WINE2WINE E LA COREA, MERCATO IN CRESCITA

 

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Il mercato del vino si sta spostando sempre più a est. Questo quanto emerge dalla quinta edizione di wine2wine, piattaforma business di Veronafiere, che si è conclusa oggi. Focus sulla Corea con Vincenzo Calì, direttore ICE a Seul, e con J. A. Kim, general manager esperto del settore vinicolo, che ha lavorato anche come promotore di liquori coreani in Europa. La Corea del Sud è un paese e un mercato che affascina, che incuriosisce, ricco di opportunità. Una terra che ha compiuto un processo di trasformazione e modernizzazione straordinario che l’ha portata ad essere un’economia industriale di medio livello. Un paese emergente se lo confrontiamo con altri di più radicata cultura enoica, ma con un’economia in crescita a ritmo continuo. Quello coreano è un mercato importante per i beni di lusso ed è in espansione per i vini. In Corea si dice che “per diventare amici bisogna bere insieme”. E questo la dice lunga sul consumo di vino nel paese e sul suo valore sociale: il vino come aggregante, il vino che fa community. I coreani amano bere un buon bicchiere perché il vino fa ormai parte della loro cultura  quotidiana. E sulla tavola non manca proprio come fatto sociale: è questo a fare la differenza tra la Corea ed altri paesi asiatici. Il vino sta cambiando anche la cultura del cibo. Se prima era sinonimo di “vino di riso” e  il vino d’uva era sconosciuto, oggi non è più così. Tutto questo va incidere sull’export. In Corea del Sud l’Italia è sul podio quanto a paesi esportatori. Nel 2017 l’export verso la Corea valeva 186 milioni di euro con un +7%  rispetto all’anno precedente. La Francia domina (un terzo del mercato), il Cile segue a ruota (20%) esportando vino per oltre 800 milioni di euro nel primo semestre del 2018, con l’Italia che mantiene il terzo posto (14%) ma con una crescita negli ultimi cinque anni inferiore agli altri paesi. Italia che affascina il consumatore coreano per la varietà di vitigni e di denominazioni che le consentono di offrire una proposta superiore a quella di altri territori vitati.

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NUMERI. In Corea del Sud ci sono 50 milioni di consumatori, con un reddito pro capite di 30mila dollari nel 2018. È la decima economia al mondo, la quarta in Asia e uno dei mercati più dinamici dell’Estremo Oriente, oltre che uno dei più interessanti per tasso di crescita e apertura al mondo occidentale. Sarà uno dei mercati del futuro per il consumo di vino italiano, grazie anche alla grande varietà dei piatti da abbinare.

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Se l’import dall’Italia di prodotti agroalimentari italiani è in continua crescita dal 2008, il settore vitivinicolo è in continua crescita dal 2009. Su questo hanno influito vari fattori, fra cui la crescita di ristoranti italiani, oltre 800, di wine bar, di chioschi. Un wellbeing (benessere) percepito dai coreani a partire dal 2002, con il superamento degli effetti della crisi valutaria del 1999, che si è tradotto in un miglioramento della qualità della vita nella scelta di prodotti di alta qualità, di nicchia. Con un interesse crescente ai prodotti organici e naturali. Ma quali vini e quali regioni italiane vendono di più in Corea? I rossi fermi. Le regioni che detengono salda la posizione di comando sono Toscana (Chianti e Brunello di Montalcino), Piemonte (Barolo), Puglia, Veneto e Sicilia. E quali sono i fattori che condizionano la scelta di un’azienda o di un’altra? La qualità, il prezzo e le caratteristiche dell’azienda stessa (immagine, identità, storia, dimensioni). Il consumatore coreano predilige le storie familiari e l’Italia ne ha da vendere essendo gran parte delle aziende familiari. Per quanto riguarda gli spumanti, l’export in Corea del Sud è più che raddoppiato negli ultimi anni e l’Italia è il secondo paese esportatore di questa tipologia dopo la Francia. Seul, dove si trovano i principali ristoranti internazionali, e tra questi quelli italiani sono i più numerosi, rimane una delle migliori piazze.

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