L’ERA DEI KOL CINESI. di Francesca Fiocchi

 

 

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Essere Kol. Non “cool”, badate bene. Avete mai sentito questo acronimo? Sta per Key Opinion Leader. E vanno fortissimo in Cina. Noi diciamo “influencer”.  Il kol è una figura indispensabile per la promozione di un brand in Cina. Sia vino o altro. Su WeChat e su Sina Weibo, le due principali piattaforme social nel paese del dragone, il costo delle kol adv è aumentato fino al 60% rispetto agli anni precedenti. Siamo oltre il concetto di blog: siamo nell’ambito di social media marketing, o meglio dell’influencer marketing. E questi influencer arrivano a guadagnare cifre record che derivano dalla popolarità e dal conseguente prestigio conseguiti. Sono vere e proprie “Celebrity Web”, in cinese “wanghong”, nell’era in cui la tv ha perso potere. Ma soprattutto sono persone fidate per un prodotto ancora largamente sconosciuto come il vino, un prodotto cui il cinese deve essere educato e fidelizzato. I kol godono di maggiore autorevolezza  dei blogger perché l’utente cinese si trova sommerso di proposte sul web, di fake accounts e ha bisogno di affidarsi a qualcuno che gode di una certa reputazione nella scelta. Una parola chiave in Cina è “fiducia”. Chiaramente oltre alle capacità conta anche il bell’aspetto del kol, il sapersi porre in modo fresco per parlare ai millenials, essere percepito come vero, come persona che nel prodotto ci crede per prima.  Da lì fioccano le sponsorizzazioni.

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C’è Antoine Bunel (in foto sopra), partito dalla Provenza per il Beijing con tante idee e un paese che gli ha dato la possibilità di realizzarle. Oggi Antoine è una vera e propria star dei social media cinesi, un influencer del food. C’è Wang Shenghan o Lady Penguin (foto di copertina), top influencer cinese del vino con una piattaforma social di oltre 1,5 milioni di followers e un wine show con oltre 200 milioni di visualizzazioni. Una sorta di Chiara Ferragni del vino made in Cina, vera e propria internet celebrity. Lady Penguin non solo assaggia il vino ma lo spiega. Per Forbes è nella lista degli “under 30” più importanti della Cina. Una figura chiave se si considera che il 45% di consumatori cinesi di vino ha meno di 30 anni. Il business? Il sito per l’e-commerce, dove vende vini ma offre contestualmente una formazione con video, dei veri e propri tutorial che insegnano come si scelgono e si degustano i vini imperdibili. Ogni abbonato paga 200 yuan per diventare membro del suo Penguin Club. Un mercato del vino, quello cinese, appetibile, ma che vede avanti a noi Francia, Australia, Cile, Spagna. Affascinanti i kol, ma sicuramente prima va fatto un discorso di Made in Italy forte, che sappia vendere il sistema paese. Poi ben vengano i kol.

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