il comparto del vino in Italia diventi biologico e impari a rispettare e preservare la terra. La biodiversità? “La nostra forza, il nostro essere italiani e dobbiamo puntarci visto che contiamo su oltre 800 vitigni autoctoni, numeri pazzeschi”. Allo scorso Vinitaly aveva lanciato l’allarme delle vigne vecchie a rischio estinzione e l’importanza della tutela dei vigneti storici ed eroici indipendentemente dalla loro dimensione. Fivi che crede nella selezione massale, che permette a ogni produttore di mantenere il patrimonio genetico delle proprie vigne. Fivi contraria alla riduzione del rame in vigna perché per i produttori biologici non ci sono valide alternative al rame. Matilde Poggi è alla guida della tenuta Le Fraghe, a Cavaion Veronese, e produce Bardolino, il rosso del Garda. Ama la natura: il Monte Baldo, il Lago di Garda e il suo clima, la Valdadige. Crede nella coerenza, nel restare legati al proprio territorio, nell’esserne espressione con i vitigni locali, senza volerne stravolgere l’immagine piantando qualcosa che alla fine non permette la competitività sul piano internazionale. Insomma, non numeri ma qualità, fedeltà, storia. Contro la moda di piantare tutto ovunque. Inconcepibile per la mentalità Fivi. E non solo per loro. Fortunatamente.

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