CHAMPAGNE, IL FASCINO DELL’ANNATA: ALLA RICERCA DEL 2008…DI Thomas Coccolini Haertl

Dall’ultima Masterclass di Champagne Experience, a Modena, alle grandi Maison francesi, il nostro focus. In Italia le esperienze sensoriali di alto livello qualitativo legate allo Champagne e al suo stile inconfondibile (o stili) sono rare. Una di queste è stata sicuramente la seconda edizione di Champagne Experience, quest’anno più spaziosa all’interno dell’area fieristica. Ne parliamo ora perché è stata lo stimolo per riflettere più in generale e approfonditamente su questo nuovo millennio e sulle annate che possiamo sicuramente selezionarvi nel mondo delle bollicine per eccellenza, oltre che consigliarvi per il periodo natalizio. Ho voluto in particolare esplorare l’annata 2008, viste le ormai note promettenti aspettative, muovendomi fra i banchetti dei piccoli Recultant Manipulant e le grandi Maison, nella dorata rassegna organizzata dal Club Excellence. La Masterclass Blanc de Noirs è stata poi l’occasione per approfondire il discorso con l’Ambassadeur du Champagne Andrea Gori, battezzato da tempo Sommelier informatico, vista la sua predilezione a frequentare il mondo del web per motivi enoici e la cui guida sullo Champagne (scritta con Chiara  Giovoni) è in edicola con Spirito diVino. Se fra le sei bottiglie in degustazione nella sua Masterclass è lo Champagne Rémi Leroy Blanc de Noirs Extra Brut 2012, dalla zona dell’Aube, a lasciarci piacevolmente incuriositi su quest’altro millesimo in costante crescendo, il 2008 si è rivelato appieno nella sua lunga sosta sui lieviti.

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Gori, quanto pensa che sia ancora importante per il metodo Champenoise dedicarsi alla cura di un millesimo, visto che sul mercato i sans année sembrano farla da padroni?

Sono vini eccezionali figli di vendemmie eccezionali, in cui in teoria fa tutto la natura, come amava dire Joseph Krug. Ma in realtà c’è un grandissimo lavoro di assemblaggio di varie parcelle, forse ancora più decisivo che nelle cuvée sans année, senza contare che è più difficile trovare l’equilibrio. I sans année fanno il mercato, ma i millesimi fanno la reputazione di una maison spesso e volentieri.

Cosa pensa del millesimo 2008 rispetto al 2002 di cui si è scritto e parlato tanto?

Un’annata fredda, sinonimo di longevità e non solo. Il 2008 è decisamente più fresca, con una bellissima maturazione dei pinot nero e meunier, i più difficili. Una bella maturazione senza perdere freschezza, che mancava nella 2002. Se vogliamo paragonare, è una 1996 potenziata, con i vigneron che hanno aspettato a cogliere qualche giorno in modo da avere più polpa senza perdere acidità.

Nella sua cantina ideale, quindi, più 2002 o più 2008?

I 2002 li bevo adesso, i 2008 oggi e tra 30 anni, con molta gioia, fai tu i conti!

Nella rosa dei 2008 presenti a Champagne Experience, la sosta sui lieviti è una caratteristica che ora si fa sentire. Pensa che renda meglio sul pinot nero o sullo chardonnay?

Diciamo che è importante per entrambi, ma di certo sullo chardonnay, che in genere ha un’acidità più importante, la sosta sui lieviti è fondamentale, soprattutto per i millesimati dove non ci sono i vin de reserve ad ammorbidire la cuvée. E nel mio percorso all’interno della rassegna modenese delle bollicine d’oltralpe, ho incontrato alcuni champagne del 2008 che mi sento decisamente di segnalare e, nel pieno del rispetto delle Maison, li riporto in rigoroso ordine alfabetico: Boizel Grand Vintage, DeLaRenaissance La Dame De La Renaissance M. 2008 Grand Cru, Deutz Amour de Deutz, Joseph Perrier Cuvée Royale Brut Vintage, Nicolas Maillart La Francs De Pied Extra Brut Premier Cru, Paul Bara Special ClubGrand Cru, R&L Legras Saint-Vincent Grand Cru, Thiénot Brut Vintage, Thiénot Cuvée Garance B.d.N. e Veuve Clicquot Vintage Rosé. Tutti eccellenze impeccabili.

Cosa ha potuto degustare nei giorni successivi a Champagne Experience, in questo percorso sul millesimo 2008?

Due mostri sacri come Dom Perignon e Winston Churchill (Pol Roger), entrambi forse nelle migliori versioni degli ultimi 20 anni. Ma anche Bruno Paillard Assemblage è un vino maiuscolo e riassaggiando Louis Roederet Vintage, uscito 3 anni fa, si gode parecchio. Per la cronaca, riferendomi a Dom Perignon, visto che lo chef de cave Richard Geoffroy ha dichiarato di lasciare la Maison per ritirarsi dal vino, dopo ben 28 anni di grandi champagne, questa bottiglia rappresenta già una rarità da collezione.

Si parla tanto di evoluzione e modernità dello Champagne, in particolare con la sempre maggiore riduzione degli zuccheri, per un mercato ora più pronto agli Extra Brut e ai Dosage Zero o Brut Nature. Pensa che la costante evoluzione nei secoli dello Champagne releghi sempre più alla storia dosaggi come 8-9 g/l oppure è solo questione di mode?

Vedo molto moda da un lato, ma è anche vero che il riscaldamento globale ha fatto sì che ci sia sempre meno bisogno di dosaggio. La media va verso l’extra brut, tipologia che considero veramente interessante. I Dosage Zero davvero buoni sia in Italia sia in Champagne si contano sulle dita di una mano… L’aspetto importante è sempre l’equilibrio e senza dosaggio lo raggiungi solo in annate molto calde come la 2009 ad esempio o la 2006.

In una recente degustazione a Reggio Emilia con lo Chef de Cave Ruben Larentis per il suo Giulio Ferrari Riserva del Fondatore di varie annate, fra cui le eccellenti 2004 e 1999, si è sostenuto che non essendoci una regola fissa per l’apertura di uno Champagne o di un nostro Metodo Classico rispetto alla sua sboccatura, l’esplorazione può essere ampia, non imponendosi di stare entro un certo numero di mesi dal dégorgement. Cosa ne pensa?

Se una cantina se lo può permettere meglio provare a rilasciare sul mercato lo stesso millesimo ma con diversi tempi sui lieviti come fa Dom Perignon con i suoi P2 e P3, ma anche il cliente stesso dovrebbe dare ancora più tempo a questi vini una volta in cantina. Più si allungano i tempi sui lieviti, più lo berrei vicino al dégorgement, ma mai prima di 9-12 mesi. In genere però 18 mesi è il periodo per me ideale dopo il dégorgement per gustarmi al meglio un metodo classico di una certa importanza.Tornando alle bolle di Modena, fra un banchetto e l’altro, nell’ottima divisione per zone d’origine (Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Aube, Côte des Blancs, oltre all’area di Reims e non solo detta Maison Classiche), dopo la prima selezione del 2008 con i gioielli che vi ho presentato sopra, si distinguono anche Apollonis Monodie Meunier Vielles Vignes B.d.N. Extra Brut, Baron Albert L’Eclatante M. 2008, Bellenda B.d.N. Extra Brut M. Premier Cru, Christian Busin M. 2008, Guy Charbaut Brut Premier Cru M. 2008, Jacquinot&Fils Symphonie, Michel Mailliard Cuvée Mont Vergon 1er Cru, Nicolas Feuillatte Grand Cru Pinot Noir B.d.N. Palmer&Co. Vintage. Mentre non ho potuto degustare Bernard Bremont Blanc De Noirs, Jeeper La Grand Cuvèè Brut M. 2008 e Paul Clouet Grand Cru M. Brut, non disponibili già il primo giorno dell’evento. Del resto, muoversi fra così tante etichette e Maison piccole e grandi non è facile, dunque l’appuntamento modenese resta un luogo ricco di fascino, ma destinato a un pubblico preparato.

Proprio pensando a una platea più allargata, una nomenclatura più chiara sui dosaggi potrebbe aiutare il mercato? Lei è favorevole alle etichette dello Champagne molto descrittive sugli aspetti tecnici del vino?

Rimpiango il vecchio mistero dove non si sapeva nulla e si beveva e basta… ma di certo etichette come Jaquesson o Paillard sono una miniera di spunti di riflessione per i nerd dello champagne e contribuiscono anche a far salire il livello complessivo di conoscenza dell’argomento.

Pensa che la distinzione fra Premier Cru e Grand Cru sia correttamente un aiuto per il consumatore e discrimini realmente sulla qualità dello Champagne oppure tenda a creare più confusione al fruitore finale del prodotto?

Secondo me aiuta eccome, anche perché ha un parallelismo molto forte con i prezzi dei vini, così come accade in Borgogna.

Recultant Manipulant o grande casa? Francesco Falcone, anche lui a Modena con una Masterclass, nelle sue osservazioni ritiene che le principali Maison dello Champagne non possano vivere senza la costante esplorazione dei piccoli produttori e che viceversa i piccoli proprietari abbiano bisogno dell’effetto di traino delle grandi case per mantenere il pregio della zona d’origine. Si ritiene d’accordo?

Direi che la cosa è mutualistica, anche gli RM senza il blasone e il marketing delle grandi maison farebbero ben poco, o come minimo dovrebbero vendere i loro vini a prezzi inferiori. Siamo di fronte a un caso di simbiosi mutualistica dove ciascuno fa la sua parte e il suo gioco e chi veramente vince sono in consumatori che hanno un ventaglio di scelte enormi.

Qualche altra annata recente di questo nuovo millennio che è importante sottolineare?

Di sicuro la 2012, sensazionale e meravigliosa, con assaggi stupendi a Modena. Dopo la 2008 sarà l’annata da collezionare, cominciate a comprare quello che c’è fuori adesso che poi rischiate di non trovarlo più…

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