“SERVE UNA PROMOZIONE UNIVOCA ALL’ESTERO”, DICE IL MINISTRO GIAN MARCO CENTINAIO A WINE2WINE

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Il ministro Gian Marco Centinaio non ha dubbi: serve una strategia promozionale unificata per tenere il passo con gli altri paesi nell’export. Oggi focus a wine2wine  sono state le stime dell’export sull’annata, di cui ha parlato Denis Pantini di Nomisma Wine Monitor, e un problema a monte di promozione all’estero, dove non ci presentiamo come Italia, come sistema paese e quindi disperdiamo energie e denaro. In quest’ottica si sono aperti oggi i lavori del business forum organizzato da Veronafiere. Un forum propositivo con un’attenzione profonda da parte della politica al vino, probabilmente come non si era mai registrata: comparto vinicolo finora terreno prioritario di singole aziende, enologi, associazioni di categoria e azioni più che altro a livello regionale o consortile. Centinaio, ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, è intervenuto al dibattito “Export all’italiana: tutti per uno, nessuno per tutti”. Il titolo è esplicativo. Senza creare allarmismi, perché il settore vino è trainante del comparto agri-food, va detto che si evidenziano delle criticità che il ministro si dice disposto a trattare in un tavolo tecnico con il vicepresidente del consiglio dei ministri Luigi di Maio e il ministro degli affari esteri Moavero Milanesi. La materia è delicata perché una promozione fatta male può avere effetti anche regressivi. Occorre quindi una promozione unitaria come in Francia, che si venda il Made in Italy e non singole regioni o territori o pezzi di territori. Deve crescere il brand Italia per poter alzare il prezzo del vino e la sua immagine sui mercati asiatici, dove il Belpaese si deve presentare con politiche di promozione a livello nazionale e mirate. Vendendo vino e turismo. “Ci sono troppi interlocutori a decidere e questo significa perdere credibilità all’estero. Troppi i centri decisionali e si finisce per disperdere le azioni”, spiega il ministro. Francia, per fare un esempio, che si presenta unita con i suoi quattro grandi territori: Bordeaux, Champagne, Borgogna, e Provenza. Francia a cui l’Italia all’estero riesce a contrapporre significativamente solo il Prosecco. Per Centinaio serve anche una rilettura del ruolo dei consorzi, che deve diventare di promozione territoriale, con la creazione per tour operator esteri di percorsi dedicati al vino che tengano in considerazione un nostro punto di forza: le aree rurali, ricche di fascino. E affonda: “Perché promuovere i vini rossi fermi nei mercati che chiedono bollicine?”. Di promozione univoca parla anche Matilde Poggi, presidente dei Vignaioli Indipendenti, nel suo intervento: “Le aziende estere si presentano in modo compatto portando avanti il grande e il piccolo. Dobbiamo seguire questa strada anche noi. Personalmente sono contenta della maggior attenzione per i vini biologici, sostenibili. L’Italia è leader nel biologico perché il 20% del vigneto Italia è bio, contro il 10% della Francia e della Spagna. Un punto a favore del vino italiano che non dobbiamo farci sfuggire”.

Il project manager di Nomisma Denis Pantini ci dice che se in Cina a crescere più di tutti sono e saranno l’Australia e il Cile grazie ad accordi di libero scambio (zero dazi), in Usa continua la corsa dei rosé provenzali a danno dei bianchi italiani (Pinot grigio) e si registra una contrazione dei volumi esportati pur continuando a crescere nei valori. Fronte complicato anche in UK dove con la Brexit si è svalutata la sterlina, con il consequenziale rincaro dei vini importati riducendone il consumo. In Germania continua la pressione dei vini locali, la popolazione invecchia e la sostituzione generazionale tra i consumatori del vino è lenta. L’Italia nel 2018 cresce (+3,8%) quanto a export anche se meno dei competitors dell’UE, in testa la Francia (+4,8%), la Spagna (+5,2%). A trainare nel 2018, come si era visto l’anno precedente, sono ancora gli spumanti con un + 15% in Usa, +12% in UK, +10,2% in Russia, +10,9% in Svizzera, +46,3% in Svezia, +8,7% in Canada, +5,2% in Giappone, +13,6% in Brasile, l’unico calo si registra in Germania con un -4,5%, ma qui va forte la Spagna con il Cava, si sa. A trainare l’export è il Prosecco, che cresce in nuovi mercati (Australia e Polonia). A soffrire sono i vini fermi che vedono dei meno: il calo più importante in Germania con un -5,4%, seguita da Giappone (-4,6%) – dove si spera che l’accordo di libero scambio possa far ripartire l’export di vini fermi, ancora fortemente dipendente dal canale Horeca -, UK (-4,1%). I nuovi trend? il vino è sempre più premium – di fascia medio-alta, ossia oltre i venti dollari a bottiglia – e sostenibile, biologico o green che dir si voglia. Buoni auspici anche per gli autoctoni in grado di leggere un territorio in maniera unica ed emozionale.

Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, commenta: “Da sempre lavoriamo bene con le istituzioni e con le aziende. Ora però, qui come in tutta l’Asia, è arrivato il momento di fare massa critica tutti insieme per capire veramente dove si voglia andare”. Veronafiere ha aperto da poco la sede permanente a Shanghai. “La Cina è un mercato in forte crescita a favore del libero scambio e della globalizzazione”. Mercato che va, appunto, intercettato con azioni promozionali all’altezza prima che sia troppo tardi.

 

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